Reti, ecco come può essere benefit una società tecnologica

Prima società quotata italiana a diventare B-Corp. Il fondatore Bruno Paneghini ci racconta perché in un mondo di bit vuole portate tutte le sfumature della sostenibilità

C’era un tempo in cui si parlava di trasformazione digitale delle imprese con l’entusiasmo della sfida e l’incertezza del nuovo. Si parlava di lavoro agile, si tenevano convegni, webinar per imparare a riorganizzare la produttività aziendale in remoto e scoprire i vantaggi di avere una rete di lavoratori sparsi sul territorio e non più concentrati in ufficio. Quel tempo ormai è passato, ma di un passato remoto che ormai stentiamo a riconoscere.

Di mezzo c’è stata la pandemia da Covid-19 e tutto quello con il quale dobbiamo rapportarci ora non può più essere analizzato con i parametri del passato. C’è chi lo chiama il “new normal”, la nuova normalità, ma ormai di certezze ne abbiamo poche, non sappiamo se sarà sempre così o se la realtà si trasformerà ancora. Se il mondo che viviamo oggi non ci piace per tanti aspetti, per tanti altri è come se ci avesse catapultati nel futuro con una velocità tale che quasi non ce ne siamo accorti. Pensiamo all’interconnessione, alla digitalizzazione forzata, persino in ambiti in cui non era nemmeno accennata come la pubblica amministrazione e la scuola, all’organizzazione del lavoro in modo smart. La tecnologia ha fatto da padrone in questa fase di adattamento e sopravvivenza, ma in qualche modo anche la sostenibilità.

Ne abbiamo parlato con il presidente e l’amministratore delegato di Reti, Bruno Paneghini, tra i principali operatori italiani nel settore della consulenza informatica, specializzato nei servizi di System Integration.

Reti ha debuttato all’AIM Italia di Borsa italiana lo scorso 10 settembre. Qui il suo fondatore, come da tradizione, suona la campanella che segna l’inizio delle contrattazioni

La società, oggi quotata sul mercato AIM di Borsa Italiana, è stata fondata da Paneghini nel 1994, a Busto Arsizio, quando ha intuito che la rete (ndr. internet)non sarebbe stata soltanto uno strumento di lavoro, condivisione, interconnessione, ma anche e soprattutto il luogo virtuale nel quale si costruisce la comunità, l’intelligenza, la libertà, l’innovazione e la responsabilità. Concetti che nel tempo hanno preso forma e hanno trovato la loro massima espressione ai giorni nostri, quando la rete ha davvero sostituito la socialità per dare nuova forma alla creatività e alla realtà. Oggi Reti è anche la prima emittente italiana quotata a diventare B-Corp, con un punteggio di 82.4, collocandosi tra le 3.790 imprese che a livello mondiale hanno ottenuto la certificazione da parte di B Lab.

Se essere innovativi è nel dna di una società tecnologica come Reti, essere anche sostenibili è una vera sfida che Paneghini non soltanto ha colto, ma l’ha resa asse portante della crescita dell’azienda. Così, nel 2020, ha assunto lo status giuridico di società benefit e poi, a febbraio 2021, è diventata B-Corporation. Il percorso che porta alla certificazione richiede una trasformazione profonda da parte dell’azienda che deve operare secondo il paradigma “rigenerativo”, creando più valore per l’ecosistema, compensando i consumi. Per questo motivo, l’attività di Reti segue quattro direttrici, integrate nel bilancio sociale: una governance che genera un impatto positivo sull’ambiente, l’interdipendenza e il sostegno alla formazione, un sistema di welfare che valorizza e incentiva le persone, l’adozione di politiche di utilizzo responsabile delle risorse naturali per ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività.

Foto di repertorio di un evento nella sede di Reti a Busto Arsizio

“La certificazione B Corp – ci dice Paneghini – prevede un rinnovo triennale, coerentemente con quanto annunciato in fase di Ipo e completa un percorso avviato da Reti nel corso del 2020 attraverso l’adozione dello status giuridico di società benefit, che ha permesso di includere nell’oggetto societario lo scopo di creazione di valore per gli stakeholder, oltre che per gli azionisti, caratteristico delle aziende a duplice finalità”.

Ma cosa significa operare in maniera responsabile oggi, in piena pandemia, per una società tecnologica?

“Eravamo già società benefit senza saperlo – continua l’imprenditore -. Fin da subito ho voluto aprire le porte dell’azienda all’esterno, così abbiamo creato un Auditorium per ospitare le persone, fare eventi in una modalità open, organizzare corsi di cucina. L’idea era di creare interdipendenza, di contaminare ed essere contaminati”.

Il mondo digitale è fatto di bianchi e neri, di numeri uno e numeri zero, noi volevamo tingere il nostro mondo di tutte le sfumature possibili.

Bruno Paneghini, fondatore di Reti

Da qui l’idea del Campus, un laboratorio interno di 20 mila metri quadrati, diviso in sei centri di competenza (Cloud, Business & Artificial Intelligence, Cybersecurity, Project Management & Business Analysis, ERP e IoT) e dell’Academy che organizza corsi di formazione, seminari e laboratori in stretta connessione con gli istituti scolastici per formare i lavoratori di domani.
Il mondo di Reti è innovativo, come lo spazio di Busto Arstizio che ospita gli uffici, un incrocio tra capannone industriale, galleria d’arte e agrumeto. Al centro del Campus, nato da uno spazio completamente riqualificato, crescono gli alberi di chinotto, coltivati anche grazie a software sviluppati dai dipendenti, e si possono ammirare le opere d’arte della collezione privata di Bruno Paneghini e della moglie Ilenia, messe a disposizione dei visitatori.

“Siamo dei collezionisti atipici – ha raccontato Paneghini – ed esponiamo la collezione all’interno del Campus. L’arte è un mezzo per comunicare e anche di ispirazione e ci piace pensare di poter trasportare i giovani in un mondo che loro non conosco”.

Scorcio del quartier generale

Essere B-Corp significa trasformare il modello di business da estrattivo, che consuma più di quanto produce, a rigenerativo, che compensa gli impatti sull’ambiente.
“Questo è un percorso che abbiamo attivato nella nostra azienda – ha spiegato il presidente di Reti – ma cerchiamo di farlo anche con i nostri clienti. Abbiamo sviluppato un progetto che ci permette di calcolare lo Sroi (Ritorno sociale sull’investimento) delle implementazioni tecnologiche che facciamo per loro. Così come da anni lanciamo con forza il messaggio che è possibile fare a meno della carta”.

Spesso, però, la sfida che le aziende si trovano ad affrontare nella transizione ecologica è quella interna, piuttosto che quella esterna. Se, infatti, essere una società benefit è un valore competitivo nei confronti dei consumatori, non è ancora molto considerato da parte degli investitori. “Ci vuole una evoluzione anche da parte degli investitori – ha sottolineato Paneghini -, dovrebbero interessarsi di più allo Sroi e ai criteri ESG (Environmental, Social e Governance) per misurare davvero il valore del loro investimento. Il bilancio di sostenibilità è un documento programmatico che può offrire una fotografia perfetta dell’azienda perché ti dice non soltanto quanti e quali clienti ci sono, ma anche il mondo in cui si entra in contatto con loro e che impatto hanno queste azioni sull’ambiente e sulla società. Imparare a leggerlo significa avere una prospettiva di lungo termine. La grossa difficoltà delle aziende quotate è che spesso non hanno un’anima B-Corp e chi le dirige non è disposto a mettere in discussione vecchi modelli di business”.

Prima ancora che un cambio di paradigma aziendale, serve un’evoluzione nella forma mentis del management affinché si cominci a pensare alla sostenibilità come l’unica via percorribile per la crescita delle società.


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