Just Eat e la rivoluzione del packaging vegetale a norma di legge

Il mondo del cibo a domicilio sta per cambiare volto, e non stiamo parlando di nuovi menù, ma di come il tuo sushi o la tua pizza arrivano a casa. Just Eat ha appena lanciato in Italia i suoi primi imballaggi 100% plastic-free per rispettare le severissime leggi europee che tutelano il consumatore.

Ogni anno, a livello globale, vengono prodotte ben 400 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, e circa un terzo di questa enorme massa è riconducibile esclusivamente all’industria alimentare e delle bevande. Non si tratta solo di un problema di ingombro nei mari: gli imballaggi tradizionali utilizzate per il cibo da asporto nascondono spesso insidie invisibili come le microplastiche e i PFAS, le cosiddette “sostanze chimiche permanenti” utilizzate per rendere i contenitori resistenti a grassi e acqua.

Queste sostanze sono finite nel mirino dell’Unione Europea, che attraverso il nuovo regolamento PPWR ha stabilito una scadenza tassativa: dal 12 agosto 2026, scatteranno limiti severissimi (come la soglia di 25 ppb per i singoli PFAS) per tutti gli imballaggi a contatto con gli alimenti.

In questo scenario di emergenza ambientale e pressione normativa, Just Eat Takeaway.com ha lanciato in Italia di una nuova gamma di imballaggi non plastici, realizzati con carta rivestita dalla tecnologia brevettata Morro™ Coating, a base di semplici proteine vegetali non modificate chimicamente. In questo modo, Just Eat potrà ofrrire ai ristoratori con cui collabora una soluzione che elimina alla radice il rischio di residui nocivi e microplastiche, garantendo al contempo la perfetta integrità del cibo.

L’innovazione basata sulla natura

Al centro di questa iniziativa c’è il Morro™ Coating, una soluzione sviluppata dalla benefit corporation britannica Xampla. A differenza dei rivestimenti tradizionali, generalmente plastici, questa tecnologia trasforma proteine vegetali naturali in una barriera protettiva senza ricorrere a modifiche chimiche, stando a quanto dichiara la società.

I contenitori sono realizzati in carta ondulata proveniente da fonti sostenibili e sono concepiti per offrire rigidità e isolamento termico. La soluzione si propone di gestire anche alimenti unti o umidi, che storicamente hanno rappresentato una sfida per il confezionamento privo di plastiche o pellicole sintetiche.

Secondo le informazioni fornite dall’azienda, il rivestimento è stato verificato come “plastic-free” dal National Physical Laboratory del Regno Unito ed è conforme alla Direttiva SUPD. A fine utilizzo, il contenitore risulta biodegradabile e compostabile a livello domestico.

La tecnologia Morro™, sempre secondo quanto comunicato da Xampla sul proprio sito, sarebbe il frutto di anni di ricerca accademica all’Università di Cambridge. Si baserebbe sulla capacità di ricreare la struttura molecolare delle proteine — prendendo ispirazione dalla resistenza della seta di ragno — con l’obiettivo di sostituire alcune delle plastiche monouso più inquinanti. La tecnologia è protetta da brevetti.

Un contesto normativo che non lascia alternative

Dietro questa iniziativa c’è anche una spinta regolatoria difficile da ignorare. L’Unione Europea ha fissato scadenze precise con il regolamento PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), e chi opera nel settore del packaging alimentare dovrà adeguarsi in tempi relativamente stretti. Tanti brand noti hanno da tempo cominciato ad adeguarsi, come Starbucks e Coca-Cola.

Da agosto 2026 sarà vietato l’uso di PFAS — le cosiddette “sostanze permanenti”, composti chimici estremamente persistenti — nei contenitori a contatto con gli alimenti. Il rivestimento Morro™, derivando da proteine vegetali, ne sarebbe naturalmente privo. Il PPWR richiederà inoltre che gli imballaggi siano più facilmente riciclabili: l’assenza di pellicole plastiche da separare dalla carta punta proprio a semplificare questo passaggio, tanto per i consumatori quanto per i ristoratori.

Entro il 2028-2029 sono attese anche etichette armonizzate e l’introduzione di QR code su tutto il packaging europeo, con l’obiettivo di rendere più chiare le indicazioni per il riciclo.

Come ha sottolineato Daniele Contini, Country Manager di Just Eat Italia, il progetto non è un test pilota circoscritto al mercato italiano, ma parte di un piano che coinvolge dieci mercati europei. L’obiettivo dichiarato è dimostrare che materiali di origine naturale possono rispondere alle esigenze della ristorazione — comprese le sue criticità più ostiche sul fronte del packaging — pur restando conformi ai requisiti normativi in arrivo.

Come si stanno adeguando i grandi brand alla PPWR?

I grandi brand stanno adeguando le loro strategie di packaging al Regolamento UE PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation, in vigore dal febbraio 2025 e applicabile dal 12 agosto 2026) focalizzandosi su riduzione dei rifiuti, riciclabilità obbligatoria entro il 2030 e quote di riuso. Questo implica cambiamenti nella progettazione, nei materiali e nella supply chain per evitare multe e cogliere opportunità di mercato.

Strategie Comuni di Adeguamento

Già da tempo, le grandi aziende stanno implementando monitoraggi completi sui propri imballaggi per mappare materiali e riciclabilità, integrando le richieste normative fin dalla fase di design e collaborando con i fornitori per garantire tracciabilità e dati affidabili. Molti adottano tecnologie come watermark digitali (segnali invisibili incorporati direttamente nella stampa o nel design dell’imballaggio — impercettibili all’occhio umano, ma leggibili da scanner e telecamere industriali) per migliorare l’ordinamento dei rifiuti e riducono il volume/peso degli imballaggi, eliminando design “falsi” come fondi gonfiati.

Inoltre, soprattutto in ambito somministrazione di cibi e bevande, ci si attrezza perchè almeno il 10% dei prodotti sia offerto ai clienti in imballaggi riutilizzabili (come previsto da norme, quota destinata a salire al 40% entro il 2040); questo implica sistemi di raccolta, lavaggio, restituzione, una logistica completamente diversa dall’usa-e-getta. Inoltre, dal 2030 gli imballaggi in plastica dovranno incorporare materiale riciclato in proporzioni variabili: 30% per il PET a contatto con alimenti, 10% per altre plastiche a contatto con alimenti, 30% per le bottiglie monouso per bevande, 35% per gli altri imballaggi in plastica.

Ecco alcuni dei cambiamenti portatti avanti da grandi gruppi:

BrandIniziative Principali
Procter & GambleLeader nei watermark digitali per lo smistamento automatico negli impianti di riciclo; si sta attrezzando per gestire imballaggi riutilizzabili e ricaricabili nelle categorie alimentari e delle bevande
HenkelPrepara da anni packaging sostenibile per i prodotti di consumo, con focus su innovazione materiali
UnileverRiduce la plastica vergine del 50% entro 2025, usa 25% di plastica riciclata in bottiglie (es. Dove, Hellmann’s); supporta piani globali anti-spreco con Nestlé
PepsiCoPassa a clip e involucri in cartone riciclabile per i multipack di bevande (Pepsi, Gatorade), eliminando gli anelli di plastica
Nestlé, Coca-Cola
Sostengono le politiche per l’economia circolare della plastica; Coca-Cola utilizza plastica riciclata per le proprie bottiglie

Sintesi delle scadenze PPWR per le aziende EU:

  • 12 agosto 2026: Entrata in vigore dei limiti PFAS e obbligo della Dichiarazione di Conformità (DoC). Armonizzazione degli schemi EPR nazionali: obbligo di registrazione nei registri nazionali per chiunque immetta imballaggi sul mercato di un altro Stato membro UE. 12 febbraio 2027: Obbligo per il settore HORECA di consentire ai consumatori di portare i propri contenitori. I registri nazionali EPR dovranno essere operativi nei singoli Stati membri. Gli imballaggi dovranno riportare identificatori digitali (es. QR code) con informazioni su composizione, riciclabilità e riutilizzo. 1 gennaio 2030: Tutti gli imballaggi devono essere riciclabili (Gradi A-C) e conformi ai criteri di minimizzazione di peso e volume. Estensione del digital product passport a una gamma più ampia di categorie di prodotto. Entro 2030–2033: Introduzione del digital passport completo con dati sull’intero ciclo di vita dell’imballaggio.

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