Milano Gender Atlas, costruire una città davvero per tutti

Una ricerca di 'Sex and the City' durata due anni racconta come e se Milano sia una città che risponde alle esigenze di donne e minoranze di genere.

Tempo fa abbiamo avuto modo di parlare del ‘maschilismo dei dati‘ , raccontando come il mondo sia costruito intorno all’uomo e alle sue caratteristiche, anche fisiche, pure rispetto a cose che rimangono invisibili, come i dati utilizzati per fare ricerche mediche (spesso solo maschili), per costruire oggetti vari (cinture di sicurezza auto).

Le città stesse sono costruite per un ideale modello umano: il maschio medio abile e senza passeggino. Le città presentano enormi barriere architettoniche per tante persone che divergono dallo standard dominante, barriere che dovrebbero essere considerate molto di più oggi che ripensiamo i centri urbani in ottica di ‘smart city’ e di sostenibilità.

La sostenibilità delle città deve necessariamente passare anche da qui, dal rendere gli spazi urbani più vivibili e sicuri per tutte le persone.

Si inserisce in questo contesto il progetto editoriale ‘Milano Atlante di Genere’, commissionato da Milano Urban Center (Comune di Milano e Triennale Milano) e volto a fornire degli strumenti per rendere la città più attenta ai bisogni delle donne e delle minoranze.

Realizzato da Florencia Andreola (ricercatrice) e Azzurra Muzzonigro (architetta) fondatrici dell’ Associazione di promozione sociale Sex & the City, il libro riassume prima di tutto i risultati di una ricerca durata due anni che ha esaminato, attraverso dati, interviste e questionari, la vita delle donne fuori e dentro le mura domestiche facendo emergere necessità specifiche, limiti e ostacoli della città.

Milano Atlante di Genere
Copertina di Milano Atlante di Genere

La stesura dell’Atlante, quindi, fornisce uno strumento teorico e pratico per progettare contesti più inclusivi e attenti alle necessità dei molteplici soggetti e dei differenti corpi che abitano lo spazio urbano. Le lenti attraverso le quali Milano è stata osservata sono: la violenza e l’insicurezza nello spazio domestico e nello spazio pubblico, gli usi della città, la sua simbologia, il sex work e la sanità.

Milano è risultata sotto molti aspetti una città virtuosa (anche grazie a un forte sviluppo del terzo settore e a forme di mutuo aiuto), ma non è certamente esente da criticità che penalizzano le donne: i posti disponibili negli asili pubblici, l’accesso ai mezzi di trasporto, le barriere architettoniche, la mancanza di servizi igienici e di spazi pubblici inclusivi, la percezione di insicurezza. Oltre il 50% delle donne intervistate ha infatti dichiarato di sentirsi in pericolo di notte per le strade di Milano.

Milano a confronto con altre città europee

Già da qualche anno, sentiamo parlare del concetto di ‘città di prossimità‘, cioè una tipologia di pianificazione urbanistica che prevede di soddisfare i bisogni di accesso a servizi delle persone (ospedali, farmacie, scuole, uffici pubblici, alimentari, teatri, parchi, centri sportivi, ecc) in un raggio breve, che sta prendendo realmente forma con la Città dei 15 minuti di Anne Hidalgo (Parigi), o la Città dei 5 minuti di Ada Colau (Barcellona).

L’Atlante offre una panoramica di alcune alcune delle migiliori esperienze in questa direzione, progetti pilota già adottati in grandi città europee come Vienna, Parigi, Barcellona e Berlino. Queste città, che hanno incluso in maniera strutturata e trasversale la prospettiva di genere all’interno della macchina amministrativa (gender mainstreaming), sono nelle condizioni di sperimentare nuovi strumenti di progettazione della città, capaci di ascoltare e interpretare i bisogni non solo delle donne, ma di tutte le persone che la vivono quotidianamente.

La pianificazione di genere, in Italia, è stata finora più un argomento per qualche convegno piuttosto che un tema di politiche urbane concrete, pertanto il lavoro dell’Atlante di Genere è una novità che ci si augura possa tradursi in azione politica.

I servizi previsti nelle città permettono alle donne di allegerirsi – almeno in parte – dal peso del lavoro di cura familiare, che spesso grava esclusivaente sulle donne.

Ma, è auspicabile, che questo lavoro sia anche un primo passo verso una visione più inclusiva della città, a misura dei bisogni delle persone con tutte le loro diversità (secondo un concetto di intersezionalità), e non solo di “maschio bianco eterosessuale” al loro pari.

Estratto dal Milano Gender Atlas

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