Cambiamento climatico, le cose fondamentali da sapere

E' oggi la più grande sfida dell'umanità. Riusciremo a fermare il cambiamento climatico? Ecco quali sforzi serviranno

Le parole ‘cambiamento climatico‘ sono ormai al centro di moltissime notizie e dell’agenda politica, ma non sempre è facile comprendere tutto quello che ascoltiamo, perché si tratta di un argomento complesso, di natura tecnico-scientifica. Dai grandi politici ai giovani di Fridays for future e Greta Thunberg, di ‘cambiamento climatico‘ si parlerà sempre di più via via che ci avviciniamo all’appuntamento con la COP26 di Glasgow, un evento che vede la cooperazione mondiale riunirsi per prendere importanti decisioni proprio sul clima.

Perché? La prima informazione essenziale che ti diamo è anche la risposta a questa domanda: oggi sia a livello governativo, che a livello di società, i cambiamenti climatici sono il primo e più importante problema da risolvere. Siccome le immagini spesso sono più efficaci delle parole, guarda questa vignetta, diventata molto popolare negli scorsi mesi, riesce a dare l’idea della grandissima importanza che ha oggi questo tema.

La vignetta raffigura tre enormi onde che si stanno per abbattere su una città: la più piccola è l'onda del Covid19, la successiva, più grande, è quella della recessione; la terza, che sovrasta tutte le altre, è quella del cambiamento climatico.

Definizione di cambiamento climatico

La locuzione ‘cambiamento climatico‘ (in inglese, climate change) significa letteralmente proprio quello che pensi: un cambiamento del clima del pianeta. Ma facciamo un passo indietro, come se fossimo alle scuole elementari, cosa si intende per ‘clima’?

Cos’è il clima

Siamo abituati a considerare equivalenti i termini ‘clima ‘e ‘tempo’. In realtà, per quanto il clima sia il risultato di una serie di condizioni meteorologiche (temperatura atmosferica, venti, precipitazioni), che si verificano in una località, una regione, un continente nel corso dell’anno, quando parliamo di clima ci si riferisce a delle condizioni metereologiche che sono stabili da almeno 30 anni. Ciò dipende dalla scala che stiamo tenendo in considerazione, ma certamente possiamo dire che il clima è influenzato da tantissimi in fattori, quelli cosmici (movimenti e forma della Terra) e quelli geografici (latitudine, altitudine, distanza dal mare, orientamento delle masse continentali e dei sistemi montuosi, correnti marine, azione umana). Il clima è pertanto un sistema piuttosto complesso, con dei suoi equilibri che possono essere mandati in tilt con il cambiamento di un solo, singolo elemento, figuriamoci se ha cambiare sono diversi elementi, come sta avvenendo.

Clima ed effetto serra

Il clima sulla terra è ospitale per la vita dell’uomo grazie all’effetto serra, che è un fenomeno (entro certi limiti) del tutto naturale e positivo: senza l’effetto serra (per il quale alcuni gas dell’atmosfera come la CO2 catturano l’energia del Sole riscaldando la Terra) la temperatura media del pianeta sarebbe mediamente di -15 gradi, non adatta a moltissime forme di vita. Questo effetto serra naturale, se non è disturbato da eventi estremi, non è ovviamente pericoloso perché in equilibrio: la CO2 “naturale” è immediatamente riassorbita dall’ecosistema tramite la fotosintesi clorofilliana delle piante. Cio’ che si sta rivelando catastrofico è l‘effetto serra antropico, cioè derivante da attività umane (industria, agricoltura, allevamento, trasporti) che non riesce ad essere riassorbito e di conseguenza si accumula nell’atmosfera dove rimane anche 100 anni, provocando danni che solo in parte riusciamo a prevedere.

Come sta cambiando il clima?

E’ dal 1970 che i climatologi e gli scienziati stanno osservando una variazione del clima che consiste in un aumento delle temperature, lo hanno chiamato surriscaldamento globale. Tra le conseguenze ci sono la riduzione delle masse di ghiaccio polare e continentale, e lieve innalzamento del livello marino.

La maggior parte degli esperti, i più ottimisti, prevede entro questo secolo un aumento di temperatura media globale compresa fra 1,5 °C e 3 °C; secondo altri, continuando le attività umane a mantenere lo stesso impatto attuale, l’aumento potrebbe arrivare anche oltre, con conseguenze devastanti.

La grande preoccupazione di tanti scienziati e personalità politiche e civili ha dato vita nel 1988, sotto l’egida delle Nazioni Unite, all’organizzazione Intergovernmental Panel on Climatic Change (➔ IPCC), un gruppo di lavoro internazionale sul clima che studia e pubblica peridoci rapporti sullo stato di salute del pianeta e il cambiamento climatico.

Il più recente rapporto è stato pubblicato recentemente offrendo una previsione decisamente molto preoccupante di quanto è già in atto e di quanto ci attende nei prossimi anni.

Cause del climate change

La maggior parte dei climatologi attribuisce il riscaldamento globale all’accresciuto rilascio di gas serra, principalmente anidride carbonica, derivanti da attività industriali e agricole. Si tratta cioè di attività umane che eccedono la capacità di rigenerazione del pianeta: quest’anno abbiamo esaurito le risorse naturali disponibili il 9 luglio (Earth Overshoot Day), cioè abbiamo sovrasfruttato le risorse del pianeta e comiciato a intaccare quelle del 2022. Questo sovrasfruttamento è una delle cause del cambiamento climatico, poichè significa che è aumentata la nostra impronta ecologica, la deforestazione, la biocapacità delle foreste, la biodiversità, l’equilibrio degli oceani.

Andando nello specifico, le cause principali del cambiamento climatico vengono dalla comunità scientifica individuate nella combustione di combustibili fossili (petrolio e idrocarburi, carbone e gas naturale, la cui combustione rilascia CO2) e nella deforestazione (che riduce il polmone verde che assorbe CO2).

L’eccesso di emissioni di CO2 è cominciata nel 1800 con la rivoluzione industriale (le macchine a vapore bruciavano carbone) e da allora non si è più fermata, andando poi sempre più aumentando con l’intenso uso dei carburanti derivati dal petrolio, cui si è aggiunto anche il metano. L’aumento della popolazione mondiale, della mobilità, di un modello economico a crescita continua ha determinato e continua a determinare, una richiesta energetica e di cibo senza limiti.

Qui di seguito un video della Nasa mostra il surriscaldamento terrestre dal 1880 al 2020.

Gli appassionati di dati troveranno molto interessante questo sito della Nasa dedicato al climate change.

Conseguenze – Cosa ci aspetta?

Riduzione dei ghiacci polari e conseguente innalzamento del livello medio dei mari stanno aumentando le inondazioni costiere, l’erosione, la salinizzazione del terreno e il pericolo di inondazioni permanenti nelle aree a bassa quota; l’aumento delle temperature determina la frequenza di fenomeni meteorologici estremi, quali uragani, tornado, tempeste tropicali, lunghi periodi di siccità, precipitazioni estremamente intense e concentrate nello spazio e nel tempo; questo determina ulteriori calamità come inondazioni, smottamenti, erosione, incendi e desertificazione.

Sono eventi che stiamo tutti più o meno sperimentando anche su scala ridotta a livello locale, ma esistono luoghi del mondo in cui il cambiamento climatico ha già cotretto le popolazioni che lì vivevano a migrare altrove: nel 2019 i rischi legati a eventi meteorologici hanno costretto alla fuga circa 24,9 milioni di persone in 140 Paesi. Le migrazioni climatiche sono già comincite e saranno uno dei fenomeni più gravi a livello sociale di questo secolo.

Come fermare il cambiamento climatico?

Possiamo fermarlo, siamo ancora in tempo?

Se pensiamo che sono passati già oltre 50 anni da quando tanti scienziati cui non si è dato retta denunciavano il cambiamento del clima e che oggi praticamente stiamo ancora cercando di mettere tutti i Paesi d’accordo sul come fare, la dice lunga sul fatto che forse siamo fuori tempo massimo.

Servirà uno sforzo davvero unitario, di tutti i Paesi, per fermare il cambiamento climatico: è inutile lo sforzo di alcune nazioni, il pianeta è un unico ecosistema, pertanto solo con sforzi congiunti e possibile trovare soluzioni ed avere un impatto.

Abbiamo strumenti a nostra disposizione, prima di tutto la scienza e la tecnologia, che sono in grado di fornirci la conoscenza necessaria per affrontare questo problema estremamente complesso e sfaccettato.

Per questo è molto importante in questo momento guardare alla COP26 come un evento storico: dal 9 al 20 novembre oltre 30.000 delegati, tra cui Capi di Stato, esperti climatici e attivisti, dovranno concordare un piano d’azione coordinato per affrontare il cambiamento climatico. E’ forse l’ultima occasione che abbiamo, come comunità internazionale, per adottare risoluzioni vincolanti e stringenti che mettano tutti di fronte alle proprie responsabilità ed evitino di oltrepassare quel punto di non ritorno nelle modifiche del clima e del nostro habitat.

Gli obiettivi della COP26

Sono 4, li riportiamo esattamente dal sito ufficiale:

1. Azzerare le emissioni nette a livello globale entro il 2050 e puntare a limitare l’aumento delle temperature a 1,5°C

Ad ogni Paese chiediamo di presentare obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni entro il 2030 che siano allineati con il raggiungimento di un sistema a zero emissioni nette entro la metà del secolo.

Per raggiungere questi obiettivi ambiziosi, ciascun Paese dovrà:

  • accelerare il processo di fuoriuscita dal carbone
  • ridurre la deforestazione
  • accelerare la transizione verso i veicoli elettrici
  • incoraggiare gli investimenti nelle rinnovabili

2. Adattarsi per la salvaguardia delle comunità e degli habitat naturali

Il clima sta già cambiando e continuerà a cambiare provocando effetti devastanti anche riducendo le emissioni.

Alla COP26 dobbiamo lavorare insieme per incoraggiare i Paesi colpiti dai cambiamenti climatici e metterli in condizioni di:

  • proteggere e ripristinare gli ecosistemi
  • costruire difese, sistemi di allerta, infrastrutture e agricolture più resilienti per contrastare la perdita di abitazioni, mezzi di sussistenza e persino di vite umane

3. Mobilitare i finanziamenti

Per raggiungere i nostri primi due obiettivi, i Paesi sviluppati devono mantenere la loro promessa di mobilitare almeno 100 miliardi di dollari l’anno in finanziamenti per il clima entro il 2020. 

Le istituzioni finanziarie internazionali devono fare la loro parte e tutti noi dobbiamo lavorare per liberare le migliaia di miliardi che la finanza pubblica e quella privata dovranno impiegare per raggiungere zero emissioni nette globali.

4. Collaborare

Solo lavorando tutti assieme potremo affrontare le sfide della crisi climatica.

Alla COP26 dobbiamo:

  • finalizzare il “Libro delle Regole” di Parigi (le regole dettagliate necessarie per rendere pienamente operativo l’Accordo di Parigi)
  • accelerare le attività volte ad affrontare la crisi climatica rafforzando la collaborazione tra i governi, le imprese e la società civile

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