Re-loved, la seconda vita del guardaroba

Come nasce la mia passione per l'upcycling e Re-loved

Ho una passione incontenibile per i vestiti.
Mi piace anche la moda, certo, ma la moda è inafferrabile. A me invece i vestiti piace toccarli, capire di che tessuto sono fatti, da quanti pezzi è composto il cartamodello e in che ordine sono stati assemblati, voglio vedere come cadono addosso, che forma prendono e come dialogano con gli altri capi. Un piacere più fisico che intellettuale.
I vestiti mi piacciono perché, fin da quando ero bambina, la trasformazione di un insieme di fili in qualcosa che si può indossare mi ha sempre riempito di stupore. E mia mamma è una maga, con le forbici al posto della bacchetta.
Quando vedi nascere un capo, anche senza capire fino in fondo gli aspetti tecnici della sartoria, impari a dare valore all’artigianato: a differenza della produzione in serie, solitamente il pezzo unico nasce con un destinatario in testa. Ogni aspetto viene curato nei dettagli. E l’unicità, unita alla personalizzazione è il punto di forza delle micro-collezioni di designer indipendenti, che stanno prendendo sempre più piede grazie anche alla visibilità offerta dai social.
Da ragazzina, approfittavo dell’abilità e della pazienza di mia mamma per inseguire le tendenze: ogni stagione c’era da stringere o da accorciare, a seconda di quello che vedevo nelle vetrine. Le facevo modificare continuamente quello che avevo nell’armadio, per avere l’illusione di ampliare il guardaroba. Perché i vestiti mi sono piaciuti sempre, e non ne ho mai avuto abbastanza.
Ironia della sorte, per i corsi e ricorsi delle tendenze, sono sempre stata allineata con la moda che mia mamma portava alla mia età. Peccato che al liceo i suoi vestitini anni ’70 non andassero d’accordo con i miei fianchi. Lei li aveva tenuti come reliquie, e io avevo iniziato a cannibalizzarli: stacca la gonna, togli la cintura, metti un elastico e vedrai che ci entro anch’io.
Questo probabilmente è il punto di partenza di Re-loved: dare una seconda possibilità a un abito o un accessorio che ha passato il momento di gloria, ed è finito dimenticato in fondo a un cassetto. Quando mi sono accorta che alcune delle mie idee suscitavano curiosità, ho iniziato a saccheggiare mercatini e negozi dell’usato alla ricerca di tessuti e capi da riciclare, ad assemblare materiali che suonavano bene insieme e a portare tutto a mia volta ai mercatini, per raccogliere feedback da chi si ferma al banco.
Quando mi chiedono quale sia l’essenza del mio brand, parto dalla definizione di upcycling: “il processo di trasformazione di sottoprodotti, materiali di scarto, prodotti inutili o indesiderati in nuovi materiali o prodotti percepiti di maggiore qualità”. Re-loved è semplicemente un progetto di recupero di abiti e accessori.

Claudia Zanetti nel suo atelier

A volte basta poco, un intervento di styling rinforzato: provate a togliere le spalline, aggiungere una cintura, arrotolare le maniche a un cappotto da uomo per farlo diventare inaspettatamente femminile.
In altri casi invece si usa solo il materiale e se ne stravolge forma e funzionalità: in questo modo, un maglioncino di cachemire infeltrito sotto le ascelle diventa un caldissimo turbante, la cravatta con la fantasia chiassosa un cerchietto, una tenda di pizzo può essere indossata come una gonna e da un asciugamano spaiato si ricavano 30 dischetti in cotone perfetti per struccarsi.
Sono diventata col tempo più consapevole dei miei acquisti, e sono orgogliosa di fare la mia piccola parte per un sistema, quello della moda, che può e deve essere più sostenibile.
Invece che partire da una suggestione, disegnare il modello, scegliere il tessuto e realizzare un abito, seguo il processo inverso: osservo il capo finito e mi faccio venire un’idea su come valorizzare il suo punto di forza: Cos’è che mi attrae? la fantasia, il taglio, il materiale? Come posso farlo risaltare?
Prima di finire al macero, causando un dispendio energetico notevole anche per lo smaltimento, i vestiti di qualità possono avere una seconda vita, conoscere un nuovo proprietario che se ne affeziona, essere “riamati”, appunto. E io facilito semplicemente questo passaggio.

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