Moda e clima: i grandi marchi fanno fronte comune (finalmente)

Cinque grandi della moda uniscono le forze sulla sostenibilità: la collaborazione arriva, il tempo stringe

Nel mondo della moda, dove le dichiarazioni d’intenti sulla sostenibilità abbondano, non è scontato vedere cinque grandi gruppi unirsi per un’azione concreta e misurabile. Eppure è quello che hanno appena fatto CHANEL, Ermenegildo Zegna Group, Kering, Moncler Group e Prada Group, annunciando la nascita dell’European Supply Chain Decarbonisation Accelerator, una piattaforma condivisa per aiutare i propri fornitori a ridurre le emissioni.

Il progetto è stato sviluppato con il supporto tecnico di Quantis e sotto l’ombrello del Fashion Pact, la coalizione volontaria lanciata nel 2019 per accelerare la transizione sostenibile del settore. L’obiettivo è chiaro: agire insieme per affrontare le emissioni Scope 3, quelle più complesse perché legate alla catena di fornitura — dalla produzione dei materiali alle lavorazioni — e che rappresentano oltre il 70% dell’impronta climatica dell’intera industria.

L’unione (forse) fa la forza

Dietro il nome un po’ tecnico di acceleratore europeo per la decarbonizzazione delle filiere si nasconde un approccio pragmatico: mettere a disposizione dei fornitori un set condiviso di strumenti, formazione e supporto tecnico per adottare pratiche più sostenibili, con un focus particolare sulla transizione energetica.

Il punto di partenza è il riconoscimento che molte aziende manifatturiere della moda, spesso piccole o medie imprese, non hanno né le risorse né le competenze per decarbonizzarsi da sole. E i grandi brand, che da anni traggono valore da queste filiere globali, non possono più limitarsi a chiederlo nei contratti: devono accompagnare il cambiamento.

Secondo quanto riportato, la piattaforma punta a raggiungere impatto immediato, è aperta ad altri brand del settore e si propone come un modello scalabile, almeno a livello europeo.

Una mossa necessaria

In un momento storico in cui l’industria della moda è sempre più sotto pressione per il suo impatto ambientale – tra emissioni, uso intensivo di acqua, sfruttamento delle risorse e rifiuti tessili – la collaborazione tra competitor è un segnale importante. Ma la strada da fare è tanta, molto impegnativa da un punto di vista economico: secondo lo studio JUST FASHION TRANSITION 2025 di The European House Ambrosetti, servono 4,4 miliardi di euro entro il 2030 per decarbonizzare il settore della moda europeo e in Italia, dove molte maison di lusso concentrano la produzione, gli investimenti necessari sono inaccessibili per circa il 58% dei fornitori.

La stessa scelta di un’azione “collettiva ma volontaria” evidenzia un problema di fondo: mancano regole comuni vincolanti, e le iniziative restano spesso frammentate o limitate all’Europa, mentre le catene produttive sono globali. Tuttavia, come primo passo condiviso tra aziende leader — e non competitor diretti in tutti i segmenti — questa piattaforma può rappresentare un precedente utile.

Il vero impatto si misura nei prossimi due anni

L’annuncio è chiaro: la piattaforma è attiva da subito, ed è progettata per generare impatti misurabili nel breve termine. Ma, come sempre nel mondo della sostenibilità aziendale, saranno i dati e la trasparenza a fare la differenza.

Il successo del progetto dipenderà non solo dal numero di fornitori coinvolti, ma dalla capacità di dimostrare una reale riduzione delle emissioni, una transizione energetica concreta e un impatto positivo sul tessuto produttivo.

Se ben gestito, l’Acceleratore potrà diventare un modello di collaborazione tra grandi gruppi e filiere locali, capace di diffondere cultura, strumenti e accesso a tecnologie più pulite.

Moda sostenibile: da tendenza a dovere

Dopo anni in cui la sostenibilità è stata spesso usata più come leva di marketing che come leva trasformativa, vedere grandi marchi condividere risorse e visione su un tema così critico è un segnale da non sottovalutare. Certo, le parole non bastano e la credibilità si costruisce con i risultati, ma per un settore storicamente frammentato e competitivo come quello del lusso, questa collaborazione potrebbe aprire nuove strade.

E la decarbonizzazione non è il solo tema che si deve affrontare: la compliance normativa, che è di fatto la principale spinta al cambiamento in questo settore, sta per definire una nuova era con l’arrivo della EPR. Nel frattempo modelli alternativi della filiera tessile e moda si fanno avanti con forza e sono sempre più convincenti, persino nel spingere a una riflessione: cosa è oggi il vero lusso?

Foto di copertina (Sfilata WSO – World Sustainability Organization – Milano 2025, credits: The Good in Town -)

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