Autismo, un comune campano trasforma una scuola dismessa in un centro per il “Dopo di noi”

Disabilità grave e "Dopo di noi": un comune campano trasforma una scuola abbandonata in un centro socio-assistenziale con il Partenariato Pubblico Privato.

Un piccolo comune campano mostra come affrontare il “Dopo di noi” senza aspettare lo Stato.

In Italia ci sono circa 570.000 persone con disabilità grave. Molte di loro sono assistite esclusivamente dai familiari, spesso genitori anziani che si chiedono cosa accadrà quando non ci saranno più. La legge 112/2016 sul “Dopo di noi esiste per rispondere a questo problema, ma nella maggior parte dei comuni — soprattutto quelli piccoli, con bilanci risicati e patrimoni immobiliari abbandonati — resta lettera morta.

La legge 112/2016 “Dopo di noi”: cosa prevede
La legge è nata per rispondere a una domanda precisa: cosa succede a una persona con disabilità grave quando i familiari che la assistono non ci sono più, o non sono più in grado di farlo?
Chi riguarda
Si applica alle persone con disabilità grave ai sensi della legge 104/1992, prive di sostegno familiare o per le quali il venir meno del supporto familiare è prevedibile.
Cosa introduce
Prevede misure per favorire il benessere, l’inclusione sociale e l’autonomia di queste persone attraverso tre strumenti principali: programmi di supporto alla vita indipendente e all’inclusione nella comunità; interventi per la deistituzionalizzazione, cioè per evitare il ricovero in strutture residenziali tradizionali; soluzioni abitative di tipo familiare e comunitario — come le cosiddette “case famiglia” o appartamenti condivisi con supporto educativo.
Le risorse
La legge ha istituito un Fondo nazionale dedicato, ripartito annualmente tra le regioni. I fondi possono essere usati anche per agevolazioni fiscali a favore dei familiari che costituiscono trust, vincoli di destinazione o fondi speciali per garantire il futuro del proprio caro.
Il problema
A dieci anni dall’approvazione, l’attuazione è ancora disomogenea sul territorio nazionale. Le regioni del Nord hanno sviluppato reti di servizi più strutturate; al Sud l’applicazione concreta resta limitata, spesso per mancanza di risorse, competenze tecniche o volontà politica. Il caso di Albanella va letto anche in questo contesto.

Albanella, poco più di 6.000 abitanti in provincia di Salerno, ha trovato un modo per dare concretezza a questa previsione legislativa.

Il Comune ha pubblicato un avviso pubblico per la realizzazione dell’Albanella Care Hub: un centro socio-assistenziale polifunzionale ricavato dalla rifunzionalizzazione di un ex istituto alberghiero dismesso. Lo strumento scelto è il Partenariato Pubblico Privato: nessun contributo pubblico in conto capitale, finanziamento interamente a carico del privato aggiudicatario, concessione trentennale con canone annuo di 5.000 euro al comune. L’investimento stimato è di circa 2,9 milioni di euro per una struttura di 1.800 metri quadrati su tre livelli, con interventi di miglioramento sismico e abbattimento delle barriere architettoniche. Le proposte vanno presentate entro il 22 giugno sulla piattaforma ASMECOMM.

Il caso è interessante perché prova a collegare tre problemi insieme: la risposta a un bisogno sociale rimasto irrisolto, lo spopolamento delle aree interne e la dismissione degli edifici scolastici. Una soluzione che non richiede nuove risorse pubbliche, ma un uso diverso di quelle già esistenti.

Foto di copertina Wikipedia

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