armadioverde, il second-hand è cool e divertente

David Erba, cofondatore di armadioverde, ci racconta la magia di questa piattaforma

Ultimo aggiornamento 17 febbraio 2021: armadioverde è diventato una società benefit!

Armadioverde, la più importante piattaforma di re-commerce in Italia, si basa sul concetto delle ‘stelline’.

Se ti iscrivi alla piattaforma, ti aprono un conto con 100 stelline; se gli vendi i tuoi vestiti, ti pagano in stelline; se vuoi comprare, paghi in stelline aggiungendo solo un piccolo importo in euro. Senza le stelline non puoi comprare, ma le puoi guadagnare facilmente investendo quello che “fa la muffa” nel tuo armadio, o che non ti serve più. Con armadioverde impari a dare valore alle cose ed entri in un meccanismo virtuoso, quasi di gamification, in cui l’offerta è molto ampia, rinnovata praticamente tutti i giorni: è impossibile non trovare qualcosa da comprare.

Insomma, le stelline sono una divertente moneta di scambio che rappresentano un nuovo valore. Un meccanismo che “acchiappa” e che ha contribuito non poco al successo di questa piattaforma, come ci ha detto David Erba, Ceo e co-fondatore di armadioverde.

“Le stelline sono una magia. E’ bellissimo per noi vedere il cambiamento nelle persone, nei nostri utenti; prima ti dicono che non hanno nulla da darti, ma quando ci prendono la mano, diventa un gioco. Se vuoi comprare e ti servono stelline, cerca subito qualcosa nel tuo armadio che non metti più, che non ti piace o non ti è mai piaciuta, tutti ne abbiamo qualcuna!”

David Erba è appassionato e divertente quando parla di armadioverde, società che ha creato con la moglie Eleonora Dellera nel 2015.

“E’ andata così: facevo il consulente, poi nella mia vita è arrivata Virginia la mia prima figlia. Dopo un anno avevamo un armadio pieno di cose sue inutilizzate. Quindi ho cominciato a pensare dove sarebbero finite, dove le avremmo messe e che sarebbero aumentate; ho immaginato che tutti avessero lo stesso problema e che sarebbe rimasto tale finché i figli non se ne fossero andati di casa.

Per abitudine professionale ho cominciato ad analizzare il problema, sperando, anzi sicuro, che qualcuno avesse già trovato una soluzione. La vendita dell’usato è certamente sempre esistita, i mercatini, ecc, ma io cercavo una soluzione complessiva che facilitasse l’acquisto e la vendita, senza le complicazioni della stagionalità, del conto vendita, del recarsi fisicamente a portare (o prendere le cose); e ho scoperto che questa soluzione che cercavo, non c’era.

A quel punto mi son detto ‘va beh, allora lo faccio io!’. E così invece di comprarmi la casa, io ed Eleonora abbiamo investito i nostri risparmi in un’azienda e ci siamo buttati”.

La fortuna aiuta gli audaci dice il proverbio, perché bisogna riconoscere che dei giovani genitori (che hanno già un lavoro!) che investono tutto in un’azienda sono davvero coraggiosi. Ma David ed Eleonora sanno il fatto loro.

“Così è iniziata l’avventura – racconta David – inizialmente abbiamo sviluppato un modello offline, ci serviva per far esperienza e mettere a fuoco il progetto, ci occupavamo solo dell’abbigliamento per bambini. Non era un mercatino, sin da allora abbiamo introdotto il sistema delle stelline che ancora oggi utilizziamo: portavi i vestiti, acquisivi stelline e con le stelline compravi altri vestiti. In un anno abbiamo aperto sei negozi, la gente ci chiamava da tutte le parti, chiedevano come potevano fare a utilizzare anche loro questo servizio, e così che abbiamo deciso di andare online: è stata una scelta giusta. Abbiamo trovato investitori che ci hanno finanziato e siamo cresciuti costantemente, oggi facciamo in un giorno quello che prima facevamo in un mese. Ed è solo l’inizio perché le persone sono tutte molto più sensibili al tema dell’ambiente e noi in effetti siamo un esempio e un modello di economia circolare in un settore altamente inquinante come quello dell’abbigliamento. Nessuno oggi vuole sentirsi uno sprecone”.

Recentemente l’azienda ha anche anticipato i buoni propositi per il 2021, maturati in un anno difficile a causa della pandemia ma che per armadioverde è stato anche un anno di crescita, avendo incrementato notevolmente le vendite: le persone sono più attente alla sostenibilità, a soluzioni che permettono di risparmiare, possono comprare senza uscire da casa e nonostante tutto hanno bisogno di curare l’abbigliamento, cambiarsi e non perdere l’esperienza ludica della scelta di un vestito.

Le nuove proposte di armadioverde riguardano l’upcycling: UPBAG è la capsule collection di borse realizzate con tessuti riciclati dedicata al Natale, a segnare il primo passo di una lunga serie di progetti di upcycling che l’azienda sta già pianificando per il prossimo anno. La produzione è stata possibile con l’essenziale contributo di Beltbag, il marchio di accessori di moda ecosostenibili in upcycling della Società Cooperativa Sociale Onlus Occhio del Riciclone e grazie alla partnership tra armadioverde e l’organizzazione umanitaria Humana People to People,. 

“L’industria della moda è tra le più inquinanti al momento e deve oggi assolutamente rivoluzionarsi. Il modello del fast fashion è stato particolarmente aggressivo, ha prodotto scarsa qualità, eccessi di invenduto, sprechi, ha portato disastri ambientali e anche sociali, con milioni di persone che vengono sfruttate e sottopagate. Questo comincia a essere noto ai consumatori, perciò anche il mercato del second hand è diventato ‘cool’, non qualcosa di ‘sfigato’. – spiega David –

“Il fast fashion ha indotto una spasmodica necessità di continuare a rinnovare il guardaroba, il look, ha favorito un iper consumo, ma l’effetto paradossale è che ha creato una quantità di prodotto poco utilizzato che torna a essere disponibile sul mercato, nei circuiti dell’usato e dell’upcycling.

Se oggi nelle persone c’è questa necessità, amplificata da alcuni fenomeni mediateci e dai social media, di cambiare look continuamente, di presentarsi in modo sempre diverso, non saremo noi a soffocarla. In fondo è anche espressione di creatività, di gioia e di uno stile di vita. Pensiamo però che debba essere conciliata con l’etica, con un sistema di consumo virtuoso che allunghi il ciclo di vita del prodotto, e crediamo che armadioverde sia proprio adatto a questo scopo.

Non siamo gli unici a farlo, ci sono altre piattaforme che consentono di creare questo mercato ‘liquido’ dell’abbigliamento che consente di muovere tutti i vestiti, fino a esaurirne il valore, piattaforme come Depop, Vintag, Vestiare Collective, sono tutte nate perchè cominciava a esserci tantissimo prodotto che si accumulava…e ciò ha creato una massa critica di coscienza, di consapevolezza su quanto spreco c’è!

Rispetto ad altre piattaforme, che fanno un ottimo lavoro ma che hanno un modello di vendita diretta tra persone, noi ci distinguiamo per esserci fatti carico di agevolare e rendere più semplice la vendita e l’acquisto: abbiamo un centro logistico, controlliamo i capi, li andiamo a prendere a casa delle persone. Ci avviciniamo alla user experience Amazon che elimina tutti i fastidi del processo di vendita. Creiamo un circolo virtuoso in cui le persone sono contente, sono più leggere, perché percepiscono che stanno facendo qualcosa di ben fatto che elimina gli sprechi”.

Per il 2021 armadioverde vuole ampliare le collaborazioni con studenti di istituti di moda e design e con associazioni che operano nel sociale per affermare un modello basato sullo sviluppo di prodotti per la moda riciclati o risultato di un processo di upcycling totalmente Made in Italy, nel rispetto della “qualità ecosostenibile”.

Armadioverde, pioniere della circular economy nell’abbigliamento in Italia, conta oggi una community di oltre 600.000 iscritti. 

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