I benefici e i vantaggi della Blue Economy

L’utilizzo responsabile delle risorse marine offre opportunità che sono in buona parte ancora da scoprire

Gli oceani e le grandi distese marine sono da sempre fonte di meraviglia per la loro accattivante bellezza: tuttavia in essi si nasconde una riserva inutilizzata di opportunità.

Si definisce blue economy (economia blu) un modello di sviluppo economico sostenibile che si focalizza in particolare sulla salvaguardia e valorizzazione dell’ecosistema marino.

Chi ha ‘inventato’ la blue economy?

Da questo presupposto è nata la definizione di Blue Economy, la cui paternità va attribuita all’economista belga Gunter Pauli, che ne ha definito le caratteristiche e i vantaggi nell’omonimo libro scritto nel 2010. Personaggio poliedrico, dai molteplici interessi, ha fondato la ZERI (Zero Emissions Research and Initiatives), una rete internazionale costituita da scienziati, studiosi ed economisti che si occupano di individuare soluzioni innovative, progettando nuovi modi di produzione e di consumo a minor impatto ambientale.

Differenza tra green economy e blue economy

Per comprendere le fondamenta dell’Economia Blu va fatto un confronto con la Green Economy, verso la quale Pauli è particolarmente critico: pur partendo entrambi dal concetto di economia sostenibile, l’Economia Verde mira a limitare la quantità di emissioni mentre la Blu punta a eliminarle del tutto. L’imprenditore belga ne giudica negativamente pure il sistema di produzione, a cui attribuisce costi elevati e conseguenti prezzi che solo un ristretto numero di persone possono permettersi.

Imitare il funzionamento della natura

Il modello economico della Blue Economy ruota attorno all’uso responsabile delle risorse oceaniche, preservando e migliorando la salute degli ecosistemi marini. Vede nell’immenso potenziale degli oceani il motore per la crescita economica, la creazione di posti di lavoro e l’innovazione, garantendo allo stesso tempo il benessere delle generazioni presenti e future.
Le acque ricoprono oltre il 70% della superficie del globo e solo una minima parte è in qualche modo protetta: i mari vivono un equilibrio sempre più precario, per la pesca eccessiva e i cambiamenti climatici, che ne compromettono l’ecosistema.

I principi della blue economy

Inoltre, i principi dell’Economia Blu si ispirano alla biomimesi: ovvero studiando i processi biologici della natura e si sviluppano di conseguenza le attività e le tecnologie umane. Le logiche dell’economia lineare non sono più perseguibili, perciò l’equilibrio ecologico, in un’ottica di circolarità, rappresenta l’unica strada percorribile. Anche i rifiuti diventano dunque risorsa, ispirandosi all’ambiente naturale e all’eco-design, creando modelli che portano a innovazioni a basso costo, a fare di più con meno, a combinare la ricchezza con la diversità.

Comunità di pescatori in Asia

Non a caso l’inclusività è un altro cardine della Blue Economy, che pone particolare attenzione alle pari opportunità per le comunità costiere, i pescatori su piccola scala, le popolazioni indigene e altri gruppi vulnerabili: questo principio assicura che i benefici economici siano distribuiti equamente, senza lasciare indietro nessuno. È infine fondamentale abbracciare tecnologie all’avanguardia per beneficiare del potenziale degli oceani in modo sostenibile: attraverso approcci innovativi si possono sviluppare soluzioni che vanno dall’energia rinnovabile ai progressi della biotecnologia, dall’acquacoltura all’ecoturismo.

Alla scoperta di realizzazioni concrete

Il 40% della popolazione mondiale vive in prossimità delle aree costiere, più di 3 miliardi di persone utilizzano gli oceani per il proprio sostentamento e l’80% del commercio mondiale avviene attraverso i mari (UNRIC). Diciamo che la blue economy sarebbe già un modello naturale di sviluppo sostenibile. Tutte le varie attività umane già oggi realizzate ‘in mare’, se a impatto zero, sono parte della blue economy. Vi sono poi progetti peculiari e innovativi.

Il sottotitolo della prima edizione del bestseller di Gunter Pauli era “10 anni, 100 innovazioni, 100 milioni di posti di lavoro”: nel 2020 è stato pubblicato “The Blue Economy 3.0 – 200 progetti implementati, 5 miliardi di euro investiti, 3 milioni di nuovi posti di lavoro creati”. Quanto teorizzato dall’economista belga ha infatti visto in diverse parti del mondo applicazioni pratiche spesso geniali e sorprendenti.

Nel settore sanitario e farmaceutico, la biotecnologia blu ha portato alla scoperta e allo sviluppo di farmaci avanzati, terapie, diagnostica e vaccini: in Portogallo sono state raccolte spugne per varie applicazioni in molti settori industriali. Il WWF è in prima linea per orientare la pesca basandosi su criteri scientifici, per mantenere gli stock ittici a livelli ottimali, garantendo il sostentamento dei pescatori e preservando la biodiversità marina.
Il progetto europeo GAIN (Green Aquaculture Intensification in Europe), coordinato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia ha fornito risultati che indicano come si possa minimizzare l’impatto ambientale con un’acquacoltura responsabile. La potenza delle maree, delle onde e del vento offre un’incredibile fonte di energia pulita e rinnovabile: in Italia ci sono alcuni impianti di energia mareomotrice in provincia di Livorno e Messina e, con gli 8.000 chilometri costieri, ha una predisposizione naturale per l’utilizzo di tale energia.

Schema dei generatori subacquei di flusso di marea

Esperienze di Economia Blu sono poi date dai biocarburanti, oggi prodotti da canna da zucchero, mais e oli vegetali, come dalla soia: si stanno studiando biocarburanti avanzati (prodotti da alghe e residui vegetali) che potrebbero rappresentare il futuro di una mobilità a ridotte emissioni.

Il potenziale ‘oceano’

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) considera l’ambiente oceanico come la prossima frontiera economica primaria, in virtù del suo intrinseco potenziale in termini di ricchezza, crescita economica, creazione di posti di lavoro e stimolo all’innovazione. Da un punto di vista economico, tale scenario abbraccia una serie di attività preesistenti, quali la pesca, il turismo costiero e la navigazione, ma altresì pone una particolare enfasi sul progresso dei nuovi settori emergenti, alcuni dei quali erano quasi inesistenti fino a circa due decenni fa. Tra questi, possiamo annoverare l’estrarre il cosiddetto “carbonio blu” dall’ambiente marino, l’esplorazione dell’energia marina e le applicazioni delle biotecnologie in ambito oceanico.

Tali settori specifici non solo contribuiscono a creare nuove opportunità economiche, ma detengono anche il potenziale di generare occupazione, svolgendo nel contempo un ruolo cruciale nella lotta al cambiamento climatico.

I vantaggi della Blue Economy

Una installazione al largo dello Stato del Rhode Island (USA)

Sono quindi numerosi i risultati che confermano i vantaggi della Blue Economy, a partire dalla crescita economica, specie nei settori della pesca, del turismo, delle energie rinnovabili: le quali riducono la dipendenza dai combustibili fossili, contribuendo alla lotta globale contro il cambiamento climatico. La pesca sostenibile e l’acquacoltura responsabile migliorano poi la sicurezza alimentare e contribuiscono a preservare la biodiversità marina, proteggendo gli ecosistemi più fragili.

L’Economia Blu è naturalmente allineata su numerosi obiettivi dell’Agenda 2030: dall’energia rinnovabile e accessibile (#7), all’uso responsabile delle risorse (#12), fino soprattutto all’utilizzo sostenibile del mare (#14). La Blue Economy è una prospettiva dove tutte le nazioni sono chiamate a collaborare, in modo da raggiungere quel delicato equilibrio tra sviluppo economico e conservazione dell’ambiente: grazie a iniziative che non compromettono la salute degli ecosistemi marini, ma consentono di soddisfare le esigenze odierne senza pregiudicare le esigenze di domani.

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