Iris Skrami, cercavo un tubino nero sostenibile e ho inventato Renoon

Finalmente c'è il Google della moda sostenibile

“Sono nata a cresciuta a Milano, che mi ha contagiato la passione per la moda, poi come tanti giovani mi sono trasferita all’estero per cominciare a lavorare e fare esperienza. Ad Amsterdam negli ultimi anni ho avuto la fortuna di lavorare nel quartier generale europeo di Nike e PVH (la holding di brand come Calvin Klein e Tommy Hilfiger) nei progetti di Showroom e Store of the Future”. Questo è il background sintetizzato di Iris Skrami che è cofondatrice di Renoon, sito web e app online da meno di un anno, ma che si è già fatto notare. In sintesi, è un motore di ricerca per la moda sostenibile, con delle caratteristiche che lo rendono molto interessante e che Iris ci racconta in questa intervista.

Intanto, Renoon è la #2 app più scaricata in ambito “sustainable fashion” in tutta Europa, l’azienda collabora con decine di brand della moda e, come giovane e promettente startup ad alto potenziale, è entrata nel radar di investitori italiani ed europei.

“Il pallino della sostenibilità l’ho sempre avuto, già ai tempi dell’università seguivo corsi ad hoc, specifici, e sono anche sempre stata convinta che la tecnologia sarebbe stato il catalizzatore di questa trasformazione. Tuttavia, come spesso accade, l’idea di Renoon è nata per caso, da me Iris consumatrice. Un giorno ero alla ricerca online di un vestito nero, per una festa aziendale, e volevo che fosse sostenibile. Mi sono accorta che non sapevo dove andare a cercare, a parte Google, ma non c’era un ‘posto’ più specifico e non sapevo come guidare il mio processo, tanto è vero che mi sono subito detta ‘vediamo quanto ci metto a trovare un vestito nero sostenbile’ e ci ho messo un mese e mezzo del mio tempo libero. A quel punto, mi si è aperto un mondo perché ho capito che serviva un motore di ricerca, qualcosa che aiutasse il consumatore a prendere le decisioni in modo più rapido ma anche in modo più consapevole”.

Negli ultimi tre anni le ricerche online per “Sustainable Fashion” sono aumentate vertiginosamente secondo la società di consulenza McKinsey, soprattutto dopo lo scoppio della pandemia e soprattutto da parte di Millennial della Gen-Z. Un cambiamento che dobbiamo augurarci possa continuare a realizzarsi, considerato che il fashion ha un impatto ambientale maggiore delle industrie dell’aviazione e dei trasporti insieme.

Se sei una di quelle persone che cercano online moda sostenibile, sai benissimo che l’esperienza può essere molto frustrante, ti ritrovi a rimbalzare su decine di siti, la ricerca è dispersiva, le informazioni poco chiare e non strutturate secondo quelle che sono le curiosità del compratore ‘sostenibile’. Renoon nasce con l’obiettivo di risolvere questo aspetto delle vendite online, consentendo ai consumatori di scoprire nuovi marchi e nuovi prodotti che rispecchiano il proprio stile, valori e criteri disostenibilità.

“Noi attualmente non ci occupiamo della parte dell’acquisto o della spedizione, – spiega Iris – siamo proprio un motore di ricerca, permettiamo al consumatore di cercare e trovare quello che gli interessa e lo colleghiamo con la disponibilità online di questi prodotti, in genere gli store del brand. Dietro questo c’è un grande lavoro da parte del nostro team, tagghiamo ogni singolo prodotto secondo un nostro sistema di ‘valori’, di credenziali di sostenibilità (ad esempio, vegan, second-hand, biodegradabile, biologico, plastic freee, ecc) che aiutano il consumatore a orientarsi e gli permettono un acquisto consapevole, informato, in base alla sua sensibilità”.

E”‘ un lavoro importante – continua Iris – perchè abbiamo notato che spesso non c’è match tra brand e prodotti sostenibili, a volte c’è il brand che fa delle iniziative di sostenibilità che non si sviluppano a livello di prodotto, magari è solo greenwashing, così come ci può essere il prodotto specifico di un certo brand che però non è nemmeno tanto pubblicizzato, perchè ancora la sostenibilità non è parte effettiva dell’azienda e del brand o perché si tratta di una giovane azienda”.

Renoon ha 4 cofondatori, tutti italiani ma che si sono conosciuti all’estero, e sono un team completo di competenze tecniche e manageriali.

l team di Renoon: oltre a Iris, da sinistra Nicolò Tresoldi, Gabriele Trapani, Piero Puttini

“Con la nostra piattaforma noi pensiamo di aiutare il consumatore a scegliere sulla base di propri valori, ma aiutiamo anche i brand a emergere soprattutto quelli nuovi che puntano tutto sulla sostenibilità, ma si ritrovano schiacciati in un sistema moda dove vince chi ha budget elevati da investire in marketing e comunicazione. Il nostro obiettivo è rendere la sostenibilità di un prodotto chiara, far passare l’informazione di valore”.

Come guadagna Renoon, visto che non è una piattaforma che vende direttamente? Renoon guadagna dalle commissioni sulle transazioni e poi, grazie alla gran quantià di dati che aggrega, sia sulle preferenze dei consumatori che sui prodotti stessi, è in grado di vendere informazioni utili al loro business, aiuta i brand a trovare il proprio bacino di utenti e come possono posizionarsi.

“In questo momento abbiamo un focus sulle produzioni tessili ed è fantastico vedere come le soluzioni di Renoon riescono effettivamente a essere di valore nel sistema moda, facendo sì che aziende normalmente molto scollegate dal mercato possano prendere delle decisioni giuste, evitare gli sprechi e rispondere più prontamente alle richieste dei consumatori. Ora sulla piattaforma abbiamo più di 185 brand, più 60 partner, lavoriamo anche con i marketplace, tra cui LVRSustainable di LuisaViaRoma e Vestiaire Collective”.

Hai vissuto diversi anni all’estero, Iris, secondo te in Italia siamo sensibili ai temi della sostenibilità?

“Nel nord Europa dove ho vissuto, in particolare in Olanda, sono più ricettivi verso questo argomento, soprattutto nel fashion. Ma sta arrivando anche in Italia, anche grazie ai designer, per ora la moda sostenibile è ancora una nicchia rispetto all’industria nel suo insieme, ma sta crescendo. Quello che ho notato è che in Italia, rispetto al nord Europa, c’è anche meno informazione sull’argomento ‘moda sostenibile’, anche se ora si sta evolvendo, grazie anche a iniziative come la vostra, ed è importante perché sostiene l’intenzione del consumatore”.

L’Italia che è leader mondiale nel fashion può avere un ruolo anche nella moda sostenibile?

L’ Italia può guidare la rivoluzione sostenibile nell’industria della moda! C’è una filiera completa della moda, dai creativi agli artigiani, dall’industria tessile alle sartorie, c’è un enorme potenziale, possiamo essere il punto di riferimento per il mondo, il posto in cui i brand che vogliono fare moda etica possono trovare ogni tipo di fornitore, l’Italia ha da sempre questa componente di artigianalità, di know how, che non c’è da nessun’altra parte.

Anche il nostro team ha speso del tempo a visitare tante aziende del settore moda e del tessile, e abbiamo visto come alcune realtà abbiano già da diversi anni scelto la sostenibilità e di posizionarsi come fornitori sostenibili, che oggi è quello che i brand stanno cercando. La filiera intera può posizionarsi per rispondere a questo tipo di esigenze, quello che ancora manca è la collaborazione, sarebbe interessante provare a promuoverci collettivamente ed essere il paese di riferimento per l’industria, quello che ho notato è che invece la sostenibilità viene utilizzata da player individuali per distanziarsi e distinguersi dagli altri, dai competitor”.

Personalmente, come vivi la sostenibilità, a parte i vestiti?

“Non sono un’integralista, ma cerco di fare quello che posso. Da poco sono entrata anche nel movimento dei Leaders for climate Action, quindi ho preso l’impegno a livello personale di diminuire i miei sprechi e la mia carbon footprint. Credo che ognuno debba cercare di fare qualcosa serenamente, senza darsi degli obiettivi irragiungibili, è più importante che andiamo tutti verso quella direzione.

Una concetto che mi piace molto è ‘meglio avere milioni di persone che cercano di fare qualcosa per essere più sostenibili, piuttosto che averne solo una decina che sono perfette in quello che fanno. Ognuno può fare nel suo piccolo qualcosa che può farlo sentire bene con se stesso e aiutare il pianeta. Non sono spaventata dal futuro, credo che come esseri umani sapremo proteggere le cose belle e adattarci all’imprevedibile, come abbiamo sempre fatto”.

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