Turismo accessibile, Marta Grelli ci racconta Travelin

Questa startup a guida femminile con la sua applicazione vuole offrire uno strumento digitale per rendere il turismo più accessibile anche alle persone con disabilità. E cambiare la cultura che le aziende hanno del tema 'inclusione'

“Spargere il verbo dell’accessibilità”. Marta Grelli, di recente nominata Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la sua piattaforma “Travelin” che consente di viaggiare anche alle persone con disabilità, usa queste parole per spiegare l’obiettivo del suo impegno che non è puro business, ma votato soprattutto a mettere in pratica i principi della diversità e dell’inclusione. Travelin, infatti, non è solo una piattaforma digitale ma un vero e proprio ecosistema di servizi a disposizione di player e utenti del turismo accessibile.

Come nasce l’idea di Travelin?

In realtà è un progetto nato nel momento in cui ho messo insieme i tasselli della mia vita e i miei interessi. Sono sempre stata curiosa e questo mi ha portato a viaggiare in giro per il mondo, zaino in spalla. L’ho fatto da sola, con amici oppure per fare volontariato. Poi, ho sempre avuto, come dire, una vena un po’ imprenditoriale. Ho unito queste due cose insieme e ho iniziato ad informarmi su come si viaggia, su chi può viaggiare e come può farlo. C’è stato però un episodio che mi ha aperto gli occhi sul mondo della disabilità.

Raccontacelo!

Il primo giorno di università un ragazzo ipovedente mi ha fatto ‘conoscere’ il mondo della disabilità. Anche in questo caso la curiosità mi ha spinto a cercare informazioni sul settore del turismo accessibile, che mi ha immediatamente appassionato. Ho subito chiamato un gruppo di giovani amici – nel frattempo frequentavo molto i cosiddetti “startuppari” – e abbiamo immaginato di realizzare insieme un progetto che potesse consentire a tutti di viaggiare, liberi da eventuali ostacoli dovuti alle disabilità. Travelin è nata un così: per passione, consapevolezza e con l’obiettivo di realizzare un’idea di impresa che avesse soprattutto forti impatti sociali.

Come avete raccolto i fondi per Travelin?

Abbiamo presentato il progetto a Invitalia e vinto un bando da 50mila euro per l’imprenditoria femminile. Le risorse non sono arrivate subito, quindi per un anno e mezzo abbiamo fatto fatica a portare avanti il progetto, soprattutto dal punto di vista economico-finanziario. Diciamo che, però, abbiamo fatto tesoro di quel tempo e lavorato per cercare il focus del nostro progetto, sia sul fronte finanziario sia su quello dell’impatto sociale. La piattaforma l’abbiamo presentata al Salone del libro di Torino insieme all’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis), che ha appoggiato fin dall’inizio e con entusiasmo la nostra iniziativa.

Si parla di Travelin come piattaforma , ma è molto di più…

La piattaforma è il servizio B2C che offriamo agli utenti per consentire loro di viaggiare in libertà. Ma oltre all’applicazione abbiamo sviluppato altri servizi di natura consulenziale, soprattutto per le aziende. È necessario che le aziende stesse diventino esperte di accessibilità e di inclusione: questa la vision che anima Travelin. Vogliamo spargere il verbo dell’accessibilità altrimenti questa società non la cambiamo.

Qual è stata la risposta delle aziende?

È ancora difficile ottenere una risposta positiva soprattutto perché il tema della disabilità – e dunque le strategie di inclusione – sono ancora percepite come un peso, un costo non essenziale. In più, spesso il concetto di disabilità fa il paio con carrozzina: sei una persona con disabilità? Allora vuol dire che sei in carrozzina e che io azienda devo eliminare le barriere architettoniche, ad esempio. Ma la disabilità ha tante sfaccettature. Ecco perché è importante fare formazione, far capire alle imprese che la disabilità si affronta con strumenti e competenze variegate e soprattutto che non è un peso ma anche un driver di crescita sostenibile.

Tornando alla piattaforma, ci spieghi come funziona?

Gli utenti della nostra piattaforma creano il loro account e poi elaborano l’itinerario inserendo i punti di interesse e i filtri di accessibilità, nonché il budget a disposizione e lo condivide con la community. In questo modo anche altre persone potranno creare il proprio itinerario a partire dall’esperienza di un altro utente, adattandola alle proprie esigenze. Le persone possono personalizzare gli itinerari di viaggio non solo in base alle loro esigenze economiche o alle tematiche alle quali sono interessati, ma anche alla necessità di accessibilità: una persona cieca, ad esempio, può conoscere i musei attrezzati per lui. Per fare questo abbiamo avviato interessanti collaborazioni con i Comuni, ad esempio con Pesaro, Settimo Torinese e con l’Oltrepo Pavese. L’impegno dei Comuni è particolarmente importante perché, grazie ad essi, le attività locali hanno l’opportunità di indicare la modalità di accessibilità delle proprie strutture ed essere mappate per estenderne la conoscenza al pubblico. Offrire attività e luoghi accessibili consente anche di valorizzare il patrimonio culturale italiano, rendendolo fruibile a tutti.

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