Depop o Vinted? Le due piattaforme a confronto

Per vendere online capi usati non c'è che l'imbarazzo della scelta tra piattaforme a disposizione. La nostra blogger Claudia Zanetti ha messo a confronto le due piattaforme più in voga tra amanti della moda

“Non lo metti? Mettilo in vendita!”
Da mesi, questo slogan si sente sempre più spesso: in TV, in radio e in streaming. È la pubblicità di Vinted, una piattaforma in cui abbigliamento e accessori vengono venduti (o scambiati) tra gli utenti registrati.
Naturalmente, la febbre di Vinted si è diffusa mentre costruivo pazientemente il mio shop online su Depop, l’altra app che spopola tra gli appassionati di moda.
Per paura di rimanere esclusa dall’ennesimo trend (arrivare tardi è la mia specialità), ho aperto anche il profilo su Vinted. Da qualche settimana li seguo in parallelo e questo interregno ha portato alla luce alcune differenze. Consapevole che poco di quello che sto scrivendo nell’autunno del 2021 sarà valido fino alla prossima primavera volevo comunque condividere alcune riflessioni.


Ma prima, facciamo un ripasso.

Come The Good in Town ha già raccontato, Depop è stata creata 10 anni fa in Italia come online shop dei prodotti presentati su PIG Magazine, rivista indipendente che si occupava di moda, arte e musica. A oggi conta 30 milioni di utenti, ma questo numero è destinato a crescere. Lo scorso giugno infatti, Etsy, il gigante USA della vendita di prodotti artigianali ha acquistato Depop per 1,6 miliardi di dollari (circa 15 volte il valore dell’investimento iniziale).

Vinted è nata invece 13 anni fa dall’idea di Milda Mitkute, una ragazza lituana che prima di un trasloco ha provato a svuotare gli armadi postando su internet gli abiti che non indossava più. 37 milioni di persone hanno seguito il suo esempio. L’Italia è il tredicesimo paese in cui è sbarcato il suo modello di business C2C cioè direttamente tra consumatori, senza intermediari.

Entrambe le app assomigliano molto a Instagram nella fruizione: oltre a dare grande risalto alle immagini, funzionano da community, consentendo agli utenti di entrare facilmente in contatto.
Se a primo impatto sono i punti in comune a emergere, dopo un periodo di utilizzo affiorano una serie di differenze, che mi portano ad affermare: “Depop e Vinted NON sono la stessa cosa”.

Mi spiego meglio, un aspetto alla volta.

PRODOTTI

Su Depop si sono creati dei veri e propri negozi, molto curati nella presentazione e con servizio professionale. Chi acquista è interessato a conoscere il venditore, lo sceglie per lo stile che promuove e si affida al suo fiuto e alla capacità di selezionare i prodotti.
Vinted invece ha mantenuto la missione di aiutare chi lo frequenta a svuotare l’armadio, come presentato nella pubblicità. Chiunque abbia provato a vendere online sa che le foto e la descrizione devono essere curate, e costruire un buon annuncio richiede tempo. Troppi utenti prendono invece alla lettera l’indicazione: “Scatti una foto e la posti”. E infatti la home page è assediata da vestiti stropicciati, appesi storti e male illuminati. È comprensibile: se l’obiettivo è liberarsi di una t-shirt fast fashion acquistata per 5 € ai saldi vendendola a 2 €, la post-produzione non è giustificata.

Su Depop si trovano marchi più di nicchia, o autentico vintage. Pezzi più ricercati e di conseguenza più costosi.

Vinted invece rinuncia alla velleità di dettare stile, per offrire capi ancora in buono stato a un prezzo invitante.

SPEDIZIONI

Depop affida tutta la responsabilità al venditore, che deve informarsi sulle diverse modalità di spedizione, e stimare un prezzo da mettere nell’annuncio. La app consiglia caldamente di utilizzare spedizioni tracciate, e consente di aggiungere il codice per il tracciamento nelle informazioni di acquisto, ma l’impressione è che non ci sia un controllo su quest’ultima parte della transazione (forse la più delicata). Chi vende deve andare in posta (o dal corriere) col suo bel pacchetto e pagare la spedizione. Io utilizzo Poste Italiane, che disincentiva le spedizioni verso l’estero con tariffe proibitive.
Trovo infinitamente più comodo il sistema di Vinted, che si appoggia ai punti di consegna e utilizza i corrieri. Bisogna semplicemente indicare sull’app le dimensioni della busta o scatola, attaccarci sopra l’etichetta generata automaticamente e portare il pacco in un’infinita di negozi convenzionati. Le spese di spedizione sono completamente a carico dell’acquirente. Utilizzando un corriere internazionale, farsi mandare pacchi dall’estero costa in pratica come le spedizioni nazionali.

COSTI

Per ogni vendita, Depop trattiene il 10% del prezzo stabilito dal venditore (spese di spedizione incluse) e invia automaticamente il saldo sul conto Paypal collegato al profilo.
Vinted invece chiede la stessa percentuale all’acquirente, in cambio di una protezione sugli acquisti. Quando si vende un oggetto, il saldo resta in sospeso finché il pacco non viene consegnato e chi lo riceve conferma di essere soddisfatto dell’acquisto. A quel punto, i soldi vengono accreditati su una specie di portafoglio interno alla app. Da lì possono poi essere trasferiti su un conto corrente.

FOLLOWER

Gli articoli che Depop ritiene interessanti vengono spostati gratuitamente nella sezione Explora. A me è successo un paio di volte, grazie a capi handmade e upcycled e questa promozione mi ha permesso di allargare di molto il mio bacino di potenziali utenti. Uso la app da un anno e ho acquisito 480 follower semplicemente frequentandola, senza grosse strategie per farmi notare.
Su Vinted invece ho notato un minore interesse a seguire profili specifici. La ricerca si fa solitamente per brand, e dato che gli “armadi” sono spesso molto variegati, ci si concentra sul prodotto e non su chi lo promuove (e che prima ha selezionato, fotografato e descritto ogni pezzo).
Da venditore, ho trovato minacciosi i banner su sfondo rosso che mi invitano costantemente a promuovere il mio profilo, o prodotti specifici. Per farli sparire ho pagato 7 € perché il mio armadio fosse messo in evidenza per una settimana. Naturalmente il traffico è aumentato, ma non posso dire lo stesso degli scambi che si sono risolti in una vendita.

USABILITÀ

Nella chat di Depop non si possono caricare fotografie. Sarebbe un’opzione molto apprezzata, dal momento che nel post si possono pubblicare solo quattro tra immagini e video. Questo costringe alcuni venditori a creare post dedicati per mostrare misure o dettagli, o a contattare il potenziale acquirente fuori dalla app. È uno sforzo extra, che non tutti sono disposti a fare. Inoltre, dopo aver aperto un nuovo canale, c’è il rischio che la vendita si concluda direttamente lì.
Vinted è più attento agli articoli: mi sono stati rifiutati un trasportino per cane, anche se l’avevo pubblicizzato come borsa e un paio di stivali con l’interno in pelliccia. C’è un maggiore interesse a scoraggiare la vendita di merce contraffatta anche se, a differenza di piattaforme dedicate come Vestiare Collective, nessuno può verificare l’autenticità dei prodotti. A parte questo, la lista di brand è molto ampia e un sistema di compilazione intuitivo raccoglie informazioni dalla descrizione e posiziona il capo nella categoria giusta.

Il mio consiglio è quello di attivare entrambi i profili, dato che ogni inserzione può essere facilmente copiata da una piattaforma all’altra.
Per il momento, continuerò a utilizzare sia Depop che Vinted e col tempo diventerà sempre più chiaro quali tipologie sono più richieste su ognuna delle piattaforme.
La ricerca continua, ma quando si tratta di riciclo mi trovate sempre in prima linea.


Buono shopping! Facciamolo sostenibile, che è ancora più bello.

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