Decarbonizzazione e green jobs: perché il lavoro è la chiave della transizione sostenibile

Se GreenItaly 2025 ha evidenziato la crescita dei green jobs, per Lucart, importante gruppo cartario impegnato nella transizione green, le competenze sono la vera leva della decarbonizzazione

Decarbonizzazione e green jobs stanno diventando due facce della stessa medaglia. La transizione ecologica non si gioca solo su tecnologie, impianti e fonti rinnovabili, ma sempre più sulla qualità del capitale umano che le imprese sono in grado di mettere in campo. Ridurre le emissioni, integrare criteri ESG, innovare i processi produttivi: tutto questo richiede competenze nuove, capaci di unire ingegneria, analisi dei dati, finanza e visione strategica.

I numeri dei green jobs in Italia

Secondo il rapporto GreenItaly 2025 di Fondazione Symbola e Unioncamere, alla fine del 2024 le figure professionali coinvolte, a diverso titolo, nei processi di transizione verde rappresentavano il 13,8% dell’occupazione complessiva, pari a quasi 3,3 milioni di lavoratori .

Per il solo 2024 le imprese hanno previsto di attivare circa 1,9 milioni di contratti legati a competenze green, corrispondenti al 34,3% del totale dei contratti programmati, quota che arriva all’88,6% nelle aree di ricerca e sviluppo .

La sostenibilità non riguarda più soltanto ruoli specialistici. Le competenze green stanno diventando trasversali: dagli installatori di impianti solari agli ingegneri ambientali, dagli analisti di politiche energetiche ai responsabili della conformità ambientale .

Il rapporto evidenzia anche un dato rilevante sul piano competitivo: tra il 2019 e il 2024 oltre 578.000 imprese extra-agricole (38,7% del totale) hanno investito in prodotti e tecnologie green; nell’industria manifatturiera la quota sale al 46,2%. Le imprese eco-investitrici mostrano performance migliori in termini di export, fatturato e occupazione.

La transizione verde, dunque, non è solo un costo o un obbligo regolatorio: è sempre più una leva di posizionamento industriale.

Decarbonizzare le filiere energivore

Se guardiamo ai comparti manifatturieri più energivori, la decarbonizzazione assume una dimensione ancora più concreta. Ridurre le emissioni significa intervenire su impianti, mix energetico, efficienza dei processi, recupero di materia e gestione dei dati ambientali.

In Italia alcune filiere mostrano performance di economia circolare tra le più avanzate in Europa. Nel riciclo degli imballaggi in carta, ad esempio, si è raggiunto il 92,4%, una delle percentuali più elevate a livello europeo. Un risultato che racconta una capacità industriale consolidata nel recupero di materia, ma che non esaurisce la sfida: il tema energetico resta centrale, così come la necessità di investimenti e pianificazione di lungo periodo.

È in questo quadro che si inserisce la riflessione di Lucart, importante gruppo cartario impegnato da anni in un percorso di sostenibilità industriale. Nel settore della carta – caratterizzato da consumi energetici significativi e forte integrazione con le filiere del riciclo – la transizione richiede una governance strutturata e competenze integrate.

“In un percorso di decarbonizzazione efficace non bastano obiettivi ambiziosi: servono competenze adeguate per tradurli in azioni concrete”, sottolinea Michele Noera, Sustainability & Energy Transition Manager di Lucart.

Secondo l’azienda, le figure chiave sono quelle capaci di collegare aspetti tecnici, economici e digitali: dall’Energy e Sustainability Manager, che integra strategia ESG e pianificazione industriale, allo specialista di carbon management, fino ai profili che governano i programmi di decarbonizzazione e l’analisi dei dati climatici.

La sfida, in altre parole, non è solo tecnologica ma organizzativa. E riguarda la capacità di trasformare obiettivi climatici in processi misurabili e verificabili nel tempo.

Competenze come infrastruttura della transizione

Il rapporto GreenItaly evidenzia come la crescita delle competenze verdi rappresenti una delle tendenze più significative del mercato del lavoro italiano. Le professioni tradizionali stanno evolvendo, incorporando dimensioni legate all’efficienza energetica, alla gestione delle emissioni e all’economia circolare.

La transizione ecologica si gioca nelle filiere: dall’energia alle costruzioni, dall’automotive alla chimica bio-based. E in questo scenario, anche il settore cartario è chiamato a ripensare modelli produttivi, organizzazione interna e gestione dei dati.

La vera infrastruttura della decarbonizzazione, oggi, non è solo fisica ma immateriale: sono le competenze. Senza capitale umano adeguato, la transizione rischia di rallentare o addirittura di restare un obiettivo dichiarato ma non pienamente realizzato.

La sfida ora è accelerare. Come rileva il rapporto GreenItaly, dalle scuole superiori all’università, è lì che si costruiscono le basi per orientare i giovani verso i green jobs più richiesti e per offrire strumenti concreti di scelta consapevole. Oggi manca ancora un efficiente collegamento tra formazione e mondo del lavoro: un ponte che dovrebbe nascere già durante gli anni scolastici, attraverso moduli dedicati, incontri con le imprese, testimonianze manageriali e visite agli impianti produttivi. Serve quindi un piano formativo strutturato e continuo – accademico, tecnico e aziendale – capace non solo di formare nuove professionalità, ma anche di riqualificare operai, tecnici, quadri e ingegneri. Perché la transizione verde, per essere anche competitiva e inclusiva, deve tradursi in occupazione qualificata e in competenze diffuse lungo tutta la filiera industriale.

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