Caro bolletta, si invoca lo stato di emergenza energetica

9 associazioni dei consumatori, Legambiente e l’organizzazione dei trader presentano al Governo un Manifesto e delle proposte per una transizione energetica che salvaguardi le tasche delle famiglie e delle imprese.

L’Obiettivo 7 dell’Agenda 2030 (Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili), sembra allontanarsi, piuttosto che il contrario. O per lo meno, è sempre più irto di ostacoli.

Il tema del caro bolletta ne è una prova che tocca nel vivo consumatori e imprese: in un momento di grande crisi economica e sociale dovuta alla pandemia e anche di transizione ecologica divenuta improvvisamente emergenza, l’aumento dei prezzi in bolletta che supera il 40% per l’energia elettrica non ci voleva proprio. Si è stimato che il rincaro costerà a ogni famiglia italiana circa mille euro, una stima al ribasso, considerato che gravando anche sulle imprese si rifletterà in un ulteriore aumento dei beni di consumo. Assoutenti ha già previsto che spenderemo a famiglia media almeno 217 euro all’anno per gli alimentari, +519 euro per i trasporti.

La Confcommercio avverte che per un milione di imprese, dalla ricettività e alla ristorazione, nonostante le misure di contenimento già adottate dal Governo, il caro energia si tradurra in un rincaro del 76%, ovvero un aumento della spesa energetica complessiva per gas ed elettricità che passerà da 11,3 miliardi di euro del 2021 a 19,9 miliardi.

Il caro bolletta riguarda tutta l’Unione europea, e ogni Paese sta intervenendo a suo modo per contenere il danno, il governo italiano ha stanziato finora 8,5 miliardi di euro per mitigare i rialzi (1,2 miliardi a luglio, 3,5 a ottobre e 3,8 nella legge di bilancio), cui va aggiunto il miliardo per le famiglie in difficoltà. Allo studio inoltre ulteriori interventi – il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, è in prima linea su questo – che si spera possano alleviare l’esborso di famiglie e imprese.

Secondo il direttore Italia di Enel, Nicola Lanzetta ‘L’aumento attuale dell’energia elettrica deriva, quasi esclusivamente, dall’aumento del gas, che è ‘il vero colpevole. Dice in un’intervista con ANSA che “oggi il sistema-Italia ha poco meno del 50% di energia prodotta da varie forme e 50% prodotta dal gas” per cui “all’aumentare del costo del gas aumenta il prezzo di produzione dell’energia elettrica”. Alla luce del fatto che l’Italia importa il 90% di gas, la soluzione al caro-bollette è “l’utilizzo di energie rinnovabili. Tanto più come Paese produciamo da fonti rinnovabili tanto più il prezzo si abbasserà”.

Secondo il ministro Cingolani, la situazione internazionale non aiuta: “Con i venti di guerra in Ucraina, la Cina che rastrella tutto il metano sul mercato per uscire dal carbone, e le rinnovabili che stentano a decollare, il gas resterà caro a lungo. Così, ha aggiunto Cingolani, “per il nostro paese, come per gli altri in Europa, è arrivato il momento di una strategia strutturale”.


Intanto, c’è chi invoca – e non a torto – lo stato di emergenza: una cordata di associazioni dei consumatori (Assoutenti, Adusbef, Codacons, Confconsumatori, Casa del consumatore, Ctcu, Lega Consumatori, Movimento difesa del Cittadino, Associazione utenti servizi radiotelevisivi), unitamente a Legambiente e all’Associazione di Reseller e Trader dell’Energia (A.R.T.E.) ha presentato al Governo un documento sulla crisi energetica che investe il nostro paese, una sorta di Manifesto della crisi energetica, che contiene una serie di proposte per arginare il caro-bollette, ridurre le tariffe in capo a famiglie e imprese anche riformando i meccanismi di prezzo e di fiscalità dell’energia e soprattutto premiare l’efficienza energetica, la ricerca e realizzazione di nuove fonti e gas rinnovabili come l’idrogeno.


Si legge nel documento presentato dalle 9 associazioni dei consumatori, dagli ambientalisti e dall’organizzazione dei trader al Presidente del Consiglio Mario Draghi e ai Ministri dello sviluppo economico, dell’Economia e della Transizione Ecologica:
 
“Considerata l’attuale situazione di diffusa crisi internazionale energetica e i rischi per la ripresa economica e la sostenibilità dei costi energetici per famiglie e attività produttive, si impone l’assunzione immediata di iniziative di carattere straordinario ed urgente, per fronteggiare adeguatamente possibili situazioni di pregiudizio per la collettività presente sul territorio nazionale mentre in parallelo si acceleri la spinta per le rinnovabili e le efficienza per ridurre la dipendenza dall’estero e dalle fonti fossili. Vista la stima di Terna del 21 ottobre 2021, con cui la Società ha dichiarato un maggior costo presunto per il paese nei 12 mesi del 2022 di 40 mld di € considerando un PUN di 150€/MWh;
Viste le stime effettuate da molte autorevoli organizzazioni correggono questo valore verso l’alto, fino a 60/70 mld di € a seconda dei valori effettivi delle componenti, considerando anche il maggior costo del Gas;

Ritenuto, quindi, che ricorrano, nella fattispecie, i presupposti emergenziali per la dichiarazione dello stato di emergenza; su proposta delle Scriventi associazioni di imprese e consumatori si propone di:
1) dichiarare per un periodo non inferiore a 12 mesi, lo stato di crisi energetica nazionale, in conseguenza del rischio per il paese dovuto all’aumento delle materie prime energetiche;
2) istituire con urgenza, un comitato di esperti indipendenti di alto livello e di rappresentanti delle associazioni per supportare il Governo con dati scientifici nelle scelte più appropriate per riorganizzare mercato, infrastruttura e tariffe;
3) elaborare interventi urgenti mirati sulle seguenti direttrici:
• riforma del meccanismo di prezzo basato sui costi di produzione;
• riduzione generale e definitiva della componente parafiscale;
• revisione dei meccanismi di sostegno per i casi difficoltà economica;
• introduzione di un meccanismo di prelievo sugli extra-profitti dovuti dal prezzo marginale attualmente applicato indifferentemente a chi vende energia fossile e/o rinnovabile che consentirebbe di recuperare altri 12 miliardi di euro;
• sospensione del “Capacity Market” fino al superamento dello Stato di crisi energetica” con recupero di altri 2 miliardi di euro;
• avvio urgente di un piano nazionale di efficienza energetica che coinvolga le imprese, le abitazione, gli edifici e la mobilità pubblica;
• avvio di un piano di efficientamento del patrimonio edilizio pubblico e privato, con particolare riguardo alle periferie, massimizzando e rivedendo il sistema di incentivi del settore e valorizzando il superbonus fino al 2030.
 
Al più presto va inoltre promosso il nuovo sistema energetico allo scopo di salvaguardare le tasche di famiglie attività delle imprese e per indirizzare la domanda e l’offerta di energia secondo nuovi principi e modelli, opposti a quelli fallimentari che hanno determinato l’attuale crisi – concludono le associazioni.
 

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