Parità di genere in azienda, si può certificare, ecco i vantaggi

Parità salariale, opportunità di carriera, tutela della maternità sono alcuni dei principali ambiti su cui la nuova UNI/PdR 125 e la relativa certificazione pongono l’accento, per sollecitare le imprese ad adottare politiche che investano sul lavoro femminile

Dopo un lungo lavoro preparatorio, il 24/3/2022 è stata presentata la prassi di riferimento UNI/PdR 125:2022, che definisce criteri, prescrizioni tecniche ed elementi funzionali alla certificazione di genere: la conferenza stampa ha visto la presenza della Ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti e di Giuseppe Rossi, Presidente UNI (Ente Italiano di Normazione), che hanno sottolineato l’importanza della certificazione di genere, per altro disciplinata dalla Legge di Bilancio 2022.

Requisiti per la certificazione di genere

Una prassi di riferimento (PdR) è un meccanismo volontario che definisce le linee guida sul sistema di gestione per la parità di genere e prevede una serie di indicatori (KPI – Key Performance Indicators), con i quali misurare l’adozione di tali principi nelle organizzazioni. Da diversi anni la ministra Bonetti si adopera perché, a partire dalle aziende, vengano attivate politiche orientate a sostenere e sviluppare sempre di più il lavoro delle donne: dichiarando esplicitamente che “la maternità non è più un ostacolo al lavoro, ma, anzi, un valore per il lavoro stesso e anche per il miglioramento dell’azienda e il raggiungimento di migliori risultati”. (Corriere della Sera, 9/3/2022).

La parità di genere in Italia

La PdR 125 fa riferimento all’ultimo rapporto sulla parità di genere del World Economic Forum (WEF), che evidenzia come i Paesi Scandinavi siano all’avanguardia su questo tema. Il WEF ha valutato la parità di genere attraverso quattro dimensioni: economia, istruzione, salute e politica. Nel mondo si è quasi colmato il divario nelle aree salute e istruzione, mentre nella parte economica (opportunità di lavoro e salario) il divario fra uomini e donne è ancora molto ampio, e nella politica è ancora più accentuato.
Nella classifica globale del WEF l’Italia risulta 63esima sulle 156 nazioni considerate, ed è purtroppo 114esima sulla sola componente economica, che emerge come il dato più critico. Il dato occupazionale femminile è decisamente basso, con il 49,5% (Istat), mentre il tasso maschile è pari al 67,6%, con forti differenze fra Nord/Centro e Sud. Un dato che per altro stride con i risultati nell’istruzione: secondo il Censis (2019), le laureate in Italia sono pari al 56% del totale e sono la maggioranza anche negli studi post-laurea.
Non mancano segnali incoraggianti, come il significativo aumento delle donne nei consigli di amministrazione, passato in un decennio dal 7% al 39%; un risultato che però non ha portato a un’analoga presenza delle donne come AD o nelle posizioni di vertice delle aziende.

La PdR 125, vantaggi per l’impresa

La Prassi ha dunque identificato degli indicatori concreti con cui raggiungere la certificazione di genere, prevedendo anche il sostegno agli imprenditori con opportuni incentivi di natura fiscale. La valorizzazione dei talenti femminili passa dunque per vari fattori: prima di tutto nel favorire l’occupazione delle donne, beneficiando di una serie di misure per l’accesso al credito e di agevolazioni fiscali; con un occhio particolare per le più giovani e per le imprese femminili.
Va poi favorita in ambito lavorativo una reale parità tra uomini e donne, specie per quanto riguarda il salario, la carriera, la formazione; lo stesso congedo di paternità va allineato alle migliori pratiche europee. Analogamente la PdR pone l’accento sul rispetto dei principi costituzionali di parità e uguaglianza, con in particolare un richiamo all’art. 3 della Costituzione, relativo alle pari opportunità e alla pari dignità sociale, per cui si devono promuovere politiche di welfare in grado di sostenere quel “lavoro silenzioso” svolto da coloro che si dedicano alla cura della famiglia.

Gli indicatori della parità di genere

La prassi di riferimento ha definito quindi una serie di indicatori (KPI) affinché le azioni “di parità di genere” siano efficaci e possano essere misurate, così da guidare il cambiamento e perseguire in un costante miglioramento.
Si tratta di 6 aree in cui valutare le variabili che caratterizzano un’organizzazione realmente inclusiva e rispettosa della parità di genere:
– cultura e strategia
– governo d’impresa (governance), ovvero tutte le regole relative alla gestione di una società
– processi relativi alle Risorse Umane
– opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda
– equità remunerativa per genere
– tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro.

Ognuno di questi ambiti è caratterizzato da un peso percentuale con cui misurare il livello attuale dell’organizzazione e rispetto al quale si valuta il progresso nel tempo. Gli indicatori specifici servono a valutare il grado di maturità dell’impresa, attraverso un monitoraggio annuale e una verifica ogni due anni: in questo modo si possono evidenziare i miglioramenti raggiunti in virtù degli interventi o delle correzioni attivate. I parametri possono essere sia di natura quantitativa che qualitativa: nel primo caso si calcolerà la variazione percentuale rispetto a un valore interno aziendale o al valore medio di riferimento nazionale; nel secondo caso si valuterà la presenza o meno del parametro considerato.
A ogni indicatore è associato un punteggio: l’accesso alla certificazione da parte dell’organizzazione richiede che la somma dei valori misurati superi il 60% del totale previsto. Va infine sottolineato che il sistema si applica a qualsiasi tipologia di azienda, dalle multinazionali alle micro-organizzazioni con meno di 10 dipendenti: chiaramente con una serie di semplificazioni e adattamenti che permettano a chiunque di applicare la PdR in oggetto. In particolare, per incentivarne l’adozione, la legge ha previsto delle premialità per le piccole e medie imprese, in modo da compensare il costo della certificazione.

“Investire sul talento femminile è conveniente per l’intera nazione oltre che per il tessuto imprenditoriale”, ha decisamente sottolineato Elena Bonetti, “poiché la parità di genere è un importante fattore economico/produttivo e dunque una leva di sviluppo; con la pubblicazione della UNI/PdR 125 si concretizza un progetto strategico del PNRR”.
“La Prassi è stata sviluppata secondo il motto dell’UNI, un mondo fatto bene, avvalendosi di personale specializzato che ha condiviso conoscenze, esperienze e valori”, ha concluso Giuseppe Rossi, presidente dell’UNI: “le norme nascono da un confronto che non rappresenta un compromesso al ribasso, bensì il riconoscimento ragionato della soluzione migliore, che crea valore a beneficio di tutti”.

Photo by Jud Mackrill on Unsplash

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