La direttiva ECGT, (Empowering Consumers for the Green Transition, attualmente la normativa più vicina a uno schema contro il greenwashing) approvata nel 2024, nasce da un dato preciso: circa il 40% dei messaggi ambientali usati dalle imprese europee risultava vago, non verificabile o privo di basi oggettive. Le norme introducono criteri chiari per l’uso di termini come “eco-compatibile” o “biodegradabile”, requisiti più stringenti per le etichette di sostenibilità, e obblighi di trasparenza su durabilità e riparabilità dei prodotti.
Venti Paesi, tra cui Francia, Spagna, Paesi Bassi, Austria, Polonia e Svezia, non hanno rispettato il termine di recepimento. La Commissione ha aperto le procedure di infrazione: i governi coinvolti hanno due mesi per rispondere, dopodiché l’iter può proseguire verso sanzioni. Lo riporta ESG News.
Come funziona la procedura di’infrazione? La Commissione manda una lettera di messa in mora allo Stato membro, che ha due mesi per rispondere. La Commissione valuta la risposta e, se ritiene insufficiente l’adeguamento, emette un parere motivato, dopodiché può portare il caso direttamente davanti alla Corte di Giustizia UE, che può condannare lo Stato e imporre sanzioni pecuniarie (somme forfettarie e/o penalità giornaliere). Nel caso specifico, mancato recepimento di una direttiva, i tempi sono in genere più rapidi rispetto ad altre infrazioni, perché la violazione è oggettiva e facilmente dimostrabile.
L’Italia per questa volta è stata brava, infatti con il D.Lgs. 30/2026 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 9 marzo e in vigore dal 24 marzo, ha rispettato la scadenza, tra i pochi a farlo.
Il dossier parallelo
Parallelamente, dal giugno 2025 è in stand-by la Green Claims Directive, una normativa più ambiziosa che avrebbe regolato in modo sistematico tutte le dichiarazioni ambientali rivolte ai consumatori, non solo le etichette, ma qualsiasi affermazione con cui un’azienda comunica la propria sostenibilità.
Il 23 giugno 2025, meno di tre ore prima della sessione conclusiva del trilogo, il Consiglio ha cancellato il tavolo. La Commissione aveva nel frattempo annunciato l’intenzione di ritirare la proposta, e all’interno del Consiglio si era consumato un cambio di posizione. I presidenti delle commissioni parlamentari competenti — Antonio Decaro (S&D, ENVI) e Anna Cavazzini (Greens/EFA, IMCO) — hanno parlato di precedente istituzionale pericoloso, sottolineando come due anni di lavoro legislativo siano rimasti senza esito.
Secondo una fonte UE, da noi interpellata scorso marzo, ‘la presidenza danese (luglio-dicembre 2025) aveva tentato di ricostruire una maggioranza qualificata in Consiglio attraverso incontri bilaterali con tutti gli Stati membri, senza trovare la base necessaria per far avanzare il dossier. Con la presidenza cipriota, al momento non sono in corso negoziati tra i due co-legislatori.’
Da allora non ci sono aggiornamenti ufficiali, la situazione è su questa pagina.
Perché conta
Le due norme operano su piani distinti. L’ECGT agisce a valle: interviene sulle pratiche commerciali scorrette, stabilisce cosa non si può dire e sanziona chi lo dice. È uno strumento di tutela del consumatore già rodato nel diritto europeo, rafforzato per tenere il passo con la proliferazione dei claim ambientali. Le procedure di infrazione appena avviate servono esattamente a questo: fare in modo che le nuove regole non restino sulla carta, ma vengano recepite e applicate in modo uniforme nei singoli ordinamenti nazionali. In assenza di una normativa più ampia, è anche l’unico presidio operativo oggi disponibile.
La Green Claims Directive avrebbe lavorato a monte: non sanzionare il falso dopo, ma definire preventivamente cosa può essere considerato vero — attraverso un sistema di verifica indipendente delle dichiarazioni ambientali prima che arrivino al mercato. Un salto qualitativo significativo, che per ora resta in sospeso.
(Foto di Christian Lue su Unsplash)








