Ecologia e femminismo, due pilastri del futuro sostenibile

Nel suo libro “Le ragazze salveranno il mondo”, Annalisa Corrado spiega perché le lotte per la tutela dell’ambiente non possono essere scollegate da quelle per la tutela dei diritti e per un modello di sviluppo più equo e sostenibile. Ritratti di donne che lo insegnano

Ecologista per formazione, professione, passione, visione. Femminista per senso di giustizia e, più amaramente per esperienza e necessità”. Nell’introduzione al suo libro “Le ragazze salveranno il mondo”, Annalisa Corrado si definisce così.
Ingegnera meccanica, attualmente responsabile di progetti innovativi per la società di efficienza energetica AzzeroCo2 e per l’associazione Kyoto Club, nonché coordinatrice del progetto Green Heroes realizzato insieme ad Alessandro Gassman, Corrado nel libro traccia ritratti di donne che con il loro impegno “non” salveranno il mondo. Perché la verità è che lo stanno già cambiando o hanno già contribuito a cambiarlo. E dunque il verbo al futuro può essere letto come un auspicio che sempre più ragazze o donne proseguano su questa strada.
Si parte da Rachel Carson, la donna che sconfisse le multinazionali del Ddt, passando per la premio Nobel Wangari Maathari, fino alle mobilitazioni recenti di Greta Thunberg e Alexandria Ocasio-Cortez. Quella che Corrado descrive nel libro è un’alleanza intergenerazionale tra donne che non smettono di combattere per difendere il pianeta.

“Due tra le protagoniste del libro sono molto meno note di quanto in realtà meriterebbero – dice Corrado – Mi riferisco a Rachel Carson e Wangari Mathai. Carson è stata scienziata, una potente divulgatrice che ha saputo tenere insieme cuore e cervello, a dimostrazione che noi donne non siamo solo intelletto o emozione. Queste qualità, associate alla sua tenacia e al suo coraggio, le hanno permesso di far conoscere al mondo la pericolosità del Ddt e sconfiggere per la prima volta lo strapotere delle multinazionali. Una modalità di essere attivista che combina scienza e passione e per questo vincente”.


L’altra figura poco conosciuta, ma cruciale per le battaglie ambientaliste, è la Premio Nobel kenyota, Wangari Maathai.
“Maathai ha fatto delle battaglie per la tutela dell’ambiente e per i diritti civili la sua ragione di vita – ricorda Corrado – Sottrattasi alla cultura maschilista del suo paese, con passione e determinazione, ha dimostrato quanto la lotta per l’ambiente non sia scollegabile dalla lotta contro le disuguaglianze e dalla lotta per la democrazia e i diritti civili, soprattutto delle donne. E lo ha dimostrato coinvolgendo gli ultimi nelle sue battaglie, creando un movimento dal basso, costruendo una rete, non imponendo un modello culturale, ma facendo capire che quello che proponeva risolveva i problemi reali”.

Aalla sinistra dell'immagine la copertina del libro di Annalisa Corrado 'Le ragazze salveranno il mondo' e a destra la setssa autrice a mezzo busto che tiene in mano un cartello con scritte contro il cambiamento climatico

Alexandria Ocasio-Cortez e Greta Thunberg sono più conosciute: la prima perché ha scardinato il funzionamento del Partito democratico Usa che da partito “elettorale” si è trovato a fare i conti con un modello che, invece, apriva alla società e che rimetteva in cima all’agenda politica la tutela dell’ambiente, dei diritti del lavoro, di quelli civili ed evidenziava la necessità di condurre le battaglie in un’ottica intersezionale.
E poi Greta Thunberg. Grazie alla giovanissima attivista svedese oggi milioni di giovani, nel mondo, si mobilitano e scendono in piazza per il clima. Un movimento, quello di Fridays 4 Future che ha costretto la politica tutta a rivedere le priorità d’azione. La sua è una storia straordinaria perché dimostra che nessuno è troppo piccolo per fare la differenza, che è meglio accendere una candela anziché maledire il buio. E che tante fiammelle insieme fanno luce.

“Mi piaceva l’idea di raccontare insieme queste due figure – spiega l’autrice – Entrambe comunicano in maniera chiara e semplice ma con una scelta di parole quasi chirurgica; parole che riescono a far capire la complessità dei temi ma con un linguaggio accessibile a tutti. Comunicano in maniera diretta anche sui social ma senza alcun intento manipolatorio”.
Nel libro è entrata “in zona Cesarini” Jane Fonda. Attrice, attivista: in piazza per i diritti della comunità nera, contro la guerra in Vietnam e poi in Afghanistan e Iraq.

Una pasionaria di Hollywood, per lei non sono necessarie presentazioni.
“Stavo scrivendo il libro – ci svela Corrado – E ho visto Jane Fonda manifestare ogni venerdì con il suo cappotto rosso sulla scalinata di Capitol Hill per chiedere misure contro il surriscaldamento climatico e ogni venerdì si faceva arrestare. Sono rimasta folgorata da questa donna di 81 anni che afferma che Greta Thunberg le ha cambiato la vita, che orienta la sua notorietà verso il mondo della conversione ecologica. È un esempio fantastico di alleanza transgenerazionale”.

L’ecologia moderna – Corrado lo spiega bene nell’introduzione del libro – ci insegna che non può esserci giustizia ambientale senza quella sociale e viceversa. Che i grandi sconvolgimenti dei nostri tempi, a partire da quello climatico, si affrontano solo tenendo tutto insieme, “senza più credere – si legge – nella favola dello sviluppo infinito, senza più sacrificare territori, popolazioni, diritti e vite sull’altare del capitale e del potere (fossile e patriarcale per definizione)”.
“Queste donne – conclude l’autrice – mi hanno dato la possibilità di parlare del femminile come di una possibilità che non è solo delle ragazze, ma di tutte le persone, anche dei maschi. La provocazione del libro è che anche un maschio si possa sentire incluso in un femminile plurale, visto che noi siamo cresciute con un linguaggio maschilista che ci obbliga a sentirci incluse in un maschile plurale, anche quando c’è un solo uomo in mezzo a 15 donne. Questo femminile plurale è anche un atto solidale e di riconoscimento di disuguaglianza incredibile”.

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