Comunità energetiche, il nuovo modo di condividere l’energia che fa bene ad ambiente e persone

Cosa sono, dove sono e come si realizzano le comunità energetiche in Italia

Le CER, acronimo di Comunità Energetiche Rinnovabili (in inglese REC, Renewable Energy Communities) sono una nuova modalità di produrre e usare l’energia elettrica basato sul principio di condivisione.

Le Comunità Energetiche Rinnovabili sono soggetti giuridici senza scopo di lucro: Associazioni (o Cooperative se di grandi dimensioni), che una volta costituite si dotano di Regolamento e Statuto interni. Come per tutte le realtà del mondo Non Profit, la finalità principale delle CER non è il profitto finanziario, bensì il benessere dei suoi soci, inteso come beneficio ambientale, economico o sociale a livello di comunità, per i suoi membri e per le aree in cui operano.

Creare una CER significa quindi stipulare un contratto con altri soggetti che si impegnano a collaborare per produrre, consumare e gestire l’energia con un unico obiettivo: autoprodurre e fornire elettricità da fonti rinnovabili a prezzi accessibili ai propri membri.

Cosa serve per creare una Comunità Energetica e chi può farne parte?

Soggetti ammessi sono tutte le persone fisiche, le piccole e medie imprese (fatto salvo ovviamente quelle che operano nel settore dell’energia come attività principale), gli enti territoriali e le autorità locali, comprese le amministrazioni comunali, gli enti di ricerca e formazione, gli enti religiosi, quelli del terzo settore e di protezione ambientale. Un Comune, una parrocchia, un artigiano, un condominio, un gruppo di cittadini connessi alla rete nella stessa zona, compresi quelli appartenenti a famiglie a basso reddito o vulnerabili: la CER unisce consumatori e produttori, definiti Consumer se semplici utilizzatori dell’energia e Prosumer quando non solo sono consumatori, ma anche produttori di elettricità da fonti rinnovabili. In una CER deve essere presente almeno un Prosumer, proprietario dell’impianto a fonte rinnovabile (quasi sempre fotovoltaico).

Per costituirsi in CER i soci devono essere connessi alla rete elettrica attraverso la stessa cabina primaria, gli impianti di produzione di energia rinnovabile devono essere “nuovi” cioè entrati in vigore dopo marzo 2020 (sono ammessi anche quelli antecedenti il Dlgs. 199/21, ma solo in misura del 30% sul totale) ed avere una potenza non superiore ad 1 MW per singolo impianto.

Se queste condizioni sono soddisfatte si può sottoscrivere un contratto tra i soci, nominare un referente della CER ed inviare la richiesta al GSE con la documentazione allegata prevista, tra cui Atto Costitutivo e/o Statuto della Comunità Energetica Rinnovabile e informazioni dettagliate dell’impianto di produzione, compreso suo schema elettrico. Entrare a far parte di una CER non comporta l’esigenza di nuove connessioni o di nuovi collegamenti elettrici: Prosumer e Consumer mantengono la loro autonomia ed identità, la condivisione dell’energia è virtuale. L’autoconsumo di energia elettrica viene calcolato tramite i dati raccolti dai contatori dei membri della CER, che misurano da remoto l’energia prodotta e consumata nei vari momenti della giornata. A fine anno il GSE (Gestore dei Servizi Elettrici) eroga il totale degli incentivi al referente della CER che li ripartisce secondo le modalità scelte dagli stessi soci e definite nel Regolamento.

La Comunità è autonoma e ha una partecipazione aperta e volontaria. Chi fa parte di una CER può recedere in ogni momento dal contratto e mantiene il suo diritto di cliente finale, compreso quello di scegliere il proprio fornitore sul mercato libero dell’energia: i Consumer continuano ad acquistare l’energia elettrica prelevata scegliendo l’offerta commerciale che ritengono più opportuna e i Prosumer continuano a vendere la propria energia elettrica immessa con le modalità che preferiscono. La CER si avvale insomma della rete elettrica esistente, non c’è bisogno di nuovi cavi o nuovi contatori.

Perché conviene far parte di una CER? Vantaggi (e limiti) delle comunità energetiche rinnovabili

I vantaggi delle CER sono in primis di carattere ambientale. Ricordiamoci che nascono proprio con l’intento di promuovere la diffusione delle fonti rinnovabili nella Comunità Europea: minori emissioni di gas serra e di sostanze inquinanti sono sicuramente il primo beneficio per i cittadini che fanno parte di una Comunità Energetica Rinnovabile.

C’è poi il risvolto sociale, che permette anche ai soggetti più fragili, alle famiglie a basso reddito o a tutti coloro che non avrebbero le risorse per investire in un impianto rinnovabile, di partecipare attivamente alla transizione ecologica e più banalmente di pagare una bolletta diventata ormai troppo cara per molti.

A queste ragioni si aggiunge il vantaggio economico legato non solo al risparmio per l’autoconsumo fisico (e quindi all’acquisto di energia evitato), ma anche al meccanismo incentivante promosso dal regolatore. Le Comunità Energetiche Rinnovabili godono infatti di incentivi economici che vengono erogati dal GSE finalizzati a valorizzare l’autoconsumo. L’energia elettrica prodotta e condivisa all’interno di una Comunità Energetica Rinnovabile ha diritto, per un periodo di 20 anni, ad una tariffa incentivante in forma di tariffa premio pari a 110 €/MWh. A questo incentivo si aggiungerà (il decreto è ancora in fase di approvazione) una quota proporzionale al prezzo zonale dell’elettricità (PUN).

A scoraggiare la diffusione delle CER sono gli oneri amministrativi e gestionali che sono comparabili a quelli di un condominio o di una piccola società. La CER è di fatto un soggetto giuridico e necessita quindi di un organo di gestione che si occupa tra le altre cose di redigere Statuto e Regolamento e di distribuire tra i soci gli incentivi che il GSE eroga a consuntivo.

Amministrazione e contabilità della CER vengono di norma delegati all’amministratore di condominio oppure all’Ente Comunale (se presenti), che vi dedica parte del suo tempo e del suo personale. L’alternativa è nominare un professionista o un commercialista esterno, con il rischio di aumentare i costi di gestione della Comunità. L’ammontare totale degli incentivi viene distribuito tra i soci e, anche se non esiste una regola precisa al riguardo, una parte è destinata ad indennizzo del referente per il lavoro amministrativo e le spese di gestione, mentre il restante viene diviso tra Prosumer e Consumer, lasciando a questi ultimi un importo piuttosto ridotto che in alcuni casi non giustifica l’impegno profuso. A questo si aggiunge la difficoltà di includere nelle CER cittadini senza competenze tecniche specifiche, che per entrare a farne parte devono firmare un contratto di cui faticano a capire i vantaggi.

Ciò può spingere un condominio a preferire una forma più semplice di valorizzazione dell’energia rinnovabile costituendo gruppi di autoconsumo collettivo, con la loro minore tariffa premio pari a 100€/MWh, ma senza dover costituire un nuovo soggetto giuridico e nominare un nuovo amministratore.

La Normativa e il contesto di riferimento: cosa è cambiato in questi 3 anni?

Le basi per l’introduzione delle Comunità Energetiche sono state emanate dal Parlamento Europeo nel dicembre 2018 con la Direttiva RED II (“Renewable Energy Directive 2018/2001) e nel giugno 2019 con la Direttiva IEM (“Directive on common rules for the Internal Market for Electricity 2019/944”). Le Energy Community rappresentano una soluzione efficacie per raggiungere gli obiettivi di introduzione delle fonti rinnovabili fissati dalla Direttiva RED II (32% del consumo lordo finale entro il 2030, oggi aumentato al 45% dal pacchetto RePowerEU) e allo stesso tempo coinvolgere i cittadini aumentando l’accettazione e il consenso sulle rinnovabili.

In Italia la prima definizione di CER si può leggere all’articolo 42-bis “autoconsumo da fonti rinnovabili” del Decreto Milleproroghe 162/2019, convertito in legge a febbraio 2020. Seguono poi i D.Lgs 199/21 e 210/21, che insieme ai Decreti Ministeriali e alle Delibere ARERA (l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) stabiliscono nel dettaglio i criteri per la regolazione dell’autoconsumo diffuso e delle comunità energetiche rinnovabili. Il 1° marzo entra/è entrata in vigore la delibera ARERA 727/2022/R/eel del 27 dicembre 2022, che ha approvato il Testo Integrato Autoconsumo Diffuso (TIAD) e sostituisce la delibera di agosto 2020 (318/2020/R/eel).

Dall’articolo 42-bis del 2020 (primo recepimento delle direttive comunitarie) ad oggi sono passati 3 anni durante i quali, dopo un primo momento di euforia con la costituzione di un centinaio di prime esperienze pilota, è subentrata una fase di attesa provocata dai ritardi nell’emanazione dei provvedimenti normativi.

Con la nuova legge è cresciuta la taglia degli impianti di produzione da fonti rinnovabili ammessi, che passa da 200 kW a 1 MW, e si sono allargati i confini delle CER, ampliando l’area sottesa di riferimento da cabina secondaria a quella primaria. La rete elettrica nazionale è composta infatti da una rete di trasmissione in alta tensione, e da una di distribuzione, che porta l’energia elettrica nelle nostre case in bassa tensione. Per farlo sono necessari i seguenti passaggi: trasformazione da alta a media tensione, che avviene nelle cabine primarie e da media a bassa tensione, che avviene in quelle secondarie. Allargare l’area a tutti i soggetti connessi alle cabine primarie permette quindi di ampliare i confini delle CER includendo più soci.

Qualche esempio di Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia

Facciamo un esempio: una CER è dotata di un impianto fotovoltaico sul tetto del Prosumer, che in una giornata di sole produce 100 kW; di questi 40 sono destinati all’autoconsumo e i restati 60 vengono immessi in rete, ricevendo un compenso dal GSE e mettendo a disposizione tale produzione alla condivisione tra i soci che hanno aderito alla CER: sui kWh virtualmente condivisi ogni ora all’interno della comunità, il GSE assegna un incentivo aggiuntivo che poi la CER redistribuirà tra i suoi soci in base al regolamento che si è data.

Molto simile a questo è il caso della CER “City Hall” di Magliano Alpi in Provincia di Cuneo, la prima Comunità Energetica Rinnovabile del Nord Italia, nata nel dicembre 2020 su iniziativa della stessa municipalità. È composta da 2 impianti produttivi da 20 kW installati sul tetto del Palazzo comunale, collegati al POD del Municipio. Questi garantiscono l’autosufficienza dell’edificio stesso, della biblioteca, della palestra e delle scuole comunali e scambiano l’energia in surplus con 5 famiglie partecipanti al fine di soddisfare il 40% circa dei consumi elettrici, oltre ad alimentare anche una colonnina di ricarica per auto elettriche, gratuita per i soci della CER.

Sempre a Cuneo troviamo la CER Nuove Energie Alpine, la prima comunità energetica ad aver superato la criticità del vincolo alla cabina primaria riunendo 4 Comuni (Comune di Busca, Villar San Costanzo, Macra e Pradleves in Provincia di Cuneo) serviti da cabine primarie differenti e che in condizioni “normali” sarebbero state comunità energetiche separate. In questo caso la configurazione prevede un impianto fotovoltaico da 20 kW con 15 kW di accumulo installato sulla bocciofila di Busca ed un alto presso il Comune di Villar San Costanzo; a questi Prosumer si aggiungono 5 Consumer tra cui anche attività commerciali.

Più ampia la comunità di Napoli Est, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio che rappresenta la prima esperienza di Comunità̀ Energetica Rinnovabile e Solidale (CERS) del nostro Paese. Qui sono 40 le famiglie con disagi sociali coinvolte, che oltre a godere dell’energia fornita dai 53 kW di fotovoltaico installati sulla copertura della Fondazione Famiglia di Maria, parteciperanno ad un percorso di sensibilizzazione e consapevolezza.

Citiamo infine il caso di Ventotene, la prima comunità energetica realizzata su un’isola del Mediterraneo, che garantisce il 50% del fabbisogno energetico ai sui 800 abitanti. Costituita ad ottobre 2021, si basa su un sistema di produzione distribuito con solare fotovoltaico installato sui tetti dei soci della Comunità stessa, fino al raggiungimento di una potenza totale di 300 kW.

Secondo il Rapporto Comunità Rinnovabili 2022 di Legambiente, scaricabile sul sito comunirinnovabili.it che mappa le realtà del nostro territorio, tra Comunità energetiche rinnovabili e Configurazioni di autoconsumo sono 35 quelle effettivamente operative, 41 quelle in progetto e 24 che stanno muovendo i primi passi verso la costituzione. Cento realtà quindi, nate negli ultimi 3 anni che vedono protagonisti 55 Comuni, più di 20 imprese e centinaia di cittadine e cittadini coinvolti direttamente e indirettamente nella creazione di comunità energetiche. Tra queste 59 sono nuove, cioè censite tra giugno 2021 e maggio 2022: una crescita forte dunque, anche se per ora lontana dalle stime di 3 anni fa.

Alla luce dei finanziamenti in arrivo e visti i progetti in fase di realizzazione, il 2023 potrebbe essere l’anno di una svolta per le comunità energetiche, che non rappresentano solo un’opportunità di risparmio sulla bolletta, ma anche l’occasione per tutti di diventare parte del cambiamento.

(foto credits: Bill Mead)

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