Chi ha inventato la ‘plastoline’, carburante ottenuto dalla plastica

Julian Brown ha creato un sistema a basso costo per trasformare la plastica in combustibile. Una tecnologia semplice, economica e potenzialmente rivoluzionaria

In un mondo che ogni anno produce centinaia di milioni di tonnellate di plastica, e ne ricicla solo una minima parte, la domanda è sempre la stessa: come possiamo trasformare questo problema in una risorsa?

Julian Brown, giovane inventore statunitense di appena 22 anni, ha deciso di rispondere a modo suo, costruendo Plastoline: un sistema compatto e low-cost che trasforma i rifiuti plastici in carburante liquido, pronto all’uso. Un’idea semplice, ma geniale, che nasce in un garage e potrebbe cambiare il modo in cui pensiamo al fine vita della plastica.

Cos’è Plastoline e come funziona

La tecnologia di Julian si basa su un processo noto come pirolisi, già utilizzato in ambito industriale ma spesso con costi e complessità elevate. Plastoline, invece, è un reattore pirolitico compatto e accessibile, che consente di convertire vari tipi di plastica (come polietilene e polipropilene) in carburante liquido – benzina, diesel e kerosene – in modo relativamente sicuro e a basso costo.

Il funzionamento è semplice: la plastica viene riscaldata in un ambiente privo di ossigeno, evitando la combustione. Le alte temperature scompongono i polimeri plastici in molecole più piccole che, una volta condensate, formano combustibili liquidi.

Secondo Brown, il carburante prodotto può essere utilizzato per alimentare generatori, fornelli o piccoli motori, ed è una risorsa preziosa soprattutto in contesti dove l’accesso all’energia è limitato e i rifiuti abbondano.

Uno dei primi prototipi creati da Julian Brown – fonte: https://www.naturejab.com/

Un’invenzione che guarda al Sud del mondo

L’obiettivo di Plastoline non è competere con i colossi dell’energia, ma offrire una soluzione scalabile e decentralizzata, pensata per le comunità che non hanno accesso a sistemi di riciclo o smaltimento avanzati. E proprio in questi contesti – villaggi rurali, aree isolate o in via di sviluppo – la combinazione tra abbondanza di rifiuti plastici e scarsità di carburante rappresenta una criticità quotidiana.

Plastoline si propone di essere una risposta a questo problema: una micro-tecnologia circolare, adattabile localmente, che riduce l’impatto ambientale dei rifiuti e al tempo stesso offre energia a basso costo.

“La plastica è un problema, sì. Ma è anche una risorsa chimica: basta saperla trattare”, afferma Brown.

Il contesto: perché serve innovare nel riciclo

Secondo l’OCSE, solo il 9% della plastica prodotta nel mondo viene effettivamente riciclata. Il resto finisce in discarica, viene bruciato o, peggio, disperso nell’ambiente. Le tecnologie di riciclo meccanico tradizionale sono spesso limitate a pochi tipi di plastica e non riescono a gestire i rifiuti misti o sporchi.

In questo scenario, le tecnologie di riciclo avanzato come la pirolisi stanno guadagnando attenzione, ma devono ancora superare ostacoli legati alla sostenibilità economica, all’impatto ambientale e alla sicurezza operativa. Plastoline prova a colmare questo vuoto, con un approccio open source, leggero, replicabile.

Un futuro (più) circolare anche per la plastica

La storia di Julian Brown è un esempio potente di intraprendenza giovanile e innovazione sostenibile. Un ragazzo con un’idea semplice, realizzata con materiali accessibili e tanta autodidattica, che sta già facendo parlare di sé per l’impatto potenziale della sua invenzione.

Oggi Plastoline è ancora in fase sperimentale, ma i primi test sono promettenti. Julian sta lavorando a una versione migliorata, più efficiente e più sicura, da condividere con ONG e iniziative locali nei Paesi più colpiti dall’inquinamento da plastica.

Non è l’unico progetto che utilizza la pirolisi per trasformare la plastica in carburante, avevamo parlato in un precedente articolo di quello che sta facendo l‘impresa irlandese Trifol.

Ogni anno il mondo affronta una crisi sempre più urgente legata alla sovrapproduzione di plastica e alla sua gestione. Le grandi soluzioni industriali sono fondamentali, ma non bastano. Servono anche idee nuove, agili, capaci di raggiungere luoghi e persone spesso tagliati fuori dall’economia circolare.

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