Raul Caruso (Assobenefit) ‘La resilienza è la forza delle società benefit italiane’

Le società benefit in Italia sono raddoppiate nell'ultimo anno. Una tendenza che può aiutare anche il rilancio del nostro Paese

“Abbiamo incontrato tantissime aziende nell’anno del lockdown e ci ha davvero colpito vedere che con tutte le difficoltà che ci sono state, nessuna Società Benefit fosse rassegnata o pessimista. La resilienza di cui tanto si parla è una caratteristica di questo modello di impresa e, probabilmente, nel carattere degli imprenditori che ci credono’.

Così comincia la conversazione con Raul Caruso, cittadino milanese e sangue irpino, professore di economia internazionale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dallo scorso marzo direttore di Assobenefit, l’associazione di riferimento per le società benefit italiane, nata nel 2018 con l’obiettivo di ‘concorrere all’affermazione di un nuovo modello economico di sviluppo sostenibile sul territorio italiano basato sui principi costitutivi delle società benefit’. 
L’associazione è nata proprio sulla scia di un’importante traguardo italiano: essere diventata nel 2016 il primo Stato sovrano, secondo solo ad alcuni stati degli Stati Uniti, ad aver dato forma giuridica alla società benefit.

Le Società Benefit sono state introdotte nell’ordinamento giuridico italiano, primo in Europa, con la legge n. 208/2015 (Legge di Stabilità) all’art. 1, commi da 376 a 384, per iniziativa del Sen. Mauro Del Barba, primo firmatario del Disegno di Legge n. 1882/2015 sulle Società Benefit, depositato nell’aprile 2015. Le Società Benefit sono imprese potentemente innovative perché, come afferma il comma 376, “nell’esercizio di un’attività economica oltre allo scopo di dividerne gli utili perseguono una o più finalità di beneficio comune e operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti ed associazioni e altri portatori di interesse”.

Dal sito di Assobenefit – http://assobenefit.org

Con una legge pionieristica si è introdotto un nuovo modello di impresa a duplice scopo: profitto e beneficio comune. Un fatto non banale l’introduzione di questa legge, prima della quale nel nostro Paese le nuove società potevano essere, a livello normativo, solo una delle due cose, profit o no-profit.

Una storica divisione quella tra profit e no-profit, oggi superata: concettualmente, prima di tutto, perché sempre più imprese sono consapevoli dell’importanza di un impatto positivo sul pianeta e sulla società. Ma anche formalmente, grazie alle società benefit, una delle migliori sintesi a livello di modello d’impresa, tra obiettivo di fatturato e di beneficio comune (ambiente, dipendenti, comunità).

Raul, questo concetto del beneficio comune è sfuggente, come spieghiamo ‘alla nonna’ la società benefit? Come lo spieghiamo a un giovane che sta pensando di diventare imprenditore?

“Alla nonna direi che è un’impresa, anzi una ditta, che non pensa solo al proprio interesse, ma anche alla realtà che la circonda, al luogo in cui vive, alle persone che lavorano per lei, alle famiglie delle persone che lavorano per lei. La cosa più interessante, però, è cosa mi risponderebbe lei, l’ipotetica nonna: ‘e allora? non era già così?’ Le sembrerebbe una cosa scontata.

“Perchè vedi, come qualificazione giuridica la società benefit sono una cosa nuova, ma come sostanza no. In realtà quelli che sono i valori di una società benefit sono già presenti nel DNA di tanti imprenditori italiani, nel tessuto imprenditoriale delle piccole e medie imprese, quello che ha permesso all’Italia di entrare nel G7. Al nord come al sud, nei borghi e nelle cittadine di provincia, nei luoghi dove c’è un’identità, non agglomerati di case e capannoni, l’Italia sta in piedi grazie a queste realtà, in cui l’imprenditore è naturalmente interessato e interconnesso con la comunità. Dobbiamo rendere questi imprenditori più consapevoli: da questo alla società benefit, il passo è davvero breve”.

“Al giovane aggiungerei che sono le imprese del futuro, e forse non ci sarebbe bisogno di dirgli nulla, perché la generazione Millennial e Z sono le più sensibili ai temi della sostenibilità, riguardano il loro futuro. Infatti moltissime società benefit sono fondate da giovani e da donne”.

Strutturarsi come società benefit semplicemente permette all’imprenditore di svelare il suo approccio di fare impresa

Raul Caruso, direttore Assobenefit

Quante sono fino a oggi le imprese italiane diventate società benefit?

Raul Caruso

“Innanzitutto diciamo che abbiamo ancora difficoltà a rilevarle tutte, perché non tutte si iscrivono ad Assobenefit e noi le dobbiamo cercare partendo dalle iscrizioni alle Camere di Commercio; non esiste una lista di società benefit, i dati vanno quindi estratti e verificati. Possiamo però dire che nel 2019 erano circa 500, concentrate soprattutto nel nord-ovest, e dai dati che stiamo riscontrando adesso il numero sembrerebbe raddoppiato, sono circa 1000. Insomma, la pandemia non ha fermato l’espansione del mondo benefit!

E una cosa mi ha stupito: riscontrare quasi una marcia in più in queste società, che anche di fronte allo shock causato dall’emergenza, non hanno ceduto minimamente nei propri principi valoriali, sono resilienti, propositive, ottimiste”.

Pensi sia possibile dare un ulteriore incentivo alla crescita del numero di società benefit con un intervento dello Stato, attraverso incentivi anche di natura fiscale per esempio o altre facilitazioni, così come si fa per le startup innovative o nell’ambito del terzo settore?

‘Come Assobenefit lavoriamo anche in questa direzione, ma con alcuni punti fermi. Noi crediamo che troppi incentivi di natura finanziaria creino sempre delle distorsioni. Sarebbe invece benvenuto, piuttosto che l’incentivo, un ‘riconoscimento‘ ad esempio nell’ambito dei bandi pubblici: assegnare un punteggio più alto alle società benefit, perché si presuppone che siano aziende a impatto positivo, rispettose dell’ambiente, dei lavoratori, ecc. C’è già una norma in realtà su questo ma ancora non è stata applicata”.

Un nuovo profilo professionale: il responsabile d’impatto

Tra gli adempimenti della società benefit vi sono la nomina di un responsabile delle attività benefit e la realizzazione di una valutazione d’impatto da redigere annualmente, una sorta di rendiconto di quello che si è fatto rispetto agli obiettivi di beneficio comune della società e l’impegno per i prossimi traguardi.

Spesso questa figura coincide con quella di un amministratore. Ma è possibile che con l’andare del tempo si crei una vera e propria figura professionale, come è avvenuto per il CSR Manager o l’innovation manager? Una figura che possa anche esercitare come libero professionista per aiutare le PMI che non possono avere una figura interna dedicata?

“Sicuramente sì, entriamo in un terreno di nuove competenze specifiche che potrebbero dare vita a una figura professionale che potrebbe lavorare come libero professionista, utile per le realtà aziendali più piccole, o all’interno delle imprese più grandi. – continua Caruso – Ci sono però delle precauzioni, soprattutto nel primo caso: deve trattarsi di una figura molto flessibile, dinamica, che sa entrare nella vita aziendale e adattarsi a diverse tipologie d’impresa e diversi modi di essere benefit, altrimenti si rischia di cadere nel tranello delle semplificazioni che poi conduce a una burocratizzazione e impoverimento delle attività, come è avvenuto con molte certificazioni e spesso anche con la responsabilità d’impresa. C’è una grande differenza tra società benefit e CSR: le attività di corporate social responsibility ogni azienda sceglie se farle o no, quando farle, sono attività spesso del tutto estranee all’attività principale dell’azienda. Le società benefit invece hanno la missione di impatto positivo scritta nel proprio statuto, diventa parte integrante del core business aziendale. Questi due mondi, CSR e società benefit, stanno naturalmente convergendo: in fondo la seconda è un’evoluzione della prima. Le aziende che già da tanti anni fanno CSR bene, in maniera rigorosa e sincera, con la società benefit portano a compimento un percorso, raggiungono il loro approdo che ha valore anche perché mette l’azienda sotto ulteriori vincoli. C’è anche un’autorità che vigila sulle società benefit per scongiurare il green washing, è l’AGCM, Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato, che ha il compito di vigilare (e sanzionare) il comportamento delle imprese in materia di pubblicità ingannevole ed in materia di pratiche commerciali scorrette. Non abbiamo ancora notizia di controlli di questo tipo, ma con la crescita del mondo benefit sicuramente arriveranno”.

Raul Caruso è anche co-autore con Carlo Bellavite Pellegrini del recente libro ‘SOCIETA’ BENEFIT – PROFILI GIURIDICI ED ECONOMICO-AZIENDALI’, ed. Egea

Immagine di copertina by Cristina Gottardi on Unsplash

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