La musica come strumento di inclusione e cambiamento sociale è un tema che torna spesso anche sulle pagine di The Good in Town: dalla radio accessibile che aiuta giovani e persone con disabilità a costruire autonomia e occasioni di espressione, ai progetti che usano lavoro e formazione per rendere concreto il percorso di reinserimento previsto dall’articolo 27 della Costituzione.
La nuova Sala Musica inaugurata nel VII Reparto della II Casa di Reclusione di Milano Bollate mette insieme proprio questi due piani. Lo spazio è stato completamente riqualificato per ospitare prove, corsi e attività musicali rivolte alle persone detenute, dentro un percorso che negli anni ha coinvolto educatori, musicisti, volontari e organizzazioni esterne.
All’inizio erano soprattutto alcuni detenuti a trasmettere agli altri le proprie competenze musicali, ma scarcerazioni e trasferimenti rendevano difficile dare continuità ai corsi. La collaborazione con Fondazione Antonio Carlo Monzino ha permesso di coinvolgere stabilmente insegnanti e volontari qualificati; dal 2017 Milano Musica è partner del progetto. La riqualificazione della sala ha riguardato insonorizzazione, impianti, illuminazione e climatizzazione, con il sostegno della Fondazione Monte di Lombardia e di Mitsubishi Electric Italia.
Un’attività che allena anche a stare con gli altri
In carcere una sala musica può avere una funzione molto concreta. Imparare uno strumento richiede costanza, ascolto reciproco, rispetto dei tempi del gruppo. Suonare insieme significa anche arrivare preparati a una prova, coordinarsi, accettare correzioni e portare a termine un lavoro comune.
Dal progetto è nata la 7Band, formata da detenuti del VII Reparto, che ha scelto un proprio nome, creato un logo e suonato durante l’inaugurazione. È uno dei risultati più visibili di un’attività che ha progressivamente superato la dimensione del semplice laboratorio per diventare un appuntamento stabile della vita del reparto.

«La Sala Musica rappresenta un esempio concreto di come gli spazi all’interno di un istituto penitenziario possano diventare luoghi di relazione, apprendimento e responsabilizzazione. La musica, attraverso la sua capacità di coinvolgere e creare collaborazione, offre alle persone detenute un’opportunità importante di crescita personale e di espressione. Questo risultato è stato possibile grazie al lavoro condiviso tra istituzioni, volontari, associazioni e soggetti privati che hanno creduto nel valore educativo di questo percorso», ha dichiarato il Direttore della II Casa di Reclusione di Milano Bollate, Giorgio Leggieri (nella foto).
La 7Band non è l’unica esperienza musicale nata dentro Bollate. Nel settembre 2026 è uscito anche “30 OP”, un album rap e trap scritto, registrato e prodotto all’interno del carcere da detenuti ed ex detenuti del Quarto Reparto, al termine di un laboratorio attivo dal 2022. Il disco raccoglie 13 brani ed è il secondo progetto discografico realizzato nell’istituto dopo Mezz’ora d’aria, pubblicato nel 2024. Il titolo richiama l’articolo 30 dell’Ordinamento Penitenziario, ma nel progetto la sigla “OP” diventa anche “opportunità”: quella di usare la musica per acquisire competenze, lavorare insieme e raccontare la propria esperienza. Due dei partecipanti avevano già terminato la pena e sono tornati a Bollate per completare il progetto, un dettaglio che dice molto sulla continuità del percorso costruito dentro il laboratorio (maggiori info su Rivista Studio).
Bollate dentro un sistema penitenziario in difficoltà
Il valore di esperienze come questa emerge ancora di più guardando alla situazione complessiva delle carceri italiane. Al 30 settembre 2026 risultavano detenute 66.063 persone a fronte di 51.295 posti regolamentari nei 189 istituti italiani. In Lombardia le presenze erano 9.317 per poco più di 6.000 posti. Il sovraffollamento ha un impatto devastante sulla vita carceraria, determinando situazioni igieniche precarie, maggiore fragilità mentale, e tutta una serie di condizioni che allontanano dalla rieducazione e se unite a una mancanza di attività, progetti, istruzione, inclusione lavorativa, comportano un totale fallimento dell’istituzione carceraria e di quella che dovrebbe essere la sua missione. Infatti, aumenta anche il tasso di suicidi in carcere.
Bollate rappresenta da tempo un caso particolare, il carcere più richiesto dai detenuti perchè è un carcere modello, tempo fa avevamo parlato anche del suo ristorante Ingalera. Inaugurato nel 2000 come istituto a custodia attenuata, è stato progettato per dare maggiore spazio alle attività trattamentali e al lavoro. Secondo i dati del Ministero della Giustizia, a settembre 2026 ospitava 1.617 detenuti su 1.267 posti regolamentari.

Il suo modello prevede celle aperte per almeno dieci ore al giorno, attività di studio, lavoro e formazione e un “patto trattamentale” che richiede una partecipazione attiva ai percorsi proposti. Su circa 1.300 detenuti considerati nel 2025, circa 500 lavoravano; il tasso di recidiva non supera il 18%, a conferma dello studio degli economisti Giovanni Mastrobuoni e Daniele Terlizzese che in questi ultimi anni sta ispirando le più innovative pratiche carcerari, che indichi come il modello Bollate riduca la probabilità di recidiva di circa 6-10 punti percentuali.
Una best practice costruita nel tempo
È dentro questo quadro che la nuova Sala Musica acquista senso. A Bollate le opportunità di lavoro, studio, attività culturali e rapporti con il territorio fanno parte di un’impostazione sviluppata negli anni, con risultati che hanno attirato l’attenzione anche fuori dal sistema penitenziario.
Il progetto “Musica in Carcere”, avviato nel 2010, oggi è presente anche a San Vittore con laboratori di percussioni e all’Istituto Penale per Minorenni Cesare Beccaria con percorsi intensivi.
La nuova sala del VII Reparto aggiunge quindi un tassello a un modello che prova a riempire il tempo della pena con attività capaci di produrre competenze e relazioni spendibili anche dopo.








