Ogni anno in Italia 8 miliardi di contenitori per bevande sfuggono al riciclo. Un numero enorme, che racconta una crisi silenziosa ma costante, fatta di plastica, alluminio e vetro abbandonati in strade, parchi e fiumi. Ma anche un’occasione mancata per l’economia circolare e per il clima.
In occasione del World Cleanup Day, la campagna nazionale “A Buon Rendere” rilancia con forza un appello già da tempo al centro del dibattito europeo: introdurre anche in Italia un Sistema di Deposito Cauzionale (DRS), sulla scia dei 17 Paesi UE (18 a breve con la Polonia) che lo hanno già adottato con successo.
Dalla pulizia all’azione sistemica: perché non basta raccogliere
Il World Cleanup Day, riconosciuto ufficialmente dalle Nazioni Unite, coinvolge milioni di cittadini in 211 Paesi per ripulire il Pianeta. Anche in Italia, migliaia di volontari si mobilitano nell’ambito dell’iniziativa “Puliamo il Mondo” di Legambiente. Ma la domanda che si pone la campagna “A Buon Rendere” è semplice e scomoda: raccogliere i rifiuti è sufficiente?
La risposta, fondata sui dati di un’indagine annuale di brand audit, è chiara: no. Serve una soluzione strutturale. Serve un sistema che impedisca ai contenitori di diventare rifiuti. Serve il DRS.
Che cos’è il sistema di deposito cauzionale?
Il DRS (Deposit Return Scheme) è un meccanismo semplice: si applica un piccolo deposito (ad esempio 0,10€ o 0,25€) al prezzo delle bevande confezionate. Il deposito viene rimborsato al consumatore alla restituzione del contenitore vuoto, in appositi punti raccolta automatizzati o presso i rivenditori.
I dati lo dimostrano: nei Paesi dove è attivo, il sistema ha portato il tasso di raccolta sopra il 90%, con punte del 98% in Germania. E ha ridotto drasticamente l’abbandono di contenitori nell’ambiente.
L’indagine: 21.617 contenitori raccolti da una sola volontaria
Per comprendere meglio il fenomeno, la campagna “A Buon Rendere” ha realizzato un monitoraggio capillare, l’ABR Radar, grazie all’impegno della cittadina volontaria Helena Boers. In un anno ha raccolto oltre 21.600 contenitori per bevande abbandonati nell’area milanese, contribuendo a evitare l’emissione di oltre 3 tonnellate di CO₂.
Dal campione analizzato emergono dati eloquenti:
- Solo 10 marchi sono responsabili del 67% dei contenitori riconoscibili;
- I maggiori gruppi industriali coinvolti sono Heineken, Coca-Cola, AB InBev e San Benedetto;
- La plastica resta il materiale più diffuso (42,2%), seguita da alluminio (28,3%) e vetro (25%);
- Il settore della birra è il primo responsabile (35%), seguito da acque minerali (31%) e bibite analcoliche (26%).
Una fotografia preoccupante, che evidenzia un’anomalia tutta italiana: l’assenza di un sistema di vuoto a rendere ricaricabile, diffuso invece in altri Paesi.

La responsabilità dei produttori (e le eccezioni virtuose)
Per anni l’industria delle bevande ha puntato il dito sui comportamenti dei consumatori. Ma oggi la realtà è difficile da ignorare: i marchi leader di mercato coincidono con i principali responsabili del littering. E se è vero che tutti devono fare la propria parte, chi occupa posizioni dominanti ha una responsabilità maggiore nel sostenere soluzioni concrete.

Un segnale positivo arriva da Acqua Sant’Anna, tra i pochi produttori italiani ad aver già sposato l’idea del sistema cauzionale:
“Non c’è più tempo da perdere. Il sistema di deposito cauzionale rappresenta una svolta indispensabile”, spiega Alberto Bertone, Presidente e CEO. “L’Italia non può permettersi di restare indietro rispetto agli altri Paesi europei. Serve un impegno comune”.
L’Italia in ritardo e i costi dell’inazione
Se altri Paesi europei sono pronti a implementare il DRS entro il 2027 (tra cui Portogallo, Spagna e Regno Unito), l’Italia rischia di arrivare al 2029. Troppo tardi, secondo gli esperti.
“Ogni anno perdiamo risorse, paghiamo costi ambientali ed economici evitabili. Lo Stato italiano, solo per le bottiglie in plastica che non ricicliamo, versa circa 100 milioni di euro all’UE per la Plastic Tax”, denuncia Silvia Ricci, coordinatrice della campagna.
Un ritardo che pesa anche sulle casse pubbliche e sui bilanci dei Comuni.
Una sfida trasformabile in opportunità
Il messaggio della campagna è chiaro: non si può più aspettare. Serve un’azione congiunta di imprese, cittadini e decisori politici. Come sottolinea Enzo Favoino, coordinatore scientifico di “A Buon Rendere”:
“Il sistema cauzionale è uno strumento chiave per combattere il littering e avviare la decarbonizzazione del settore. È ora di agire per un’economia più circolare e meno dipendente dalle materie prime importate”.
Il World Cleanup Day ci ricorda ogni anno quanto possiamo fare con impegno e senso civico. Ma raccogliere non basta, se non si interviene alla radice del problema.
Il Sistema di Deposito Cauzionale è una delle risposte più efficaci, già collaudata in mezza Europa. Ora tocca all’Italia compiere questo passo. Non per imitare gli altri, ma per assumersi le proprie responsabilità, valorizzare le risorse, ridurre l’inquinamento e avvicinarsi agli obiettivi climatici.
In fondo, come ci insegna la stessa logica del DRS, ogni piccolo gesto conta. Ma conta ancora di più se inserito in un sistema che funziona per tutti.








