Le decisioni finali della COP27

Si è appena conclusa COP27, la 27esima Conferenza delle Parti sul clima. Cosa contiene l’accordo finale in sintesi? Passi positivi, fermate e punti da riprendere in mano prima del prossimo incontro del 2023.

Come succede quasi ogni anno, si è conclusa in ritardo anche questa edizione numero ventisette della Conferenza delle Parti. Come sempre, se ne parla molto: non ha raggiunto i risultati previsti, occorreva essere più coraggiosi, ha deluso molte aspettative sono i più comuni punti di vista.

Se volessimo riassumere in cinque punti essenziali quello che questa COP27 ci ha portato e ci ha insegnato, ecco cosa potremmo dire.

L’unione ha fatto la forza. I Paesi del Sud del Mondo, i Paesi più vulnerabili dal punto di vista climatico, uniti insieme sono riusciti a portare dalla loro parte gli Stati europei sul tema del Loss and Damage, perdite e danni. In questo processo ha avuto una grande importanza anche la spinta dal basso, la partecipazione attiva di cittadini, attivisti e associazioni per il clima.

Si è deciso che servono fondi da impiegare e soldi da investire: resta da vedere se i soldi verrano versati e poi utilizzati come previsto.

L’obiettivo di 1,5°C resta vivo. Molti degli inviati di Italian Climate Network hanno sostenuto questo punto come un progresso di questa COP27.

Le energie rinnovabili, in particolare solare ed eolico, hanno trovato un loro posto nel testo finale della Conferenza delle Parti di questo 2022.

Ancora poco spazio, quasi nulla nell’accordo finale, per natura, clima e biodiversità, nonostante la prossima COP15 a Montreal.

Oltre a questi cinque punti chiave, occorre ricordare il ruolo importante dell’Europa nel rilanciare il discorso su NDC, Nationally Determined Contributions, i contributi determinati a livello nazionale per quanto riguarda le azioni per il cambiamento climatico e sul recupero delle risorse finanziarie per la transizione globale.

Altro obiettivo raggiunto è quello di mettere gli studi scientifici dell’IPCC come base sulla quale discutere all’interno dei prossimi negoziati sul clima.

Cinque risultati positivi di COP27

Analizzando il report finale che gli inviati di Italian Climate Network hanno raccolto in Egitto, partecipando attivamente ai tavoli di lavoro e alle discussioni, possiamo ritrovare cinque punti a favore di questa COP27, o se vogliamo, cinque risultati da non sottovalutare e dai quali partire.

Loss and Damage (Perdite e danni) è stato il punto di forza di questa COP27. Un risultato storico se pensiamo che le isole, i Paesi più piccoli, fragili e vulnerabili, sono riusciti, insieme, a far approvare la creazione di un Fondo Perdite e Danni.

E, una volta scritto, non si torna indietro, resta nero su bianco. Il Fondo dovrà seguire le linee guida dell’Accordo di Parigi e diventare operativo entro il prossimo incontro COP28 grazie alla formazione di un comitato di transizione composto da 14 Paesi su 24.

Nel tema generale di Mitigazione ed Energia viene considerato come risultato positivo il fatto di aver mantenuto invariato l’obiettivo di contenere entro 1,5°C l’innalzamento della temperatura media globale. Mentre molti credono sia irraggiungibile e parlano di 2°C come aumento minimo, gli inviati a COP27 ci dicono che, grazie alla scienza e alla tecnologia, e con l’impegno e la volontà di tutti gli Stati, possiamo ancora rientrare nel range degli 1,5°C.

Pochi risultati, invece, per mitigazione ed energia in senso stretto: nel documento finale di COP27 non si parla del picco di innalzamento della temperatura globale previsto per il 2025 e chiamato red line e nessun passo avanti si registra nemmeno per l’uscita dai combustibili fossili.

Un terzo passo avanti è stato fatto sui meccanismi di generazione di crediti di riduzione delle emissioni o di rimozione di CO2 dall’atmosfera. Per comprendere questo punto occorre fare riferimento all’articolo 6.4 dell’Accordo di Parigi. Un impegno è stato scritto: ora occorre metterlo in pratica. L’intento è quello di sostituire il vecchio meccanismo chiamato CDM, Clean Development Mechanism, stabilito dal Protocollo di Kyoto.

Altro risultato da ricordare in questa COP27 appena conclusa riguarda i giovani. Per la prima volta in una Conferenza delle Parti sul clima è stato nominato un Primo delegato Giovanile della Presidenza della COP. Durante i lavori è stato incoraggiato un “dialogo dei giovani sul clima” ma non si è mai menzionato il gruppo di Youth4Climate e nemmeno il loro manifesto, COY17, che viene solo nominato a margine.

Infine, un primo passo positivo per COP27 riguarda il tema della finanza climatica. Nessun accordo è stato raggiunto ma i delegati concordano sul fatto che servono quattromila miliardi di dollari l’anno per la finanza climatica, per arrivare a raggiungere gli obiettivi di emissioni zero entro il 2050. Sembrerebbe un risultato del tutto negativo, invece il lato positivo è che il sistema finanziario attuale si è reso conto che serve una riforma che riguarda le banche multilaterali di sviluppo e il sistema finanziario globale.

Cinque punti negativi di COP27

Tra i risultati deludenti di questo documento finale di COP27 ci sono gli impegni nazionali. Solo 33 Paesi su circa 200 hanno aggiornato i propri impegni nazionali sul clima. Questo è quello che avrebbero dovuto fare, perché era stato deciso lo scorso anno a COP26. Gli aggiornamenti, chiamati NDC, Nationally Determined Contributions, dovranno arrivare entro la fine del 2023 e dovranno avere come punto specifico quello di essere attuabili “sugli obiettivi al 2030”.

Un secondo risultato non raggiunto riguarda i diritti umani. Nella bozza erano presenti alcuni temi quali diritti umani e politiche di genere, mitigazioni climatiche e contrasto alle discriminazioni nell’azione climatica. Tutto è stato cancellato e non si ritrova più nulla nel documento finale. Un passo indietro per i diritti umani, visto che l’unico riferimento rimasto è quello al diritto ad un ambiente sano e pulito.

Anche la natura e la biodiversità sono le grandi escluse dal documento finale. Dopo che si era discusso molto su questi temi, dedicando un’intera giornata alla biodiversità, niente è arrivato al documento finale. A dicembre ci aspetta COP15 e un collegamento tra i due eventi sarebbe stato di grande aiuto per la natura, l’ambiente e il clima.

L’adattamento è il quarto punto trascurato nella relazione finale di COP27. Non ci sono riferimenti al raddoppio dei fondi per l’adattamento climatico così come era stato chiesto a COP26 e non si parla nemmeno della necessità di avere dei Piani Nazionali di Adattamento.

Tra gli ultimi risultati deludenti di questa COP27 c’è il lavoro sul tema del greenwashing. Nel documento finale si legge solo un accenno agli impegni verso net-zero emission e si raccomanda di seguire le linee guida del report emesso alla conclusione di COP26. Un passo a favore c’è ed è quello di creare una piattaforma pubblica online per condividere gli impegni verso zero emissioni. La piattaforma ha un suo nome: Non-State Actor Zone for Climate Action. Vedremo se la troveremo presto online.

Il cambiamento climatico esiste, qui in Italia, ora. Non è più un evento così lontano. Lo abbiamo sperimentato con la siccità estiva, le inondazioni e gli eventi estremi. La nostra società occidentale dovrà adeguarsi e ridurre alcune comodità alle quali siamo abituati e chi ha più inquinato, dovrà pagare il suo prezzo.

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