Cosa è successo al Santuario Progetto Cuori Liberi

I fatti di Zinasco avvenuti al santuario 'Progetto Cuori Liberi' ci mettono di fronte all'inasprimento delle tensioni tra persone, giovani, ambientalisti e animalisti che intendono cambiare lo status quo

E’ sempre più sotto gli occhi di tutti come il tema dell’allevamento di animali a fini alimentari stia diventando un terreno di scontro sociale. Attivisti dell’ambiente e animalisti sono ormai decisi, attraverso azioni individuali e collettive, a sostenere le proprie convinzioni, arrivando anche a gesti ‘disturbanti’ ed estremi, secondo chi la pensa diversamente da loro.

Sicuramente l’industria della carne non la pensa come loro, benchè siano i dati a dirci come gli allevamenti abbiano impatto sul clima. Ma non si tratta più soltanto di impatto sul clima: sul nostro rapporto con gli animali la cultura sta cambiando, e anche qui sono i dati sulla crescita del consumi vegani a indicarcelo.

Questo tipo di contrapposizione ideologica, sintetizzabile (spannometricamente) in vegani vs. non vegani, può forse non sembrare urgente anche agli occhi di chi governa, giacchè i vegan rappresentano ancora una nicchia e non hanno lobby economiche forti – per il momento – che li sostengono. Ma non può essere ignorata, perchè è in crescita ed è un fenomeno sociale. Non può essere ignorata, perché raccoglie soprattutto le nuove generazioni, quelle che rappresentano il nostro futuro, che non vanno più a votare perchè non si sentono rappresentate e nemmeno ascoltate. Sono i fatti di cronaca a raccontarcelo.

Personalmente, ritengo che generazioni più giovani abbiano il sacrosanto diritto di manifestare con tutte le loro forze per ottenere un mondo migliore, pulito, rispettoso del Pianeta e di tutti i suoi abitanti, un mondo più evoluto. Quello che abbiamo creato, in cui li abbiamo portati ad abitare, sta collassando. Una chance di confronto a chi vuole invertire la rotta e ha delle idee, delle progettualità in merito, bisognerebbe darla. Servirebbe confronto, non scontro.

Accolgo volentieri la richiesta di pubblicazione di due ragazze ventenni, Elenonora e Anita, che mi hanno voluto raccontare, con la loro sensibilità, la stessa di molte altre persone e molti giovani, cosa è accaduto lo scorso 20 settembre a Zinasco, in un cosiddetto ‘santuario’. Una notizia che ha fatto il giro del web e dei media e su cui, al di là di tante strumentalizzazioni, bisognerebbe riflettere, se non altro per migliorare le procedure sanitarie con cui si decide di abbattere animali. Procedure che non piacciono nemmeno a chi alleva gli animali, peraltro.

Il 20 settembre 2023 a Zinasco, provincia di Pavia, le forze armate entrano nel rifugio “Progetto Cuori Liberi”, superando violentemente gli attivisti, per ammazzare 10 maiali protetti, sotto indicazione dell’ATS al fine di debellare la peste suina africana.
Il rifugio “Progetto Cuori Liberi” è un’ associazione di volontariato antispecista che si occupa di salvaguardare la vita di alcuni animali tra i quali quelli che riescono a essere salvati dall’industria degli allevamenti intensivi.
Nei 14 giorni precedenti al fatto, i volontari insieme ad altri attivisti animalisti si erano mossi per proteggere i maiali presenti nel santuario da eventuali irruzioni dell’ATS a causa della diffusione nel pavese della PSA.
La Peste Suina Africana è una malattia altamente infettiva ma curabile, la cui diffusione aveva portato nel periodo precedente l’abbattimento di numerosi maiali negli allevamenti ma che non aveva raggiunto quelli nel santuario, ancora sani.
Il 20 settembre durante le prime ore del mattino una squadra di forze dell’ordine in tenuta antisommossa, con al seguito 10 camionette, si reca al santuario con l’intenzione di sgomberare i numerosissimi attivisti presenti e di procedere con l’abbattimento dei maiali sotto indicazione dell’ATS.
Nonostante la grande resistenza da parte degli attivisti, i video portano alla luce la tristissima scena: 10 maiali morti portati via dalle forze armate. Tra gli attivisti tre sono rimasti feriti ed è stato chiamato il 118, inoltre alcuni attivisti sono stati portati via di peso, picchiati con manganelli e tirapugni. I maiali uccisi sono stati successivamente dichiarati sani ma nonostante ciò, non essendo destinati all’industria, i provvedimenti sarebbero dovuti essere altri anche in caso di
contrazione della PSA. Essendo la PSA trasmissibile all’uomo solo tramite l’ingestione della carne dell’animale, questi maiali non avevano possibilità di diffondere ulteriormente la malattia essendo stati precedentemente salvati e rimossi dall’industria alimentare.
Molti presenti hanno raccontato l’accaduto tempestivamente sui social facendo muovere attivisti da tutto il mondo, provocando indignazione sia tra gli animalisti ma anche in tutta la popolazione non solo quella italiana. Il vero dramma della situazione è la perdita di speranza che ne deriva, questo è un esempio tristemente esemplare di una società nella quale è quasi impossibile provare
a cambiare il sistema. L’associazione non viene riconosciuta come legittima e non ne vengono rispettati i metodi e le idee nonostante non sia un effettivo problema per la società o l’industria.
Per gli animalisti di tutto il mondo questa è stata una grande sconfitta e l’Italia ha fatto emergere globalmente una sua triste realtà: non è un paese che da la giusta importanza ai problemi legati alla crudeltà sugli animali, all’emergenza ambientale (come si è visto anche rispetto alle recenti dichiarazioni del premier) e nemmeno, purtroppo, ai diritti umani.
Da questo episodio affiora una volontà di osteggiare, da parte dello Stato, i passi avanti che si potrebbero fare verso una presa di coscienza maggiore rispetto alla condizione degli allevamenti intensivi e tutto quello che riguarda la salvaguardia degli animali.
Dall’altro lato viene alla luce, ulteriormente, l’ennesimo intervento violento da parte delle forze dell’ordine, che rischia di mettere a repentaglio la vita e i diritti dei civili.
Tra i più grandi attivisti che si sono mossi rispetto a questo episodio ci sono: TheSaveMovement, PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) e l’attore Joaquin Phoenix che ha espresso il suo forte dissenso sull’accaduto tramite un post di forte impatto sociale.

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