Trasformare la neurodiversità in eccellenza professionale

La Cooperativa BES unisce solidarietà e competenza per creare opportunità di lavoro per persone disabili o appartenenti allo spettro autistico

L’inserimento lavorativo delle persone con disabilità nel nostro paese, presenta sicuramente molte complessità: emergono tuttavia alcune realtà che vorremmo quasi definire illuminate, capaci di andare oltre il semplice rispetto delle normative. Si può infatti trasformare un obbligo in un’opportunità di crescita reciproca, come nel caso della Cooperativa sociale BES: nata a Milano nel 2017, si è posta l’ambiziosa missione di formare e avviare al mondo del lavoro persone con disabilità, concentrandosi in particolare su individui con diagnosi di autismo ad alto funzionamento.

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Nonostante una legislazione per certi versi all’avanguardia, come nel caso della Legge 68/99 sul collocamento mirato, l’Italia fatica ancora a garantire una piena inclusione lavorativa. I dati più recenti del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) evidenziano un quadro preoccupante: solo un terzo delle persone con disabilità in età lavorativa ha un’occupazione, una percentuale nettamente inferiore rispetto alla media nazionale.
In questo scenario, proprio l’esperienza di BES assume un valore ancora più significativo, proponendo un modello che mette al centro la persona, le sue capacità e le sue aspirazioni.

“L’idea di BES proviene dall’esperienza diretta”, ci racconta Paola Baldini, Amministratore e Cofondatrice della cooperativa: Carla Grassi e Marco Cavallotto, entrambi imprenditori nel settore informatico, avevano infatti notato nel corso della loro carriera le qualità professionali di alcuni collaboratori con caratteristiche riconducibili allo spettro autistico, che si rivelavano eccellenti programmatori e software tester”.

Dall’esperienza verso un approccio sartoriale all’inclusione

Fotografia di Paola Baldini
Paola Baldini

“Tale consapevolezza ha acceso la scintilla”, continua Paola, “per creare un percorso che potesse valorizzare le attitudini di queste persone, offrendo opportunità concrete in un ambiente protetto ma professionalizzante”. BES nasce all’interno della Rete d’imprese per l’Artigianato Digitale (RAD): questo tipo di realtà favorisce la collaborazione tra aziende diverse, permettendo di condividere esperienze e risorse per progetti comuni.
Le sinergie create portano alla crescita e a risparmi nei costi di gestione: RAD offre infatti servizi centralizzati alle imprese del gruppo e al mercato, oltre a sostenere nuove iniziative IT fornendo logistica, laboratori, infrastrutture.

L’attenzione della Cooperativa all’ambito informatico è stata ripresa anche da altre importanti iniziative nel settore, per dare supporto all’inserimento lavorativo delle persone nella condizione autistica. “Il settore informatico si caratterizza per le sue regole precise e la sua natura un po’ meno incentrata sull’interazione sociale continua”, spiega Paola, “e perciò può rappresentare un contesto facilitante per chi ha difficoltà di tipo relazionale”.
Il vero punto di forza di BES risiede nel suo approccio “sartoriale”: ogni percorso è costruito su misura, partendo dalle competenze individuali per definire un cammino di crescita professionale e personale. La cooperativa ha stretto partnership strategiche con associazioni e fondazioni che si occupano di autismo, come l’Associazione Diesis Autismo Onlus, fondata da Angelo Chiodi.

I percorsi formativi spaziano dalle competenze digitali di base a quelle più avanzate, includendo corsi di WordPress per la creazione di siti web, fotografia e storytelling. L’obiettivo non è solo fornire competenze tecniche, ma anche rinforzare le abilità relazionali e sociali, ampliando le prospettive di ciascun individuo.
“Lavoriamo per l’ampliamento di questo tipo di caratteristiche”, sottolinea Paola Baldini, evidenziando la doppia valenza del loro intervento.

Progetti che lasciano il segno

Tra i numerosi progetti realizzati, alcuni spiccano per il loro profondo valore sociale e culturale: uno di questi è quello denominato Per non dimenticare, che si è svolto tra il 2019 e il 2020. È stata un’iniziativa di digitalizzazione degli elenchi delle persone deportate nei campi di sterminio dal nord Italia tra il ’43 e il ’45, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Ex Deportati e il Comune di Milano attraverso il Servizio Celav.
Otto ragazzi con sindrome di Asperger sono stati coinvolti attivamente nella meticolosa ricostruzione di circa 60.000 nominativi: l’intervento ha previsto la dematerializzazione dei documenti cartacei e la conseguente realizzazione di un database digitale. La loro partecipazione ha rappresentato non solo un’opportunità di crescita personale e professionale, ma anche un esempio di inclusione lavorativa e sociale.

Fotografia di un grande archivio cartaceo

“È stato un percorso molto emozionante”, ricorda Paola, “che ha dato grande soddisfazione a noi operatori e una forte motivazione ai ragazzi”. Il progetto, oltre al suo valore storico, ha dimostrato come, con il giusto supporto, sia possibile superare anche le sfide più complesse, come il lockdown imposto dalla pandemia, durante il quale i ragazzi hanno continuato a lavorare a distanza con ottimi risultati.

Tali progetti hanno spesso una portata internazionale, come è stato nel caso di ENABLE (acronimo di “Enhancing Employability Skills of Persons with Disabilities), si è svolto nello stesso biennio 2019-2020 ed è stato finanziato dalla Comunità Europea attraverso il programma Erasmus+. L’iniziativa nasce dalla consapevolezza dell’importanza di rafforzare le competenze delle persone con disabilità, con l’obiettivo prioritario di incrementare le loro opportunità di accesso al mondo del lavoro.
Attraverso la collaborazione di una rete internazionale, il progetto ha posto le basi per la creazione di strategie innovative, rivolte all’inclusione sociale delle persone con differenti abilità: favorendo l’integrazione lavorativa si contribuisce a sviluppare una società più equa e inclusiva.

Un’altra iniziativa di grande rilievo è la collaborazione con la Cittadella degli Archivi del Comune di Milano, dove i ragazzi di BES sono impegnati nella dematerializzazione di milioni di documenti storici. Un lavoro che richiede precisione, attenzione e metodo, qualità che spesso le persone nello spettro autistico possiedono in misura eccezionale.
“L’ambiente è particolarmente favorevole e inclusivo”, continua Paola Baldini, “gli operatori della Cittadella ormai conoscono i ragazzi e hanno imparato ad apprezzarli e a gestirli nel modo migliore”.

Uno sguardo al femminile e la sfida del “dopo di noi”

Se è vero che statisticamente l’autismo colpisce prevalentemente i maschi, BES ha voluto focalizzarsi sulla componente femminile. Con il progetto VICTORUPESI (Vocational Innovation using Creative new TechnOlogies Resulting in Upskilling Pathways in Employability and Social Integration), attivo dal 2020 al 2023, la cooperativa ha aiutato un gruppo di donne con diagnosi di autismo a superare le difficoltà, spesso maggiori, nell’inserimento e nel mantenimento del posto di lavoro.

“Le nostre attività si sono orientate allo sviluppo delle competenze digitali (Digital Skills) e all’empowerment personale”, riprende Paola, “in modo da rafforzare l’autonomia e l’inclusione lavorativa e sociale dello specifico gruppo di donne che abbiamo conosciuto”.

L’impegno della cooperativa si estende anche al tema cruciale di quando vengono a mancare i genitori delle persone con disabilità: in collaborazione con il Politecnico di Milano, il Comitato nazionale Officina Dopo di Noi, attivo dal 2018, svolge un ruolo fondamentale nel monitoraggio dell’attuazione della Legge 112/2016. Questa normativa rappresenta un punto di riferimento importante per la tutela e il sostegno delle persone con disabilità prive del sostegno familiare.
Come partner strategico, BES impiega alcuni giovani con disabilità che inseriscono e aggiornano i dati sulla piattaforma CRM, dedicata alla raccolta dei progetti delle Regioni sull’applicazione della legge in oggetto. Non è che un’ulteriore conferma di una visione a lungo termine della cooperativa, che non si limita all’inserimento lavorativo, ma si preoccupa del progetto di vita delle persone che accompagna.

In un’Italia dove la strada per l’inclusione lavorativa è ancora in salita, realtà come BES rappresentano un modello virtuoso, oltre a essere un segno di speranza: con competenza, solidarietà e un approccio centrato sulla persona, è sia possibile creare opportunità di lavoro, sia valorizzare la neurodiversità come una risorsa preziosa per tutta la società.

Cooperativa BES

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