COP15, cosa stabilisce l’accordo di Kunming-Montreal per la biodiversità

Si è conclusa a Montreal COP15, quindicesima Conferenza delle Parti, con un accordo che segna una tregua e una speranza per la natura: il Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework. Quali sono i buoni risultati raggiunti per la biodiversità e l’ambiente.

L’accordo finale della COP15, la quindicesima Conferenza delle Parti è stato raggiunto. Per due settimane, dal 7 al 19 dicembre 2022, in Canada, sotto la presidenza della Repubblica Popolare Cinese si è discusso di biodiversità a livello mondiale.

L’accordo firmato prende il nome di Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework (GBF), in onore della Cina e del Canada, Paese partner ospitante.

I lavori erano iniziati con la terribile dichiarazione del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres: “Abbiamo dichiarato guerra alla natura”.

Oggi sembra che un primo passo vero un “patto di pace con la natura” sia stato fatto. Secondo la piattaforma IPBES, Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services, 4 obiettivi e 23 target sono stati raggiunti a conclusione di questa COP15.

I 4 obiettivi principali raggiunti a COP15

Tre target e 4 principali obiettivi sono il risultato finale della COP 15 appena conclusa.

Proteggere entro il 2030 il 30% del Pianeta: ambienti terrestri, di acqua dolce e marini compresi, obiettivo noto anche come 30-by-30. Al momento stiamo proteggendo circa il 17% degli habitat terrestri e il 10% degli habitat marini a livello mondiale.

Ripristinare il 30% delle aree naturali degradate: prevenire, ma anche curare la natura che sta già soffrendo per mano degli esseri umani.

Riconoscere i diritti dei popoli indegni e local, considerato che nei loro territori possiamo trovare circa l’80% della biodiversità a livello mondiale.

Ridurre a zero la perdita di biodiversità, in particolare per quegli ecosistemi ad alta integrità ecologica.

Questi i principali traguardi per i quali la natura e noi esseri umani possiamo nutrire speranza.

Fonte: Cop15 – https://bit.ly/3FEc0Ru

Altri risultati raggiunti a COP15 sulla biodiversità

Questa Conferenza delle parti di Montreal ha portato altri interessanti risultati.

Altro importante obiettivo dichiarato è quello di dimezzare lo spreco alimentare. Nel mondo c’è una netta discrepanza tra chi è senza cibo e chi lo spreca: ridurre del 50% lo spreco alimentare significa ridurre le disuguaglianze sociali.

Un ulteriore punto a favore della salvaguardia delle specie locali riguarda il prevenire l’introduzione di specie aliene e ridurre del 50% quelle già presenti nei nostri ecosistemi. Le specie aliene mettono in serio pericolo le specie autoctone, quelle che vivono da sempre in una determinata area geografica.

Dopo la recente pandemia, altro importante traguardo raggiunto è l’attenzione al commercio e all’esposizione di specie selvatiche. I mercati di animali vivi non sono stati ancora vietati, ma quello che è accaduto deve farci riflettere sul rischio che corriamo avvicinando troppo gli animali selvatici agli insediamenti umani.

Tra i più belli e importanti obiettivi stabiliti ci sono il riconoscimento dei diritti umani e passi avanti sulla parità di genere. Le comunità indigene hanno visto riconosciuti i loro diritti e le peculiarità dei territori che abitano.

Dove ha deluso la COP15

Altri risultati sono stati più deludenti: non hanno accontentato tutti gli Stati presenti, hanno ricevuto critiche, oppure non sono stati appoggiati tanto quanto si desiderava.

Dal punto di vista degli ecosistemi, si poteva fare di più per regolamentare l’uso dei pesticidi e di molte sostanze chimiche dannose per l’ambiente e per l’uomo. Sono stati punti molto discussi nella Conferenza di Montreal ma si è arrivati a definire una riduzione del 50% nell’utilizzo di questi composti.

Poco chiari e deludenti secondo molti partecipanti sono stati gli impegni a proposito della riduzione dell’impronta ambientale da parte del mondo economico. Niente di fatto anche per quanto riguarda la protezione degli insetti impollinatori.

Secondo quanto riporta The Guardian, gli scienziati hanno chiesto di far rientrare nell’accordo finale i termini “nature positive” ma senza risultato. Se negli accordi sul clima leggiamo dell’obiettivo “net zero”, lo stesso non si può dire per nature positive.

Molto interessante il risultato raggiunto per lo sviluppo di un meccanismo per condividere i benefici sulle scoperte di tipo alimentare, sui vaccini, su sostanze di interesse farmacologico.

Gli impegni economici per la biodiversità

Punto sempre molto controverso è quello che riguarda la finanza: ridurre gli incentivi a chi distrugge la natura e inquina, punire chi danneggia la biodiversità.

I soldi da investire per la salvaguardia di ecosistemi e biodiversità dovrebbero ammontare a 200 miliardi di dollari l’anno secondo l’accordo finale.

Come sempre, uno dei principali punti di discussione ha riguardato l’impegno economico. Diversi Stati hanno chiesto la creazione di un fondo a parte: si tratta di Stati che hanno all’interno dei loro confini grandi aree coperte da foreste di importanza mondiale. Il loro appello non è stato ascoltato, ma i Paesi più ricchi si sono impegnati a versare 30 miliardi di dollari l’anno in aiuto dei Paesi in via di sviluppo, per uno sviluppo sostenibile che rispetti i territori e le popolazioni locali.

I governi degli Stati che hanno firmato non sono obbligati ma dovranno presentare dei dati con gli impegni economici messi a disposizione della natura e della biodiversità. Tutti i Paesi che hanno firmato l’accordo, inclusa l’Italia, hanno dunque a disposizione sette anni per adeguarsi e iniziare a proteggere la biodiversità, invece che distruggerla. Sono previsti parchi e aree marine protette in aumento, stop alla deforestazione e all’utilizzo improprio del suolo.

Nuovi strumenti economici stanno per nascere a favore della natura: green bond e biodiversity credits sono termini che sentiremo sempre più spesso nel futuro verso un’economia e una finanza green.

La raccolta dei dati, la trasparenza, la diffusione è una parte importante del lavoro. Come si legge in un articolo di Materia Rinnovabile, il sistema di raccolta dati sarà combinato con una ricerca scientifica indipendente, in modo da monitorare e verificare gli effettivi passi avanti fatti nella salvaguardia della biodiversità.

Gli accordi conclusi a COP15 hanno tenuto conto del monito degli scienziati secondo i quali gli uomini, con il loro comportamento, stanno portando il mondo verso la sesta estinzione di massa. Questo accordo viene visto dai partecipanti come un modo per riparare ai danni fatti nel passato alla natura, all’ambiente e alla biodiversità.

Le associazioni ambientaliste credono che si sia lasciato troppo spazio ai singoli Stati per decidere come e dove utilizzare il denaro per salvaguardare la biodiversità. Nel complesso, un passo avanti per la protezione della biodiversità, un accordo che lascia buone speranze per la natura, l’ambiente e gli esseri umani.

(foto di copertina: Oleksandr Sushko su Unsplash)

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