Città frenetica, in costante movimento, centro economico dell’Italia: sono alcuni degli attributi che più spesso vengono associati a Milano, ma è davvero così? Se da un lato la nebbia che la rendeva particolarmente grigia è sempre più rara, dall’altro il verde non è certamente il colore che più si addice al capoluogo lombardo.
Eppure, sotto questa coltre di efficienza, sembra emergere qualcosa di diverso: ma per scoprirlo è necessario vivere la città quotidianamente per scovare i mutamenti profondi che avvengono.

È ciò che ha fatto Maddalena Stendardi, giornalista che vive tra Milano e la campagna toscana, con la recente pubblicazione del libro 111 luoghi green di Milano che devi proprio scoprire. Non è solo una questione di facciata, ma “Milano sta sicuramente cambiando”, ci racconta l’autrice: “il percorso verso la sostenibilità urbana è complesso e non privo di contraddizioni, ma la vera sfida si gioca sulla qualità della vita quotidiana”.
Se la mobilità elettrica, l’espansione della rete ciclabile e il bike sharing sono tasselli fondamentali per ridurre l’impronta ambientale, d’altro canto ci sono spazi vuoti che la città sta trasformando in ambiti di socialità, dove la rigenerazione non è solo immobiliare, ma comunitaria.
L’opera della Stendardi racconta di come il tessuto urbano industriale cerchi di convivere oggi con un modello green ancora in costruzione, fatto di parchi a cui riservare maggior cura e di progetti che danno nuova linfa a spazi dismessi. È qui che l’ecologia cerca di farsi pratica quotidiana, ridisegnando una città che non si accontenta di essere smart, ma vuole essere davvero umana.
Ritorno alla terra con l’agricoltura fra i palazzi
La consapevolezza della fragilità ambientale della metropoli lombarda ha fatto nascere negli anni quasi un movimento sotterraneo che è oggi sempre più visibile. Le contraddizioni non mancano, così come la convivenza fra auto e bici (che sono in costante aumento) è ancora difficile: tuttavia i 111 luoghi del testo mostrano le molteplici sfumature del “green” milanese.
Non ci sono solo i grattacieli viventi che svettano verso il cielo come icone d’avanguardia, ma si trovano negozi di moda che utilizzano tessuti rigenerati o filati recuperati dagli oceani, mercati solidali dove lo spreco alimentare viene combattuto con la logica del dono, e botteghe di quartiere che promuovono lo sfuso.
Uno dei punti di forza del libro, e forse l’aspetto più affascinante della Milano contemporanea, è l’attenzione verso l’agricoltura urbana. Per troppo tempo città e campagna sono stati pensati come due mondi separati da un confine invalicabile, ma oggi, quel confine si sta sgretolando.
Gli orti condivisi e i progetti di agricoltura sperimentale stanno riconnettendo i milanesi con la terra, trasformando così il cittadino da consumatore passivo a custode della biodiversità: si può quasi affermare che l’agricoltura urbana è diventata uno dei pilastri della nuova identità cittadina.
“Riconnettersi con la terra significa anche riconnettersi con sé stessi e con gli altri”, sottolinea Maddalena: molti dei luoghi da lei descritti non sono solo oasi di verde, ma veri e propri esperimenti di inclusione sociale. Qui la vera sostenibilità sposa l’impatto umano: progetti che offrono opportunità di riscatto a persone fragili attraverso la cura del verde, la trasformazione di prodotti a chilometro zero, la gestione di bistrot che rispettano i tempi della natura e delle persone.
Tra gli esempi che si possono citare partiamo dalle prima pagine con Bella Dentro, per la lotta contro lo spreco di cui avevamo scritto qualche anno fa, per continuare poi con Bricheco, la falegnameria sociale dove lavorano anche molte donne, le attività sportive della Canottieri San Cristoforo, il bar Il Vagone della Cooperativa Cascina Biblioteca, gestito da cinque persone disabili, fino ai numerosi progetti che prendono vita dalla Cascina Cuccagna.

C’è dunque la volontà di recuperare aree dismesse e trasformarle in presidi di socialità: in questi spazi, il cemento cede il passo al suolo permeabile, l’aria si fa più respirabile e la solitudine metropolitana viene spezzata dal lavoro comune tra le piante.
È una città. che si sporca le mani di terra per ritrovare un senso di appartenenza che sembrava perduto: la sostenibilità passa dai gesti quotidiani. A tale proposito, l’esperienza della Clinica Botanica in zona Corvetto, dove si curano le piante malate e abbandonate, è l’emblema di un’attenzione che va oltre il semplice decoro urbano.
L’incontro fra moda, cultura ed economia circolare
Cosa può succedere quando la moda e il design, di cui Milano è un punto di riferimento mondiale, incontrano l’etica e la sostenibilità? La piccola imprenditoria che ci rivela Maddalena Stendardi offre una risposta entusiasmante, con negozi di moda dove i capi non sono solo belli, ma raccontano storie di tessuti sostenibili o di filati recuperati dagli oceani.
Scopriamo locali bio che riescono a essere trendy senza rinunciare alla stagionalità e alla filiera corta: le iniziative antispreco non sono più eccezioni, ma nodi di una rete sempre più fitta.
Lo racconta ad esempio Patagonia, di cui abbiamo parlato spesso, nello splendido locale di Corso Garibaldi, l’atelier di moda sostenibile di Nicoletta Fasani nel quartiere Villapizzone, piuttosto che il negozio Sustainable Friends in corso Vittorio Emanuele, quasi una provocazione in mezzo al marchi di fast fashion che lo circondano.
Emblematici sul tema dell’economia circolare sono poi il laboratorio artigianale Algranti, la prima scheda del volume, dove il recupero si fonde con la creatività, come pure Ecoalf, che trasforma la plastica recuperata in molteplici capi e accessori di moda.


Questo approccio si riflette anche nei luoghi della cultura, come nel caso della Biblioteca Sempione, al cui interno si trova anche la Biblioteca dei Semi (di fiori, ortaggi…). Lo stesso vale per il Tempio del Futuro Perduto, spazio abbandonato trasformato in un centro culturale indipendente da un gruppo di giovani, oppure della Biblioteca degli Alberi, ai piedi dei grattacieli intorno a piazza Gae Aulenti, pure qui restaurando un vecchio deposito ferroviario di fine ‘800.
La bellezza inaspettata delle periferie
Se il centro città conserva il fascino dei giardini segreti e dei cortili nobiliari, Maddalena Stendardi ci conduce in luoghi che raramente finiscono nei circuiti turistici tradizionali, ma che rappresentano il cuore pulsante della trasformazione urbana. La Barona è un quartiere nella zona meridionale della città, dove si trova un colorato villaggio che ricalca la tipologia di quelli medievali: varcata la soglia, ci si perde fra terrazze e logge, e tra i numerosi laboratori scopriamo la Fornace Curti, con i suoi bellissimi manufatti in ceramica e in cotto, che mantiene viva una tradizione che risale al XV secolo.
Non molto lontano si trova la Green Way alla Barona, un ex deposito di idrocarburi diventato un parco molto curato che ospita spazi di social housing a prezzi accessibili e cohousing per anziani. Non è solo verde, ma infrastruttura sociale: c’è un orto condiviso, ci sono asini, pony e oche in una fattoria didattica.
Spostandosi a nord-ovest si incontra il Mare Culturale Urbano, presso la Cascina Torrette, che da 15 anni si propone come centro artistico e culturale, dove persone di tutte le età si incontrano in uno spazio pubblico con un ampio palinsesto e servizi di ristorazione; una vera piazza in cui non mancano progetti sociali con un impatto significativo, soprattutto per chi ha avuto un passato difficile.
A Crescenzago si trova Casa Berra, in un condominio del XVII secolo, tre cortili visitabili ospitano collezioni d’arte contemporanea realizzate dai creativi del quartiere, mentre in un angolo appartato le rondini continuano a nidificare, ignare dei ritmi della metropoli circostante.

Ci sarebbe molto altro da raccontare, poiché ogni pagina racconta storie particolari. “È questa la Milano che ho voluto scovare”, conclude Maddalena, “dove l’arte, la natura e la storia si intrecciano in modi imprevedibili”, dimostrando che la bellezza può fiorire ovunque ci sia la volontà di coltivarla. In questo viaggio la giornalista si è avvalsa del prezioso supporto del fotografo Giovanni Tagini, i cui scatti corredano ogni scheda, offrendo magari un dettaglio o uno spunto che invitano a guardare tutti i luoghi presentati con occhi più attenti.
111 luoghi green di Milano è certamente un libro che incuriosisce e che invita alla scoperta: per ogni luogo vengono forniti indirizzo, orari di apertura e le indicazioni per raggiungerlo, utilizzando i mezzi pubblici. È molto più di una guida, poiché invita a partecipare a un cambiamento necessario per una città che non smette di immaginare un futuro più verde, sano e comunitario.
In copertina, fotografia dell’ingresso dell’area dove si trova la Fornace Curti








