Riciclaggio della Plastica, scoperto il grande bluff

Una recente indagine di Planet Tracker rivela come l'industria della plastica, legata alla petrolchimica, stia cavalcando l'idea del riciclo sfruttandola per un proprio ritorno. Come i fatti dimostrano, la soluzione all'inquinamento da plastica non è esattamente questa, ma una riduzione drastica di produzione e la ricerca di materiali alternativi

L’industria globale della plastica ha saputo giocare abilmente le sue carte, convincendo il mondo che il riciclaggio può risolvere l’inquinamento da plastica. Ma la realtà è molto diversa: solo il 9% della plastica viene realmente riciclato, lasciando il resto a inquinare il nostro pianeta. Una recente indagine di Planet Tracker ha smascherato il bluff, mettendo in luce come l’industria stia utilizzando il riciclaggio come uno strumento di greenwashing per evitare responsabilità e regolamentazioni stringenti.

La realtà del riciclaggio della plastica

La maggior parte delle persone crede che i simboli presenti sui prodotti in plastica indichino che questi possano essere riciclati. Tuttavia, questi simboli sono in realtà codici di identificazione delle resine (RIC), che indicano il tipo di plastica utilizzata e non la sua effettiva riciclabilità. Questa confusione ha permesso all’industria della plastica di creare l’illusione che i loro prodotti siano ampiamente riciclabili, quando in realtà il 91% della plastica non viene riciclato.

Ci sono sette codici RIC per i prodotti in plastica che contrariamente a quanto si pensa, non sono codici di riciclaggio ma codici di identificazione delle resine, che rivelano il tipo di resina utilizzata in un prodotto di plastica. I codici RIC non forniscono informazioni sugli additivi utilizzati, ma solo sul tipo di resina. In generale, più alto è il codice RIC, più difficile è il riciclo.

L’influenza su politiche e consumatori

Promuovendo il riciclaggio come soluzione, l’industria della plastica ha distolto l’attenzione da misure a monte più efficaci, come la riduzione della produzione e l’uso di materiali alternativi non derivati dal petrolio. Questa strategia ha permesso ai produttori di plastica di mantenere i loro piani di espansione e di evitare regolamentazioni più severe.

Vi è inoltre un problema di cattiva informazione sulle etichette e un cattivo assemblaggio delle confezioni plastiche che rendono difficoltoso il corretto smaltimento da parte del consumatore. Nel frattempo, i costi di gestione dei rifiuti plastici ricadono sulle amministrazioni locali e sui consumatori, che spesso vengono incolpati per i bassi tassi di riciclaggio.

La domanda di imballaggi in plastica riciclata è in crescita. Il mondo produce 141 milioni di tonnellate di imballaggi in plastica all’anno. Durante il 2020, la Coca-Cola Company ha consumato 2,96 milioni di tonnellate cubiche di imballaggi in plastica, aumentando a 3,2 milioni di tonnellate nel 2021. Anche PepsiCo ha aumentato il suo consumo di imballaggi in plastica, passando da circa 2,35 milioni di tonnellate cubiche nel 2020 a 2,5 milioni di tonnellate nel 2021. Unilever, Mars Inc. e L’Oréal hanno aggiunto ulteriori 54 mila tonnellate di imballaggi in plastica nel 2021. L’eccezione è Nestlé, che ha ridotto la sua richiesta di imballaggi a 0,9 milioni di tonnellate nel 2021, rispetto a oltre 1,2 milioni di tonnellate nel 2020.

La necessità di misure a monte

Le stime dicono che la produzione di plastica triplicherà entro l’anno 2060. Una quantità spaventosa se si pensa che già attualmente esistono isole di plastica negli oceani più grandi di continenti. Il nostro pianeta rischia di soffocare.

Planet Tracker sottolinea che il riciclaggio da solo non risolverà il problema dell’inquinamento da plastica. È essenziale adottare misure a monte, come la responsabilità estesa del produttore (EPR), tasse sulla produzione di plastica e regolamentazioni più rigorose. Anche il mondo degli investitori, che influenza l’economia e le politiche globali, deve riconoscere questi rischi e sostenere politiche che spingano i produttori di plastica a ridurre la loro dipendenza dai combustibili fossili e ad eliminare le sostanze chimiche pericolose dai loro prodotti.

Le conseguenze per la salute umana

La plastica non è solo un problema ambientale, ma anche un grave rischio per la salute umana. Molti polimeri plastici contengono sostanze chimiche tossiche e pericolose. Di queste, oltre 4.000 sono identificate come tossiche, e alcune sono associate a problemi di salute come diabete, obesità, problemi di fertilità e diversi tipi di cancro.

La situazione attuale: cosa si può fare

Durante l’ultimo ciclo di negoziati del Trattato delle Nazioni Unite sulla plastica, le aziende petrolchimiche hanno opposto resistenza a qualsiasi riduzione della produzione di plastica. Questo atteggiamento ostacola seriamente gli sforzi globali per affrontare l’inquinamento da plastica in modo efficace.

Impegni sugli imballaggi di grandi marchi

PepsiCo ha annunciato nel suo Rapporto di Sostenibilità 2020 che 22 mercati globali offrono già un prodotto PepsiCo in imballaggi 100% riciclati. Si sono impegnati a utilizzare il 25% di PCR (plastica post consumo) riciclato nei loro imballaggi entro il 2025; nel 2021 hanno utilizzato solo il 6,3% di PCR.

Coca-Cola si è impegnata a utilizzare almeno il 50% di plastica riciclata entro il 2030 e il 25% entro il 2025; nel 2021 hanno utilizzato il 17,7%.

Mars punta a un contenuto riciclato medio del 30% nel loro portafoglio di imballaggi in plastica; nel 2021 non hanno utilizzato PCR.

Unilever prevede di utilizzare un minimo del 25% entro il 2025 nella gamma di prodotti per la casa e la cura personale; nel 2021 hanno utilizzato il 17,7% di materiale PCR.

L’Oreal si è impegnata a utilizzare il 50% entro il 2025; nel 2021 hanno utilizzato il 21% di PCR.

Nestlé si è impegnata a utilizzare il 30% entro il 2025; nel 2021 hanno utilizzato il 4,6% di PCR.

Si può fare di più?

Il ruolo degli investitori nella lotta alla plastica

Gli investitori hanno un ruolo cruciale da svolgere. Nel sistema economico gli investitori (che sono anche istituzionali come i fondi pensione e i fondi comuni di investimento) sono fondamentali per l’economia perché forniscono il denaro che le aziende necessitano per crescere e migliorare. Aiutano a distribuire le risorse in modo efficiente, monitorano le attività aziendali e partecipano alla gestione delle aziende. Investendo in nuove idee e tecnologie, favoriscono l’innovazione. Negli ultimi anni, gli investitori stanno assumendo un ruolo crescente nella promozione di pratiche aziendali sostenibili e responsabili. Investimenti responsabili, noti come ESG (ambientali, sociali e di governance), mirano a creare un impatto positivo sulla società e sull’ambiente, oltre a generare rendimenti finanziari.

Devono chiedere trasparenza e responsabilità alle aziende petrolchimiche, incoraggiandole a passare a materiali sicuri e sostenibili. Supportare una dichiarazione degli investitori che sollecita le aziende a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e a eliminare le sostanze chimiche pericolose è un passo importante verso una soluzione a lungo termine del problema dell’inquinamento da plastica.

Conclusione

La grande illusione del riciclaggio della plastica ha permesso all’industria di evitare responsabilità per decenni. È ora di smascherare questa narrativa e di adottare misure concrete per ridurre la produzione di plastica e promuovere materiali sostenibili. Gli investitori, i governi e i consumatori devono collaborare per mettere fine a questa ingannevole strategia e affrontare seriamente la crisi dell’inquinamento da plastica.

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