Alpinismo inclusivo: gli InSuperAbili conquistano il Breithorn a 4.000 metri

Un'impresa straordinaria di alpinismo accessibile: persone con disabilità motoria raggiungono la vetta del Breithorn, dimostrando che in alta quota non esistono barriere

Raccontare storie che uniscono sport, volontariato e inclusione ci emoziona: specie quando questo intreccio crea qualcosa di straordinario e, francamente, inimmaginabile. Tutto nasce dall’incontro tra Daniele Boero, Pisteur Sécouriste e Formatore FISIP, e Roberto Ferraro, guida alpina e soccorritore dell’elisoccorso, due professionisti della montagna che, lavorando insieme sulle piste di Valtournenche (AO), hanno scoperto di condividere molto più di una semplice passione per le vette: valori comuni, esperienze simili e soprattutto un forte impegno nel sociale.
Fra gli aspetti che li accomunano c’è una consolidata esperienza nel volontariato, come pure un’attenzione al mondo della disabilità: Boero è stato tra i primi maestri di sci per non vedenti della Valle d’Aosta, mentre Ferraro, che è anche un maestro di arrampicata, ha fatto vivere tale esperienza a persone cieche e ragazzi down.

Da questa sintonia è nata l’associazione Alpinisti InSuperAbili – Adrenalina Inclusiva, (“ma la nostra è una squadra, più che un’associazione” sottolineano i due), un progetto che si è posto un obiettivo tanto semplice quanto rivoluzionario: rendere l’alta montagna accessibile anche alle persone con disabilità motoria. Perché la bellezza di conquistare una vetta non dovrebbe essere preclusa a nessuno.
All’apparenza potrebbe sembrare un sogno un po’ fantasioso, ma l’esperienza sta dimostrando che questa avventura è capace di cambiare non solo la vita di chi ne beneficia direttamente, ma anche di chi vi partecipa come testimone.

Come raggiungere una meta ambiziosa

Fotografia di Roberto Ferraro e Daniele Boero
Roberto Ferraro e Daniele Boero

Il Breithorn, con i suoi 4.165 metri di altitudine nel massiccio del Monte Rosa, rappresenta una delle vette più accessibili del suo calibro. Ma la scelta va oltre le considerazioni tecniche, poiché tale montagna simboleggia perfettamente lo spirito inclusivo del progetto: le sue difficoltà non eccessive permettono anche a chi non ha mai avuto l’opportunità di vivere l’esperienza di un quattromila di realizzare questo sogno.
“Abbiamo scelto il Breithorn anche per il valore inclusivo del suo significato”, spiega Roberto Ferraro, “per dimostrare che, con impegno, collaborazione e passione, ogni ostacolo può essere superato e ogni obiettivo può diventare raggiungibile”.

Dietro ogni salita c’è un protocollo di sicurezza meticolosamente studiato: prima di ogni ascensione, l’ospite protagonista deve sottoporsi a una visita per ottenere il benestare medico. Poi entra in azione una squadra di quindici volontari, divisi in tre gruppi da cinque persone ciascuno, che si alternano nel traino di uno speciale monosci modificato per la progressione sul ghiacciaio.
È costituito da un involucro in resina o carbonio che accoglie la seduta della persona, montato su uno sci tramite un sofisticato meccanismo basculante. La conduzione richiede un conduttore specializzato al manubrio, due persone al traino laterale e due al traino anteriore.

“Alcuni anni fa ho collaborato all’invenzione di un ausilio che si chiama K-Bike”, racconta Daniele Boero, “che è un presidio per portare le persone con problemi motori praticamente su qualsiasi tipo di sentiero”. Fra i tanti che sono stati accompagnati, Daniele ha un pensiero particolare per Matteo Gamerro, l’amico malato di SLA con cui era stata progettata la prima salita al Breithorn: il peggioramento delle sue condizioni di salute ha impedito il realizzarsi di questo sogno, ma la convinzione della sua fattibilità si era ormai radicata.
“Quando Daniele me ne ha parlato non ho accettato subito”, confessa Roberto, “però ci ho ragionato su perché era un’idea veramente difficile da concretizzare”. C’è stato quindi un lavoro importante per realizzare il monosci per questa particolare impresa, prendendo spunto da quelli normalmente utilizzati dalle persone con disabilità per sciare, e dalla K-Bike citata in precedenza.
Poi, nel 2024, il progetto si è concretizzato con le prime tre salite.

Un gruppo e una comunità alla base del progetto

I due fondatori raccontano volentieri l’origine del nome “Alpinisti InSuperAbili… adrenalina inclusiva”: è nato dalla creatività dei bambini della Scuola Primaria di Valtournenche, che hanno incontrato Daniele e Roberto, hanno visto da vicino il monosci e scoperto le tecniche di salita.
Al termine dell’incontro sono stati sfidati a racchiudere in un nome tutto quello che avevano visto e sentito. Il risultato rappresenta perfettamente lo spirito dell’iniziativa: un’esperienza emozionante e inclusiva, capace di unire persone, storie e capacità diverse in un’unica cordata.

Il progetto può contare sul supporto di numerosi partner e sponsor, dal Comune di Valtournenche a Ferroli, dall’Azienda USL Valle d’Aosta all’Associazione Nazionale Alpini; di recente si è aggiunta la partnership con la Fondazione per lo Sport Silvia Parente, che si occupa di sostenere lo sport proprio come strumento per l’inclusione sociale. Ma soprattutto il progetto può contare sull’entusiasmo di una comunità che ha abbracciato completamente l’iniziativa.
“È incredibile percepire la gioia e la felicità di queste persone nel raggiungere traguardi che talvolta sembrano inafferrabili”, ha dichiarato Chantal Vuillermoz, Assessore Turismo, sport e montagna del Comune di Valtournenche: “vogliamo essere una vallata inclusiva, aperta e accessibile a tutti”.

La sensibilità sul tema della disabilità è cresciuta molto, a tutti i livelli, un po’ in tutta la regione: ce lo conferma anche Franz Rossi, Responsabile Comunicazione di Alpinisti InSuperAbili, soprattutto in determinati comprensori che sono particolarmente adatti ad accogliere persone con disabilità.
“Quello che cerchiamo di fare noi è però  diverso, perché non distinguiamo abile e disabile”, specifica Franz: “abbiamo differenti abilità e cerchiamo di salire in vetta insieme, con le capacità di ognuno. Ma l’aspetto più importante è quell’adrenalina inclusiva, è quello che si prova insieme che crea inclusione”: quindi anche il tema della sicurezza o della forma fisica non riguarda solo chi è in carrozzina, ma ogni singolo elemento che fa parte di tutta la squadra.

Fotografia degli Alpinisti InSuperAbili in cima al Breithorn

Raggiungere una vetta che è molto più di una semplice scalata

Dal punto di vista tecnico l’ascensione parte da Breuil Cervinia, prosegue con le funivie fino al Piccolo Cervino e da lì inizia la vera e propria salita sul ghiacciaio. Il gruppo procede in cordata, con le squadre di volontari che si alternano nel traino fino alla vetta, per poi impegnarsi a frenare l’ausilio durante la discesa.
Ma quello che rende speciale questo progetto non è solo l’aspetto sportivo, bensì il suo profondo valore umano e sociale. Ogni salita ha la sua storia, emozioni particolari, situazioni specifiche, ma c’è sempre qualcosa che le accomuna tutte: la gioia immensa di ciascun partecipante, il senso di gratitudine e di incredulità, le lacrime di poter dire “ce l’ho fatta!”

Le prime due ascese del 2025 hanno visto protagonisti Piersandro Maggi e Alen Sonza, che hanno raggiunto il Breithorn rispettivamente il 31 maggio e il 29 giugno: la loro felicità è forse l’immagine che meglio sintetizza il traguardo raggiunto.
“Roberto e Daniele mi sono sembrati degli angeli venuti dal cielo”, ha detto Piersandro, “e trovo meraviglioso quello che fanno per persone come noi: ma il vero regalo che mi è stato fatto è stato condividere quell’emozione con amici di sempre e con persone che non conoscevo, ma con cui si è creato un legame fortissimo”.
La prossima salita, con Maxence Mattioli, è stata posticipata al 9 agosto, per le cattive condizioni meteo della data originariamente prevista. Maxence è un ragazzo francese che è volato da Parigi a Torino per essere pronto alla salita: fa parte dell’Associazione À tour de bras, che ha come obbiettivo promuovere l’integrazione e la maggior consapevolezza delle proprie capacità attraverso lo sport.

Fotografia dell'ascesa degli Alpinisti InSuperAbili verso il Breithorn
Piersandro al centro, verso il Breithorn

Quando poi si ritorna alla base si celebra insieme il traguardo raggiunto con un momento di festa carico di emozione: un’occasione per condividere sorrisi, abbracci e la gioia autentica di un’impresa vissuta fianco a fianco, dove ogni passo ha il valore di un sogno realizzato.
Gli Alpinisti InSuperAbili dimostrano che lo sport può essere molto più di una semplice attività fisica: può diventare un potente strumento di inclusione sociale, capace di abbattere barriere che spesso sembrano insormontabili. Perseguendo l’obiettivo di rendere il progetto replicabile e autosufficiente: “quest’anno ci siamo strutturati un po’ di più e stiamo anche cercando di raggiungere un’autonomia finanziaria”, conclude Daniele Boero, “per garantire ai nostri ospiti di salire a costo zero”.

Con una crescente rete di sostenitori, Alpinisti InSuperAbili si sta trasformando da sogno a realtà consolidata, ricordando che i traguardi più belli sono quelli che si raggiungono insieme. Perché, quando si punta a un obiettivo con il cuore, la competenza e la solidarietà, anche le vette più alte diventano raggiungibili.

Alpinisti InSuperAbili

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