Global cycling initiative, pedalare per una giusta causa

Un’iniziativa di beneficenza, che quest’anno supererà i 4 milioni di euro distribuiti a varie Onlus di tutto il mondo. L’edizione 2022 - 12/18 giugno - propone un’inedita Copenhagen - Berlino che, dopo il passaggio in Svezia, attraverserà il mar Baltico toccando la Polonia

Primi giorni di gennaio 2008: un paio di colleghi si ritrovano presso la mensa di Vodafone Global, a Düsseldorf, e mentre parlano di ciclismo iniziano a dare forma a un’idea ancora embrionale. Unire con un giro in bicicletta le due sedi principali dell’azienda, Düsseldorf, appunto, e Newbury (vicino a Londra), dove si trova il quartier generale di Vodafone. Quindi la proposta viene estesa ad altri colleghi e si cercano degli sponsor che sostengano l’iniziativa; poiché l’obiettivo finale è pedalare per beneficenza. Quest’ultimo sarà il fattore comune di tutti gli eventi che seguiranno ed è una condizione vincolante alla partecipazione di ognuno.

Questa è la genesi della Global Biking Initiative (GBI), il cui logo è accompagnato fin dall’inizio dallo slogan “We cycle for charity”. Partita quasi come una scommessa, la GBI ha mantenuto fede ad altri due intenti, oltre a quello sociale: divertirsi pedalando, sapendo che non è una gara ma ogni giorno c’è una tappa da raggiungere, e proporre un turismo sostenibile, fuori dai circuiti tradizionali ma capace di individuare località belle, magari insolite, in ogni nazione che si attraversa. Il primo tour prende forma definitiva nell’arco di pochi mesi: la comunicazione avviene più che altro per passaparola, per cui gli iscritti provengono prevalentemente da Germania e Inghilterra, con una sparuta rappresentanza di pochi altri paesi, fra cui due egiziani, un greco, un italiano. Quasi tutte le nazioni scelgono di devolvere il ricavato di ogni ciclista a Enti che si occupano di assistenza a bambini in difficoltà: l’Italia sosterrà il CAF, il Centro di Aiuto a minori e Famiglie.

Le emozioni della prima edizione della Global cycling initiative (GBI)

La prima GBI prende il via il 28 maggio 2008, con un numero crescente di biciclette che si raduna davanti alla sede di Vodafone, fra lo stupore degli impiegati che si recano in ufficio come ogni giorno. È impossibile descrivere in poche righe quanto vissuto dai protagonisti nei 6 giorni del giro, ma due aspetti sono comuni a ogni ciclista all’arrivo a Newbury: la stanchezza di aver pedalato per 700 km, ma soprattutto la gioia di avercela fatta. Lo stesso Michael Leuenberger, fondatore e oggi presidente della GBI, condivide con tutti la soddisfazione per questa scommessa vinta nel migliore dei modi, fra i quali annoverare la lusinghiera raccolta di oltre 23.000 euro devoluti in beneficenza. L’entusiasmo che emerge è davvero contagioso, la voglia di replicare quanto vissuto insieme emerge in maniera così chiara che non passa molto tempo prima che venga annunciata la volontà di organizzare un secondo tour. E il resto è storia.

È una storia che parla di un aumento costante dei numeri nelle edizioni successive, solitamente di 7 giorni: dai 63 partecipanti della prima si passa ai 212 del 2009 (Milano – Düsseldorf), fino agli oltre 400 degli ultimi anni, con sempre maggiore presenza femminile. Oggi la GBI è una società vera e propria, costituita da quindici volontari, a cui se ne aggiungono molti altri per far fronte a ogni aspetto degli eventi: basti pensare che dalle tre ammiraglie del 2008 si è passati a un paio di Tir e altri camion, che non solo trasportano i bagagli dei partecipanti, ma anche tende e materassini per chi desidera dormire all’aperto, quando le condizioni logistiche e meteo lo permettono. Infatti, utilizzare gli alberghi farebbe lievitare i costi, quindi, si privilegia una più spartana sistemazione in palestre, campus, aule scolastiche, ostelli nei casi migliori, e… rifugi antiatomici (come è successo in Svizzera)!
È stato poi creato un GBI Camp, ovvero una struttura con tavoli, panche e gazebo, che viene montata ogni pomeriggio nel luogo dell’arrivo: c’è l’area bar, con la birra che scorre a fiumi e, per chi vuole, la sera si può cenare con quello che di volta in volta il cuoco (un egiziano) prepara. Una scelta ampia abbastanza da soddisfare anche vegetariani e musulmani: sì, perché dai 40 egiziani del 2009 si è passati a un centinaio di rappresentanti del mondo arabo, provenienti da Siria, Giordania, Qatar, Kuwait, UAE e altri ancora.

global cycling initiative
Un gruppo alla partenza della GBI 2019, da Milano a Monaco

GBI, esempio di inclusione

La GBI è diventata, quasi senza volerlo, un esempio virtuoso di inclusione: persone di età, nazioni, culture e religioni differenti, si incontrano ogni anno in un clima di dialogo e di rispetto reciproco. Come si può immaginare, se l’inglese è la lingua ufficiale, è altresì frequente ascoltare ben altri idiomi: finora hanno infatti partecipato ciclisti di 40 nazioni che vanno dall’Australia al Kenya, dalla Corea al Ghana, dagli Stati Uniti al Sudafrica. Soprattutto chi arriva in Europa da altri continenti ha sempre apprezzato sia la scelta di itinerari idonei all’attraversamento in bicicletta, che privilegiano le piste ciclabili dove disponibili, sia l’opportunità di visitare luoghi sempre significativi, originali, se possibile unici.

Global cycling initiative, edizione 2022

Per questa ragione l’edizione 2022 propone un’inedita Copenhagen – Berlino che, dopo il passaggio in Svezia, attraverserà il mar Baltico toccando la Polonia per la prima volta, fino a dirigersi verso la capitale tedesca: come sempre ci saranno due itinerari, il secondo dei quali riservato ai ciclisti più ambiziosi e allenati, che possono trovare sfide importanti da superare (come furono i tre passi alpini, fra cui lo Stelvio, nel giro del 2015). Il tour si svolgerà dal 12 al 18 giugno e tutte le informazioni sono presenti nella pagina web dove ci si può già iscrivere direttamente: il termine ultimo per aderire è il 31/3. Nella stessa pagina si trova la sezione delle squadre, con una breve descrizione e la foto del capitano: questo aiuta chi si registra a scegliere quella più idonea alle proprie caratteristiche. Qui emerge un’altra peculiarità della GBI: spesso i gruppi (che sono al massimo di dieci unità, per ragioni di viabilità stradale), sono costituiti da persone che non si conoscono, unite solo da una passione comune, che però è quella che fa la differenza e abbatte qualsiasi potenziale barriera. Infine, per contribuire a superare il tetto dei 4 milioni di euro donati complessivamente in beneficenza, l’Italia sosterrà ancora una volta con le proprie donazioni l’AiBi, Amici dei bambini.

Anche se la pandemia ha ridimensionato le ultime due edizioni, non le ha però fermate e quest’anno vuole essere quello del rilancio, con l’ottimismo, l’entusiasmo e lo spirito solidale che da sempre caratterizzano i partecipanti della GBI: per ritrovare la soddisfazione di arrivare alla meta con le proprie forze e per una buona causa.

Scritto da: Luca Zaninello

Foto: Luca Zaninello, in copertina la testa del lungo serpentone di oltre 400 ciclisti, nel chilometri che precedono l’arrivo (Milano – Monaco 2019)

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