L’artigianato che nasce dalle foglie del mais

Grazie alla Pro Loco del Rojale in Friuli è stata rilanciata l’antica tecnica di lavorazione dello “scus”, un perfetto connubio tra artigianalità e sostenibilità

L’artigianato tradizionale è da sempre un ambito di grande fascino, tuttavia, da almeno una decina d’anni, il settore sta vivendo una costante decrescita: in questo periodo il numero di artigiani iscritti all’Inps è diminuito di circa 300.000 unità. Una recente analisi dell’ufficio studi della Cgia di Mestre individua le cause principalmente nel limitato ricambio generazionale e nella concorrenza dei prodotti venduti dalla grande distribuzione.
Il Presidente di Confartigianato Marco Granelli ha spesso sottolineato la difficoltà degli imprenditori artigiani nel trovare manodopera e personale specializzato: è inoltre urgente creare un legame più efficace tra la scuola e il mondo del lavoro, puntando sull’apprendistato. Lo stesso Granelli non ha nascosto le preoccupazioni in merito ai lavoratori potenzialmente a rischio a causa delle nuove tecnologie, intelligenza artificiale in primis, ma ha altresì incoraggiato l’intelligenza artigiana a governare l’intelligenza artificiale.

Nel pittoresco paese di Reana del Rojale, situato a soli 10 km da Udine, vive una tradizione artigianale unica nel suo genere. La comunità locale ha riscoperto l’antica arte dello “scus”, che in dialetto friulano identifica l’involucro che avvolge la pannocchia. A partire dunque dalle foglie di mais si possono creare borse, ceste, bambole e altri oggetti, dando vita a un vero e proprio tesoro di creatività e sostenibilità.

L’origine di questo artigianato viene fatta risalire al 1620, quando il granoturco comparve qui per la prima volta: dalla coltivazione ci si rese presto conto che si poteva utilizzare ogni elemento della pianta, compreso il “cartoccio”. I contadini lo utilizzarono inizialmente come lettiera per gli animali e come imbottitura dei materassi: poi fu creata la prima corda, da cui si è sviluppato l’intreccio, tuttora in uso. Furono soprattutto le donne e i bambini che iniziarono a lavorare lo scus anche per aggiungere una piccola entrata economica nelle famiglie.

Alcuni oggetti esposti al Museo dello scus a Reana del Rojale

Dallo sviluppo all’abbandono alla ripresa

Fra gli anni ’60 e ’80 del secolo scorso fu creata da don Mario Fabrizio la Cooperativa Artigiana Cartocciai Friulani, con relativa scuola professionale, che aveva sede a Cortale di Reana del Rojale: fu grazie all’intuito del sacerdote che il commercio delle borse di “Scus del Rojal” riuscì a svilupparsi e le vendite si estesero in tutta Europa, arrivando persino a New York. Nonostante l’arte dello scus fosse antica e radicata nella tradizione locale, l’arrivo della plastica e dell’automazione ha portato a un periodo di declino.

Tuttavia, in tempi più recenti, grazie all’impegno della Pro Loco del Rojale, questo artigianato è stato rilanciato. In un mondo sempre più orientato verso la produzione di massa e l’uso di materiali sintetici, l’arte dello scus rappresenta un affascinante ritorno alle radici, un’espressione autentica del genio creativo dei suoi abitanti.

Le foglie di mais sono una fibra incredibilmente robusta e si rivelano perfette per molteplici creazioni: fin dall’inizio c’erano le borse conosciute come “sportis”, resistenti e idonee per ogni utilizzo. Poi sono stati realizzati contenitori di varie forme e dimensioni, per passare ad altri oggetti per la casa; quindi è stata la volta di graziose bambole chiamate “pipinis”, di fiori impiegati come decorazioni e bomboniere, e molto altro ancora.

Le possibilità creative dell’arte dello scus sono praticamente infinite, tutto dipende dalla fantasia e dall’abilità degli artigiani. Artigiani che sono maestri nell’arte dell’intreccio: con abilità e precisione, trasformano le foglie di mais in opere d’arte uniche, che portano con sé l’eredità di generazioni passate. Ogni oggetto è unico e si caratterizza per l’elevata resistenza e durabilità: borse, ceste, bambole di scus non solo incantano con la loro bellezza, ma testimoniano la straordinarietà di un materiale come le foglie di mais, rappresentando un esempio eccellente di economia circolare, dove nulla viene sprecato e tutto viene riutilizzato.

Preservare e promuovere le tradizioni culturali

Le bamboline realizzate per occasioni speciali

L’impegno della Pro Loco del Rojale si rivolge anche a coloro che desiderano immergersi ancora di più nell’arte dello scus: esistono infatti dei corsi di lavorazione, che offrono l’opportunità di apprendere direttamente dalle mani esperte delle maestre cartocciaie del Rojale (sono prevalentemente donne). Queste lezioni consentono di scoprire i segreti dell’intreccio delle foglie di mais, di acquisire le abilità necessarie per creare i propri capolavori, specializzandosi magari nella creazione di elementi decorativi o composizioni floreali, e di preservare una tradizione che rischierebbe altrimenti di andare perduta nel tempo.

Oggi, gli oggetti realizzati con lo scus possono essere trovati in diversi negozi che vendono oggettistica tradizionale, non solo a Reana del Rojale, ma anche in varie località del Friuli e durante eventi specifici, come l’Artigiano in Fiera a Milano. È possibile ammirare e acquistare queste opere d’arte uniche, contribuendo così a promuovere l’antica tradizione artigianale della regione.

L’arte dello scus racchiude una storia di passione, creatività e sostenibilità: è un esempio tangibile di come tradizione e innovazione possano fondersi armoniosamente, offrendo al tempo stesso un’esperienza autentica e una lezione preziosa sull’importanza di preservare le nostre radici culturali. Reana del Rojale appare come un emblema del ritorno alle origini, dimostrando che la bellezza e la durabilità dell’artigianato tradizionale possono ancora affascinare e conquistare i cuori delle persone.

Pro Loco del Rojale

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