Dicevano i R.E.M. “It’s the end of the world as we know it”

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A che punto siamo con gli obiettivi di sviluppo sostenibile? Sembriamo ancora molto lontani dai risultati che si desiderano, come ci ricorda questo video

Pochi mesi fa il canale youtube di The Global Goal lanciava un video con un appello accorato ai leader mondiali: “Dear World Leaders, we are watching you.”

Dopo 5 anni dalla decisione di 193 Paesi di perseguire concretamente gli obiettivi di sviluppo sostenibile per porre fine alla povertà, combattere le disuguaglianze e affrontare i cambiamenti climatici entro il 2030, a che punto era il mondo? Quali erano i concreti risultati dell’impegno preso quando nel mondo imperversavano i cambiamenti climatici, la fame e i disastri naturali?

Allora non si sapeva ancora che presto sarebbe arrivata una pandemia globale che avrebbe segnato questo tempo. Ma una cosa era già certa: non ci si poteva più sottrarre alla responsabilità sociale di fare qualcosa di concreto, i leader avevano il grande compito di mettere in atto il cambiamento e i cittadini l’obbligo di controllare che venisse fatto.

Oggi più che mai quest’obbligo è diventato un’emergenza per tutti, che si voglia chiamarla responsabilità individuale (più volte citata di questi tempi con appelli ai cittadini), responsabilità sociale d’impresa o semplicemente azione ad impatto sociale. È necessario ricostruire la società sulle fondamenta dello sviluppo sostenibile.

Parliamo di CSR (Corporate Social Responsibility)

Attualmente le aziende che si impegnano in attività ad impatto sociale e ambientale, hanno programmi e governance completamente diversi, i team e il livello dei progetti variano molto da un’azienda all’altra.

Per quanto ci siano associazioni professionali di CSR Manager che stanno facendo un lavoro eccellente, la formazione professionale in questi ambiti non è diffusa e riconosciuta come dovrebbe e non esistono organismi di certificazione o funzioni di supporto alle aziende per misurare la qualità e il valore di beni sociali.

Inoltre il business parla al business e gruppi di popolazione come Millenials e Generazione Z, che governeranno in futuro e che sono già molto attivi nella comunicazione ambientale e di sostenibilità, vengono trattati come target passivi, consumatori dei quali studiare comportamenti e preferenze per orientare il business.

Ma la pandemia ci ha mostrato altre vie, nuovi modelli di CSR, che hanno visto aziende colmare l’emergenza della produzione di mascherine, disinfettanti e ventilatori in tempi rapidissimi e improponibili in un contesto diverso. Nell’Italia in cui la burocrazia è paralizzante e rende impossibile ogni azione tempestiva, dai giganti come Ferrari, Armani, Bulgari, FCA alle Piccole e Medie Imprese di tutte le regioni, specialmente le più colpite, c’è stata una conversione delle produzioni per il bene comune.

Questo ci insegna che molto si può fare, si può cambiare insieme senza trovarsi necessariamente in condizioni estreme. Ci vogliono nuovi modelli di governance, ma si può fare.

Se le azioni partono da una volontà reale di far fronte ai problemi ambientali e sociali che l’Agenda 2030 evidenziava già anni fa, e se davvero il mondo non sarà più come lo conoscevamo, scriveremo un nuovo capitolo della storia della nostra società. Sarebbe bello cominciarlo così: “Cari leader, vi stiamo guardando. Non abbiamo più tempo, insieme dobbiamo cambiare il mondo.”

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