Agnese Massaro (Linee Lecco), ‘la sostenibilità del trasporto pubblico comincia dai conti’

La prima presidente donna della società racconta il risanamento dell’azienda, il ruolo dei lavoratori, la transizione elettrica e una visione della mobilità pubblica come infrastruttura sociale del territorio

Parlando di mobilità sostenibile, il trasporto pubblico locale (TPL) è un tema centrale. Anzi, è uno dei pilastri della transizione verso spostamenti più ecologici, accessibili e inclusivi.
Ma quando si parla di autobus, corse, biglietti, scioperi o disservizi, c’è un aspetto che il cittadino vive spesso sulla propria pelle senza percepirne fino in fondo le dinamiche: la sostenibilità economica del servizio.
Il trasporto pubblico locale è infatti un settore fragile per sua natura. Il costo del biglietto non copre il costo reale del servizio e le aziende dipendono in larga parte dalla contribuzione pubblica. In questo equilibrio complesso, la qualità del servizio non nasce solo dai nuovi mezzi o dalle tecnologie, ma anche dalla capacità di tenere insieme conti, relazioni istituzionali, lavoro, investimenti e fiducia dei cittadini.

È da qui che parte il racconto di Linee Lecco, società a capitale pubblico che gestisce il trasporto locale nel territorio lecchese, attualmente in fase di rilancio. Una realtà più piccola rispetto ai grandi operatori metropolitani, ma proprio per questo interessante: perché mostra da vicino quanto la mobilità sostenibile sia una questione concreta, fatta di bilanci, governance, persone e scelte quotidiane.
A guidarla oggi è Agnese Massaro, lecchese con sangue lucano, avvocata, amministratrice pubblica e prima donna presidente della società. Arriva a questa carica dopo un percorso professionale costruito attorno a un’idea precisa: mettere le proprie competenze al servizio della comunità.
«Il filo conduttore delle mie scelte è sempre stato il servizio», racconta. «Ho sempre voluto fare qualcosa di utile, mettere le mie capacità a vantaggio di qualcun altro».
Una dichiarazione che potrebbe sembrare di principio, ma che nella sua esperienza ha assunto forme molto concrete: il diritto e la giustizia, l’impegno politico, la gestione di una società pubblica in una fase delicata. «Non avrei mai immaginato di diventare la prima donna alla guida della società dei trasporti pubblici della mia città», dice. «Inizialmente è stata una corona di spine, Linee Lecco era in una fase di grave difficoltà e serviva anche una competenza giuridica. Probabilmente l’unica ad avere un po’ di incoscienza per affrontare questa sfida sono stata io», ironizza.
Eppure, proprio questa traiettoria, a metà tra competenza giuridica, pratica amministrativa e responsabilità civica, le ha consentito di affrontare una sfida non semplice: riportare ordine in un’azienda che aveva bisogno di ricostruire equilibrio economico e fiducia istituzionale.
«Mi sono innamorata dell’azienda», dice. «Tiene insieme valori imprenditoriali, ma non produce valore solo per sé stessa: genera ricchezza sociale, crea lavoro, occasioni, legami, radici».

Una presidenza di servizio

Il primo messaggio ai dipendenti, racconta, è stato chiaro: la sua non sarebbe stata una presidenza onorifica.
«Ho subito chiarito che la mia sarebbe stata una presidenza di servizio, mettendo l’azienda e i suoi lavoratori al centro. Linee Lecco è una società di persone, fatta di persone, per le persone e per il trasporto delle persone».
È una definizione che contiene già la considerazione del trasporto pubblico non come semplice erogazione di corse, ma come sistema umano e sociale. Da un lato ci sono gli utenti, con bisogni sempre più differenziati: studenti, lavoratori, anziani, persone con disabilità, giovani che si muovono la sera, famiglie che chiedono collegamenti affidabili. Dall’altro ci sono i lavoratori, a partire dagli autisti, che rappresentano il volto quotidiano del servizio.
Per una società pubblica, poi, c’è una responsabilità ulteriore: gestire un bene che appartiene alla comunità.

«Linee Lecco non è mia e non è del direttore generale. È dei cittadini di Lecco. Io ho un incarico che ha avuto un inizio e avrà una fine».


In questa frase c’è forse il tratto più interessante della sua presidenza: l’idea che guidare un’azienda pubblica significhi prima di tutto custodire un patrimonio collettivo, lasciandolo più solido di come lo si è trovato.

(photo credits: Mattia Ghislanzoni)

Risanare per poter investire

Quando nel 2024 un nuovo Consiglio di Amministrazione viene nominato alla guida dell’azienda, la priorità è chiara: rimettere ordine. Nei conti, e prima ancora nei rapporti con la proprietà, cioè il Comune di Lecco, azionista unico di Linee Lecco SpA che gestisce il servizio.
«Bisognava sistemare i conti e ricostruire il rapporto con la nostra proprietà», spiega. «Il trasporto pubblico locale è un mercato particolare: non sono domanda e offerta a fare il mercato, ma la contribuzione pubblica che remunera le aziende, perché il costo del biglietto non copre il costo del servizio».
È uno dei nodi strutturali del TPL (Trasporto Pubblico Locale). Le aziende devono garantire un servizio essenziale, ma dipendono da risorse pubbliche che non sempre arrivano con tempi e modalità compatibili con la programmazione aziendale. Per una realtà di dimensioni contenute come Linee Lecco, questa fragilità pesa ancora di più: non ci sono le economie di scala dei grandi operatori urbani, e ogni squilibrio può incidere sulla capacità di pianificare.
Nel caso lecchese, a questa difficoltà generale si era aggiunto un problema specifico: negli anni il rapporto con il Comune si era complicato.
«Abbiamo analizzato nel dettaglio i motivi di questo scollamento e cercato il bandolo della matassa», racconta la Presidente Massaro. Il lavoro è stato condotto insieme al consiglio di amministrazione e al direttore generale, mettendo insieme competenze giuridiche, aziendali e amministrative.
Il risultato è un passaggio essenziale per qualsiasi percorso di sostenibilità: ristabilire le condizioni per programmare. Perché senza sostenibilità economica non c’è possibilità di investire nella sostenibilità ambientale, né di migliorare quella sociale.

Il rapporto con i lavoratori: la sostenibilità passa da qui

Tra i primi problemi affrontati c’è stato quello interno. La presidente insiste molto su questo punto: il servizio non può migliorare se non si costruisce un’alleanza con chi ogni giorno lo rende possibile. Linee Lecco conta circa cento dipendenti, con una componente importante di autisti. «Senza una efficace alleanza con i dipendenti non possiamo offrire un servizio davvero efficiente ai cittadini», afferma.
Per questo la nuova direzione ha promosso l’elezione delle RSU, le rappresentanze sindacali unitarie, per la prima volta nella storia dell’azienda. Un passaggio che ha segnato un cambio di metodo: più confronto, più responsabilizzazione, più spazio alla rappresentanza.
Sono arrivati anche accordi sindacali concreti. Uno riguarda la vendita dei biglietti a bordo sulle tratte non cittadine, diventata necessaria anche per la progressiva scomparsa delle rivendite tradizionali. Una questione solo apparentemente banale: per gli autisti significava assumere una mansione aggiuntiva, con nuove responsabilità anche nella gestione del denaro. L’accordo è stato raggiunto riconoscendo loro un agio sul biglietto venduto.
Un altro esempio riguarda i buoni pasto: «Quando sono arrivata erano poco sopra i quattro euro. Ora siamo arrivati a sette, con l’obiettivo di portarli a dieci, compatibilmente con i risultati economici».
Sono misure apparentemente piccole, ma raccontano bene una verità spesso dimenticata: la mobilità sostenibile non è solo elettrificazione. È anche qualità del lavoro, tenuta organizzativa, relazioni sindacali, dignità professionale.

Bus elettrici e collaborazione con il Comune

La transizione ambientale resta naturalmente uno dei passaggi più visibili. Linee Lecco si prepara all’arrivo dei nuovi bus elettrici, frutto del lavoro del Comune attraverso bandi ministeriali e fondi legati anche al PNRR.
La presidente puntualizza: «I bus elettrici non li ha comprati direttamente la società, li ha comprati la proprietà, cioè il Comune di Lecco. Ma c’è stata una proficua collaborazione».
È un chiarimento utile, perché permette di leggere correttamente il ruolo dell’azienda: il rinnovo della flotta non è un’operazione isolata, ma il risultato di un sistema in cui amministrazione, gestore e strumenti di finanziamento devono muoversi nella stessa direzione.
L’elettrico è quindi un tassello importante, ma non sufficiente. Riduce l’impatto ambientale dei mezzi, migliora la qualità dell’aria e contribuisce alla modernizzazione del servizio. Ma la vera sfida è rendere il trasporto pubblico più attrattivo, più frequente, più integrato con gli altri sistemi di mobilità.

La cerniera invisibile della città

Un passaggio a cui l’azienda guarda con particolare attenzione per il prossimo futuro è la gara per l’affidamento del trasporto pubblico locale su scala provinciale, che può diventare l’occasione per dare gambe a una visione più ampia: non solo gestire corse e mezzi, ma contribuire a costruire un territorio più connesso, in cui città, aree montane, ferrovia e navigazione lacustre dialoghino meglio tra loro.
Per una realtà delle dimensioni di Linee Lecco, partecipare alla gara significherà individuare un partner con cui costruire un’offerta solida e capace di guardare oltre il perimetro urbano. L’obiettivo va oltre il consolidamento e la qualità del servizio esistente, per immaginare un sistema più integrato, più fruibile per i cittadini e più vicino ai bisogni reali di chi si muove ogni giorno per studiare, lavorare, curarsi o vivere il tempo libero. Un esempio concreto di questa integrazione è NaviBusNavigando per Lecco, l’accordo siglato tra Linee Lecco e Navigazione Laghi Como, con il coinvolgimento del territorio, che dal 1° maggio 2026 consente di viaggiare da Lecco a Bellagio combinando autobus e battello con un unico biglietto di andata e ritorno. L’iniziativa, pensata sia per residenti sia per turisti, va nella direzione di una mobilità più intermodale e smart, mostrando come diverse modalità di trasporto possano iniziare a combinarsi in modo più intelligente per rispondere a differenti esigenze. Secondo quanto comunicato da Linee Lecco, è inoltre allo studio l’estensione del biglietto unico anche alle sotto-tratte e l’ampliamento dei punti vendita, due aspetti decisivi perché l’integrazione funzioni davvero nella vita quotidiana.
«Solo un territorio connesso può essere un territorio in cui si crea benessere e progresso», afferma la presidente. Ed è qui che il trasporto pubblico smette di essere soltanto una questione tecnica, fatta di orari, mezzi e chilometri, per diventare un’infrastruttura sociale.
O, come dice lei, «il trasporto pubblico locale è la cerniera delle vite di tutti noi». Un’immagine insolita, ma efficace, perché il bus non collega soltanto fermate. Tiene insieme tempi, bisogni, opportunità; scuola, lavoro, cura, accesso ai servizi, relazioni, autonomia. Quando funziona, il trasporto pubblico non sposta solo passeggeri, aiuta una comunità a vivere.

(photo credits: Mattia Ghislanzoni)

La rivoluzione copernicana del mezzo pubblico

Accanto agli investimenti, serve però un cambio di mentalità. La presidente lo definisce una «rivoluzione copernicana» nel modo in cui i cittadini guardano al trasporto pubblico.
«Prendere un mezzo pubblico deve essere considerato smart, economico, sostenibile, sicuro ed efficace», afferma.
Il problema è noto: se il servizio viene percepito come scomodo, poco frequente o poco sicuro, chi può scegliere continua a usare l’auto. Ma se pochi usano il bus, alcune corse diventano antieconomiche, soprattutto la sera o nelle aree meno dense. Il rischio è proprio un circolo vizioso: meno utenti, meno sostenibilità economica, meno possibilità di miglioramento.
Per uscirne servono risorse, certamente, ma serve anche una narrazione nuova del trasporto pubblico non come mezzo “di necessità”, bensì come scelta intelligente e contemporanea.
La presidente non nasconde le difficoltà, Lecco ha una conformazione complessa, stretta tra lago e montagna, con spazi urbani limitati e poche possibilità di realizzare corsie dedicate. Ma questo non significa rinunciare a migliorare.
«Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi», sottolinea. «Le soluzioni si trovano con studio, competenza, lavoro e impegno».
L’impegno richiesto è certamente alto, ma la rivoluzione culturale non si può chiedere solo ai cittadini. Il trasporto pubblico – un po’ ovunque in Italia – deve misurarsi con obiezioni molto concrete: la pulizia dei mezzi e delle fermate, la puntualità, la frequenza delle corse, la chiarezza degli orari, la copertura dei percorsi, la sicurezza percepita nelle fasce serali. Sono criticità quotidiane, apparentemente banali, ma decisive nella scelta finale. Per gli utenti non basta che il bus sia più sostenibile in astratto: deve essere sostenibile per loro individualmente, e compatibile con i tempi reali della loro vita.

«A livello di trasporto locale noi faremo la nostra parte, – continua la Presidente Massaro – ma non possiamo nascondere che servono politiche di respiro nazionale per portare avanti delle strategie, servono idee intelligenti e concrete, rispondenti a bisogni reali e servono fondi. Se parliamo di mobilità sostenibile, la politica si deve fare carico di un piano strategico per la progressiva implementazione del trasporto pubblico locale, perché un’area senza trasporto pubblico locale è destinata a morire».

Scuola, giovani e diritto alla mobilità

Tra i temi più significativi c’è il trasporto scolastico. Perché la sostenibilità, soprattutto nei territori non metropolitani, è anche diritto a restare dove si vive.
«Il trasporto scolastico ci sta tantissimo a cuore», racconta. «Trovo ingiusto che tante famiglie siano costrette ad avvicinarsi alla città per permettere ai figli di studiare. Chi vive in un’area montana o distante dai poli scolastici dovrebbe poter mandare i figli a scuola in sicurezza, con un servizio comodo ed efficiente».
È una riflessione che allarga il campo. Il trasporto pubblico non serve solo a ridurre traffico ed emissioni, serve a contrastare l’isolamento, a mantenere vivi i territori, a rendere più equo l’accesso alle opportunità. In questa direzione si inserisce anche Ti porto io, il servizio promosso dal Comune di Lecco che consente ai residenti fino ai 19 anni di utilizzare gratuitamente i mezzi Linee Lecco. Un progetto che educa le nuove generazioni all’uso del mezzo pubblico e prova a costruire abitudini diverse fin dall’adolescenza.
Anche i grandi eventi possono diventare occasioni di avvicinamento. Per il Nameless Festival, Linee Lecco è stata coinvolta nell’organizzazione di trasporti dedicati ai partecipanti. Un modo concreto per portare il bus dentro la quotidianità e il tempo libero dei giovani.

La responsabilità di essere la prima

Essere la prima donna alla guida di Linee Lecco va oltre il dato biografico. In un settore ancora molto tecnico e maschile, assumere la presidenza in una fase difficile ha il peso di una doppia responsabilità: come professionista chiamata a rimettere ordine in un’azienda pubblica e come donna in un ruolo mai affidato prima a una figura femminile.
Agnese Massaro ha maturato gli anticorpi per affrontare ambienti tradizionalmente maschili anche nei dieci anni in cui è stata sostituto procuratore federale della FIGC. Un contesto molto diverso dal trasporto pubblico, ma ugualmente ostico rispetto a una leadership femminile.
Anche per questo, la sua idea di leadership sembra costruirsi più sui fatti che sulla rappresentazione: la legittimazione passa dal lavoro, dalla preparazione, dalla capacità di tenere insieme conti, persone, servizio e territorio.
«Penso che le donne abbiano spesso uno sguardo laterale, di sistema», dice. «Sono abituate a tenere insieme più pezzi: l’obiettivo principale, le conseguenze indirette, i danni collaterali, le ricadute sulle persone».
Nel trasporto pubblico locale questo approccio ha un valore concreto. Ogni decisione produce effetti su più piani: lavoro, sicurezza, accessibilità, ambiente, pianificazione urbana, diritti sociali. Tenere insieme questi pezzi è la parte più complessa del mestiere. Ed è anche il modo in cui una leadership di servizio può diventare visione.

(articolo per la Serie Mobilità Sostenibile, in collaborazione con Linee Lecco)

PIù POPOLARI

Outdoor Education, cosa significa e perché oggi è così importante

“Dimmelo e lo dimenticherò, insegnamelo e forse lo ricorderò. Coinvolgimi e lo imparerò “ Benjamin Franklin La chiusura di scuole, biblioteche, giardini e di ogni...
Società Benefit

Società Benefit: cosa sono, vantaggi, come diventarlo

Le Società Benefit (SB) sono una forma giuridica d’impresa che integra nel proprio oggetto sociale, oltre agli obiettivi di profitto, anche precise finalità di beneficio comune. Le...
Riccardo Pozzoli

Riccardo Pozzoli, soldi e successo non sono abbastanza

'Onlife Fashion. 10 regole per un mondo senza regole' è il suo ultimo libro, scritto insieme a Giuseppe Stigliani e niente meno che Philip...
bilancio di sostenibilità

Cos’è il Bilancio di sostenibilità, in poche parole

Cos'è il Bilancio di sostenibilità Se ne sente parlare sempre di più: il bilancio di sostenibilità (o bilancio/report non finanziario o DNF) è il documento attraverso...
b corp

B Corp, cosa sono e cosa significa

Cosa sono le B Corp? B Corp indica di fatto una certificazione che viene rilasciata dall’ organizzazione no profit statunitense che l’ha appunto ‘creata’ e si chiama...