Mercati del carbonio, UE, Brasile e Cina lanciano una coalizione per renderli più trasparenti

La nuova Open Coalition on Compliance Carbon Markets punta a rafforzare l’integrità dei mercati regolati del carbonio. Un passaggio importante per fare del prezzo sulle emissioni uno strumento credibile della transizione climatica, evitando speculazioni e scorciatoie green

Un mercato del carbonio funziona solo se è credibile. Se le emissioni vengono misurate male, se i crediti non sono solidi o se le regole cambiano troppo da Paese a Paese, il rischio è che uno strumento pensato per accelerare la decarbonizzazione perda efficacia e fiducia.

Per questo il 7 maggio 2026 la Commissione europea, insieme a Brasile e Cina, ha lanciato a Firenze la Open Coalition on Compliance Carbon Markets, una nuova iniziativa internazionale dedicata ai mercati regolati del carbonio. L’obiettivo è rafforzare cooperazione, trasparenza e integrità dei sistemi nazionali di carbon pricing, come gli emissions trading system o le carbon tax.

Perché conta per il clima

I mercati del carbonio attribuiscono un prezzo alle emissioni di gas serra, spingendo imprese e settori produttivi a ridurle dove è più conveniente e rapido farlo. Ma perché questo meccanismo aiuti davvero la transizione, servono regole solide: monitoraggio rigoroso, rendicontazione verificabile, metodologie comuni di contabilizzazione e attenzione alla qualità degli eventuali crediti utilizzati. Sono proprio questi i punti al centro del lavoro della nuova coalizione.

L’iniziativa nasce nel solco della dichiarazione sui mercati del carbonio sostenuta alla COP30 di Belém, in Brasile, nel novembre 2025, e vuole creare una piattaforma di collaborazione tra Paesi che hanno già sistemi nazionali di prezzo sul carbonio. Alla coalizione potranno aderire gli Stati con mercati regolati su scala nazionale, mentre le autorità subnazionali con schemi propri potranno partecipare come osservatori.

Una governance aperta, con i primi Paesi aderenti

Il Brasile guiderà la coalizione per i primi due anni, con Cina e Commissione europea nel ruolo di co-presidenti. Germania e Nuova Zelanda sono i primi Paesi ad aderire come membri, mentre altri dovrebbero aggiungersi nei prossimi mesi. Il prossimo passaggio sarà la definizione del segretariato e di un piano di lavoro, che dovrebbe essere adottato il 15 settembre 2026 durante la Carbon Market Conference di Wuhan, in Cina.

Secondo la Commissione europea, nel mondo sono oggi attivi circa 80 schemi di carbon pricing in 50 Paesi. Questo rende sempre più importante il confronto tra sistemi diversi, per evitare frammentazione e favorire standard più alti. Per l’Unione europea, che ha oltre vent’anni di esperienza con l’EU ETS, la coalizione è anche un modo per promuovere il prezzo sul carbonio come strumento economico della transizione.

Non basta compensare: serve ridurre

Il tema, però, resta delicato. I mercati del carbonio possono essere utili se aiutano a tagliare le emissioni reali, non se diventano un alibi per rimandare il cambiamento. La parola chiave è integrità: crediti di alta qualità, dati verificabili, controlli robusti e coerenza con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

In questa prospettiva, la nuova coalizione può rappresentare un passo positivo, perché prova a mettere ordine in uno degli strumenti più discussi della transizione. Il valore sarà misurabile nei prossimi anni: nella capacità di rendere i mercati del carbonio più affidabili, più comparabili e soprattutto più orientati alla riduzione effettiva delle emissioni.

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