Progetto Raffaello, la “bottega” dove l’inclusione crea valore

Un’analisi dettagliata sull’inclusione lavorativa ha indicato come questa sia un concreto motore di crescita per le imprese e le persone

Lo studio legale Lexellent e la società di consulenza Your Business Partner, con la partnership di WINclusion, hanno di recente presentato un’iniziativa che non si è soltanto posta l’obiettivo di parlare di disabilità, ma di ridefinire il concetto stesso di lavoro, trasformandolo in uno strumento che valorizzi le persone anche, e soprattutto, quando attraversano momenti complessi.
I dati forniti nel 2024 dall’Istituto Superiore di Sanità parlano di 24 milioni di persone, il 40% della popolazione italiana, che convivono con una malattia cronica: non si tratta dunque di una nicchia, bensì di una moltitudine quasi sempre silenziosa. Un numero destinato a salire a 25 milioni entro il 2028.

fotografia di Giulietta Bergamaschi
Giulietta Bergamaschi

Ignorare questa realtà nel mondo del lavoro non è solo miope, è un errore strategico che ha un costo sia per le aziende che per la società intera società. Questa consapevolezza ha fatto nascere il progetto che si ispira proprio a Raffaello Sanzio: la bottega del grande artista rinascimentale era una fucina di talenti, dove arte, tecnica e filosofia si univano in un sapere condiviso.
Raffaello – l’inclusione crea valore” vuole essere un percorso innovativo che mira a ridisegnare il rapporto tra mondo del lavoro e disabilità, non come un obbligo di legge, ma come una straordinaria opportunità di crescita reciproca. “Come il lavoro di co-creazione tra gli artisti”, afferma Giulietta Bergamaschi, Managing Partner di Lexellent, “anche qui la sinergia tra competenze e sguardi diversi genera bellezza e valore condiviso”.

Il costo dell’esclusione è un prezzo che non ci si può più permettere

Troppo spesso, quando si parla di disabilità nel contesto lavorativo, l’accento cade sui limiti e sulle difficoltà. “Sono anni che, attraverso un approccio antropologico, ascoltiamo persone con diverse disabilità”, ha spiegato Maria Rosaria Natale, CEO di Your Business Partner: “per tutti il lavoro è lo strumento per dimostrare a sé stessi e agli altri la propria dignità”. È proprio questa dignità, intesa come piena realizzazione del potenziale individuale, il cuore del progetto.

fotografia di Maria Rosaria Natale
Maria Rosaria Natale

Spesso le aziende percepiscono l’inclusione come un costo. I dati, però, raccontano una storia diversa: tenere le persone fuori dal mondo del lavoro è estremamente più costoso. Nel convegno di presentazione del progetto, svoltosi al Palazzo Bocconi di Milano, la ricercatrice Sophie El Hayek ha proposto un interessante sguardo al Regno Unito: dal 2019, le persone in età lavorativa inattive per motivi di salute sono aumentate del 40%, generando un costo annuale per governo e datori di lavoro stimato in 150 miliardi di sterline (ricerca IFA Magazine).
Questo non include i costi indiretti che le aziende sostengono, come quelli legati al turnover, alla perdita di competenze e ai nuovi processi di assunzione (fonte Davidson Morris). Ignorare le persone con patologie croniche, di cui il 40% ha meno di 65 anni e si trova quindi in piena età lavorativa, significa dunque isolare milioni di talenti e competenze preziose.

La risposta a questo spreco di potenziale richiede perciò un cambio radicale. Il progetto sottolinea che non si tratta solo di orari flessibili o permessi, ma di un nuovo modo di pensare il lavoro.
Un’ampia ricerca condotta negli Stati Uniti da Job Accomodation Network su 1.425 aziende ha rivelato dati sorprendenti sul costo degli “accomodamenti ragionevoli”, ovvero quelle modifiche necessarie per garantire equità sul posto di lavoro. Nel 61% dei casi, il costo è stato pari a zero; nel 33% dei casi si è trattato di un costo una tantum di circa 300 dollari, e solo in una minima parte ha richiesto un investimento annuale più significativo.

Includere le persone affette da malattie croniche è quindi decisamente sostenibile. “Questi numeri smontano il principale alibi di chi esita a investire sull’inclusione”, ha continuato Sophie, dimostrando che spesso bastano piccoli accorgimenti organizzativi per fare una grande differenza.la doppia valenza del loro intervento.

Il lavoro diventa strumento di cura e di dignità

Al di là dei numeri, l’impatto più profondo è quello sulla persona: il lavoro, quando viene vissuto in un ambiente in cui c’è un supporto (reciproco), diventa parte del percorso di cura. Un’indagine del 2024, svolta dal World Economic Forum su persone con patologie tumorali, ha evidenziato come il 92% ritenga che il sostegno ricevuto sul posto di lavoro abbia avuto un impatto positivo sulla propria salute.
Eppure, la paura rimane un ostacolo enorme: il 50% di loro ha timore di confrontarsi con il datore di lavoro per comunicare i propri bisogni. È allora qui che interviene la cultura aziendale: è stata proposta la storia emblematica di Arthur Sadoun, CEO di Publicis Groupe, è emblematica. Dopo la sua diagnosi di cancro nel 2022, ha lanciato l’iniziativa globale “Working with Cancer Pledge”, che oggi coinvolge 2.500 aziende e 35 milioni di dipendenti, per abbattere tali barriere e garantire un supporto concreto.

Analogamente, le parole di Chet Kitchen, dipendente di MSD e sopravvissuto al cancro, riassumono perfettamente il senso di questa visione: “la mia azienda mi ha dato la flessibilità necessaria per concentrarmi sulla mia salute quando ne avevo bisogno, ma anche per concentrarmi sul lavoro quando non volevo pensare al cancro”.
Questa non è soltanto flessibilità, ma fiducia: che genera un senso di sicurezza collettivo, attraverso il quale si migliora il benessere e la produttività dell’intera organizzazione.

Un ritorno sugli investimenti misurabile

L’inclusione non è solo un atto di responsabilità sociale, ma è anche un investimento con un ritorno economico tangibile. Un imponente studio effettuato in Germania nel 2017 dall’International Social Security Association ha analizzato quasi 1,2 milioni di misure di reinserimento lavorativo. Il risultato che è emerso mostra che per ogni singolo euro investito, le aziende hanno ottenuto un ritorno di 2,60 euro in benefici finanziari concreti.
Il reinserimento, infatti, crea vantaggi misurabili come minor assenteismo, maggiore fedeltà e minori costi di ricerca del personale.

La forza del Progetto Raffaello risiede nel suo approccio multidisciplinare: il punto di vista giuslavoristico, curato da Lexellent, analizza strumenti, tutele e responsabilità, per garantire un quadro normativo chiaro e aggiornato. “Il diritto del lavoro cambia, così come il diritto antidiscriminatorio”, ha evidenziato Giulietta Bergamaschi: “le organizzazioni devono quindi essere in grado di rispondere e anticipare”.
Dalla prospettiva dell’impresa, Your Business Partner racconta la realtà dei luoghi di lavoro attraverso esperienze concrete, sfide e successi. Infine, come ha spiegato Ivo Iavicoli, docente di medicina del lavoro, quest’ultimo ambito è essenziale per trovare il giusto equilibrio tra le esigenze di produttività delle aziende e i bisogni di salute e sicurezza delle persone.

Il cammino è ancora lungo, come è emerso dal dato del convegno secondo cui solo il 32,5% delle persone con disabilità in età lavorativa è oggi occupato in Italia. Iniziative come il Progetto Raffaello tracciano una rotta chiara che, proprio come nella bottega del grande artista di Urbino, punta a creare bellezza e valore mettendo insieme talenti e competenze diverse. Il progetto proseguirà nel 2026, con l’ambizione di tracciare linee guida che possano ispirare un nuovo, e più umano, rinascimento del lavoro.

Progetto Raffaello e l’inclusione lavorativa

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