La Cina, spesso accusata di essere tra i principali responsabili dell’inquinamento globale, sta ora giocando un ruolo chiave e inaspettato nella lotta internazionale contro la plastica. Proprio mentre i negoziati per un trattato globale sulla plastica rischiano di arenarsi per l’ostruzionismo di alcuni Paesi produttori, Pechino sembra invece pronta ad abbracciare un approccio più deciso per ridurre l’inquinamento.
Negli ultimi mesi, durante le sessioni negoziali tenutesi sotto l’egida delle Nazioni Unite (INC-4 a Ottawa e, prossimamente, INC-5 a Busan), la delegazione cinese ha sorpreso molti osservatori sostenendo l’idea di obiettivi vincolanti e regole comuni globali, due aspetti centrali richiesti da chi vorrebbe un trattato ambizioso e realmente trasformativo.
“La Cina sta cercando un equilibrio tra la riduzione dell’inquinamento e la tutela del suo sviluppo economico” – ha spiegato a Politico Liu Ning, delegato cinese al tavolo ONU – “ma siamo convinti che sia possibile trovare soluzioni comuni”.
Perché la Cina ha cambiato rotta?
Non si tratta di un improvviso colpo di coscienza, ma piuttosto di un mix di esigenze interne e opportunità geopolitiche. Da anni, la Cina sta investendo in un’economia circolare domestica, vietando l’importazione di rifiuti plastici (dal 2018) e imponendo restrizioni al consumo di plastica monouso nei grandi centri urbani.
Inoltre, la transizione verde rappresenta per Pechino anche un’occasione strategica: posizionarsi come leader delle tecnologie pulite e dell’economia sostenibile, in un momento in cui l’Occidente appare diviso.
Mentre USA e Paesi del Golfo spingono per un trattato “volontario” e privo di obblighi vincolanti, la Cina si avvicina – almeno in apparenza – alle posizioni dell’Unione Europea, che chiede limiti globali alla produzione di plastica vergine e strumenti vincolanti di monitoraggio.
Un cambio di postura che ha stupito anche alcuni attivisti:
“Pechino è molto pragmatica: se capisce che può avere un vantaggio competitivo puntando sull’innovazione circolare, allora lo farà. E lo farà su larga scala”, ha commentato a Politico Christina Dixon della Environmental Investigation Agency.
Un trattato globale ancora lontano, ma la Cina potrebbe fare la differenza
Il negoziato ONU per un trattato internazionale vincolante sulla plastica dovrebbe concludersi entro fine 2024, ma le divergenze restano profonde. Il blocco dei produttori di petrolio e plastica (tra cui Arabia Saudita, Russia e Stati Uniti) punta a un accordo “light”, basato sul volontariato e sulle strategie nazionali. Al contrario, oltre 60 Paesi – capitanati da Rwanda, Norvegia e UE – chiedono limiti chiari alla produzione, monitoraggi trasparenti e sanzioni in caso di inadempienza.
La posizione cinese potrebbe risultare decisiva: se si schierasse apertamente con il blocco “ambizioso”, il peso diplomatico e produttivo di Pechino potrebbe inclinare la bilancia verso un trattato più vincolante.

Il futuro del pianeta si gioca anche nei corridoi diplomatici
L’inquinamento da plastica è ormai una crisi globale. Secondo l’OCSE, la produzione mondiale di plastica potrebbe quasi triplicare entro il 2060, se non verranno prese contromisure efficaci. Ogni anno finiscono nei mari circa 11 milioni di tonnellate di plastica, con impatti devastanti sugli ecosistemi, la pesca e la salute umana.
Di fronte a un problema così trasversale, servono soluzioni cooperative e multilaterali. E proprio per questo la posizione della Cina assume un peso determinante. Se davvero Pechino sceglierà la via della responsabilità – e non solo del vantaggio competitivo – allora una delle principali fonti di inquinamento del passato potrebbe trasformarsi in un alleato strategico per il futuro del pianeta.
Cosa aspettarsi?
La partita per un mondo senza plastica non si gioca solo nelle scelte quotidiane dei consumatori o nelle innovazioni delle startup circolari, ma anche – e sempre di più – nelle trattative internazionali. In questo contesto, il ruolo della Cina potrebbe rivelarsi sorprendentemente positivo.
Dalle scelte di Pechino, dunque, potrebbe dipendere il successo o il fallimento del primo trattato globale vincolante per fermare l’inquinamento plastico. Una sfida storica, dove ogni posizione conta. Anche quella che non ti aspetti.
Contesto aggiornato (settembre 2025)
- Il quinto e ultimo round di negoziati (INC-5) si terrà a Busan, Corea del Sud, in novembre 2025
- L’ONU punta a finalizzare il trattato entro fine anno, con l’adozione prevista durante la prossima Assemblea delle Nazioni Unite
- Secondo dati del Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP), la plastica rappresenta l’85% dei rifiuti marini a livello globale
(Fonte originale dell’articolo: Politico)








