La Lanterna di Diogene valorizza il territorio con la dignità e la diversità di ogni persona

A Solara di Bomporto, nella provincia di Modena, un’azienda agricola e un’osteria dove la cura parte dalla terra e arriva alle persone

Capita talvolta che attorno al tavolo di un’osteria possano nascere idee e progetti destinati a cambiare la vita: la propria e quella degli altri. Questo è avvenuto proprio 20 anni fa a un gruppo di amici di Solara di Bomporto, nella provincia di Modena, che avevano fatto emergere un desiderio condiviso da molti: fare un lavoro che fosse entusiasmante e soddisfacente, con persone con cui collaborare in sintonia. Lo ricorda bene Giovanni Cuocci, cuoco e uno dei fondatori della cooperativa sociale La Lanterna di Diogene: “da tempo riflettevo su come tutelare il territorio intorno a me, impoverito dall’industria agroalimentare, e ho pensato che il modo migliore per proporre questa idea fosse attraverso la condivisione del cibo in un ambiente conviviale”.

Agricoltura sostenibile

Nel 2003, insieme ad altri soci, ma prima di tutto amici, nasce la Cooperativa che inizia a operare nell’agricoltura: “il lavoro è guidato dalla volontà di prendersi cura del territorio circostante e produrre quindi in un modo sostenibile”, riprende Giovanni, “poiché la terra non andava sfruttata ma doveva essere viva”. Negli anni hanno infatti potuto verificare come un terreno vivo fosse molto più utile di un terreno soltanto ricco: ovvero i tanti microrganismi, con una vita microbiotica, all’interno della terra fanno sì che ogni nutrimento che viene dato aiuti molto la salute del terreno, ritornando in circolo. Un approccio ben diverso dall’utilizzo intensivo di concimi, che non vengono di certo assorbiti nello stesso modo.

Fin dall’inizio il progetto ha inteso il territorio come luogo abitato da persone: il che ha significato, nuovamente, prendersi cura, partendo dai soggetti più fragili. L’azienda agricola offre una tipologia di lavoro particolarmente adatto anche a persone con problematiche quali la sindrome di down, psicosi, paralisi cerebrale infantile, autismo: per Giovanni era importante che tutti potessero partecipare al progetto, tant’è che fra i soci fondatori ci sono persone con disabilità.

L’inclusione dell’orto sinergico

Per i primi tre anni si procede solamente con l’orto e l’allevamento: in particolare Giovanni ci racconta dell’orto sinergico, in cui piante di specie diverse si aiutano a vicenda. “Abbiamo osservato che le radici di una pianta possono rilasciare elementi nutritivi per un’altra; inoltre, la parte aerea di una può fungere da antiparassitario per un’altra. E, come in natura si osserva che specie diverse si danno una mano reciprocamente, noi l’abbiamo fatto con le persone”. Per questo sottolinea come l’agricoltura sia un perfetto esempio di inclusione, che insegna che gli esseri umani, mettendosi insieme nella loro diversità, si possono dare una mano a vicenda.

Finalmente nel 2006 viene aperta l’osteria dove poter preparare e servire i prodotti dell’orto e soprattutto dove stare insieme e incontrare “gli altri” attraverso la convivialità. Viene proposta una cucina tradizionale emiliana, legata alla ricerca delle origini, nell’idea che conoscendo da dove si viene si può andare avanti verso il futuro, verso la scoperta di ciò che evolve, e verso l’altro.

La Lanterna di Diogene diventa quindi una realtà costituita da più anime differenti: nella fattoria vengono allevati gli animali, coltivati ortaggi e alberi da frutta, con un vigneto di Trebbiano per la produzione di aceto balsamico tradizionale di Modena. Ma è soprattutto nel laboratorio socio-occupazionale che si concentrano molte attività fondamentali della cooperativa: qui operano diverse persone con disabilità, inviate dai servizi sociali dei comuni limitrofi, insieme ad alcuni educatori e a una psicoterapeuta. La maggior parte del tempo è impiegato per le preparazioni necessarie per l’osteria, come la produzione di pasta fresca e altri alimenti, oppure nella coltivazione dell’orto e delle piante officinali.

La dignità che nasce dal saper fare

Un obiettivo che la cooperativa continua a perseguire è la piena collaborazione tra fattoria, laboratorio e osteria: ciascuno partecipa secondo i propri interessi e capacità, tant’è vero che nel lavoro di ognuno si tiene conto di tutto ciò e delle potenzialità ancora da sviluppare. A tale proposito la parola chiave è “passione”, che è quella su cui Cuocci e gli altri cofondatori hanno voluto impostare il loro progetto: “Il nostro lavoro è spesso faticoso, ma quello che avviene qui è che si viene a lavorare perché lo si vuole, non perché si deve”.

Un’altra intuizione efficace è l’avere creato una forte sinergia fra i tre ambiti della cooperativa, così chi lavora in cucina è anche andato a curare l’orto, chi si occupa della sfoglia ha fatto anche il cameriere, e viceversa. Nel gruppo, la vita, il lavoro e l’amicizia coincidono. “Pensiamo che sia importante che tutti partecipino all’attività produttiva, sappiano e sperimentino ciò che gli altri fanno per ognuno di loro”, prosegue Giovanni:” anche chi è in grado di fare solo un piccolo pezzetto, come portare il piatto di tortelloni dalla cucina al tavolo, e riceve dai clienti i complimenti per la qualità del prodotto che ha servito, ritorna poi nel gruppo con la piena dignità del lavoro che ha saputo svolgere”.

Una parte della squadra della Lanterna di Diogene

Prodotti di qualità dalle qualità delle persone

La Lanterna di Diogene ha tre persone con disabilità che lavorano in cucina e presso l’azienda agricola, assunte con contratto a tempo indeterminato, mentre sono 16 quelle impiegate nel laboratorio, oltre ad alcuni altri collaboratori. L’approccio della cooperativa si traduce nella qualità dei loro prodotti che possono essere acquistati e soprattutto nell’attenzione che viene posta in tutto il ciclo produttivo: non esiste spreco alimentare poiché si cerca di utilizzare tutto quello che un prodotto può dare.

Il concetto di scarto praticamente non esiste”, conclude Giovanni, “e quando da un prodotto non si può più utilizzare nulla in cucina per l’alimentazione, lo usiamo come erbe tintoree o lo diamo da mangiare alle galline”.

Questo è un principio che viene da lontano, da una sana cultura emiliana del lavoro contadino, ma che dalla cooperativa manda anche un bel messaggio sulle persone: che non vanno viste per la quantità o qualità delle prestazioni che forniscono, ma perché, dandosi una mano a vicenda, sono in grado di dare il loro contributo e di ottenere un risultato.

La Lanterna di Diogene

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