Sostenibilità=competitività: a Napoli UN Global Compact Italia rilancia la dimensione business dell’Agenda 2030

Dal Forum del Global Compact un messaggio forte per le aziende : siate sostenibili per essere competitive, ecco la nuova roadmap

È un paradosso tutto europeo: dopo anni in cui la transizione sostenibile è stata spinta dalle istituzioni con normative sempre più ambiziose, oggi sono proprio le incertezze regolatorie a generare confusione e freni. Mentre Bruxelles rivede al ribasso il Green Deal e ubriaca le imprese con norme, direttive, standard mai definitivi o che si arenano sotto il peso del compromesso politico, da Napoli si è levata la voce di UN Global Compact Italia per ricordare alle imprese fermezza nel perseguire l’Agenda 2030 e lungimiranza nel vedere che in fondo non è solo una questione di ‘etica’, ma di business.

Il messaggio parte dal decimo Italian Business & SDGs Annual Forum, organizzato dall’UN Global Compact Network Italia. Un’edizione simbolica, che ha celebrato i 25 anni del più grande patto globale per la responsabilità d’impresa, proprio mentre l’Europa sembra fare un passo indietro.

Attualmente le aziende – soprattutto le piccole e medie – si confrontano ogni giorno con un’architettura normativa sempre più fitta, talvolta incoerente e in costante aggiornamento, ma l’incoraggiamento che emerge dal Forum è netto: la sostenibilità non deve essere considerata un freno, un investimento in perdita, è la leva per restare competitivi.

“Non si tratta più di un tema reputazionale o di compliance”, ha ribadito Daniela Bernacchi, direttrice esecutiva di UN Global Compact Italia. “È una condizione imprescindibile per affrontare le sfide del presente e costruire modelli di crescita inclusiva, resiliente e competitiva”. In altre parole: le imprese che integrano oggi la sostenibilità nei propri modelli di governance, nei prodotti e nei servizi, non solo fanno la cosa giusta, ma fanno la cosa utile, anche dal punto di vista economico.

“Il settore privato ha oggi una responsabilità e un potenziale straordinari nel contribuire al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”, ha sottolineato Filippo Bettini, presidente del network italiano. “Con la nuova strategia al 2030, il Global Compact rafforza il proprio ruolo nel supportare le imprese lungo questo percorso, offrendo strumenti concreti e promuovendo alleanze tra attori pubblici e privati, ricerca, finanza e territori. La decima edizione dell’Italian Business & SDGs Annual Forum, che si svolge nel 25° anniversario della nostra iniziativa globale, rappresenta un momento di rilancio collettivo verso un modello di sviluppo più equo e competitivo.”

Eppure, mentre le normative europee – dalla CSRD al regolamento sulla deforestazione (EUDR) – avanzano tra ostacoli e revisioni, molte aziende faticano a trovare un orientamento. Le norme si moltiplicano, ma mancano coerenza, chiarezza e strumenti di accompagnamento. A rimetterci sono soprattutto le imprese che vorrebbero fare di più, ma si sentono disorientate. È l’incongruenza di un’Europa che ha avuto una grande visione e ha chiesto tanto, ma che oggi fatica a sostenere chi vorrebbe davvero a cambiare o è costretto da logiche di filiera.

In questo caos, il Forum di Napoli prova a fornire una bussola. Presentando una nuova strategia al 2030, UN Global Compact Italia rilancia il ruolo del settore privato non solo come destinatario delle regole, ma come motore attivo della trasformazione. Le imprese, è stato detto, non devono più chiedersi se impegnarsi nella sostenibilità, ma come farlo in modo sistemico, misurabile, coerente con il proprio purpose.

La nuova strategia 2030 di UN Global Compact Network Italia

Durante il Forum di Napoli, UN Global Compact Network Italia ha presentato la sua nuova strategia al 2030, pensata per rafforzare il ruolo del settore privato nell’attuazione dell’Agenda 2030.
Il piano si basa su tre assi principali:
Supporto su misura alle imprese, con strumenti personalizzati per integrare la sostenibilità nei modelli di business.
Azione collettiva su temi cruciali come clima, natura, parità di genere, lavoro dignitoso e finanza sostenibile.
Valorizzazione del business case della sostenibilità, per dimostrare il valore concreto – economico e sociale – generato dalle imprese responsabili.
La strategia riconosce alle imprese un ruolo centrale in sei transizioni fondamentali individuate dalle Nazioni Unite:
– sistemi alimentari sostenibili
– energia pulita e accessibile
– inclusione digitale
– istruzione di qualità
– lavoro dignitoso e protezione sociale
– modelli produttivi a basso impatto ambientale
Obiettivo: fare della sostenibilità un motore di trasformazione reale e misurabile, non solo un adempimento normativo.

Il ruolo delle PMI

Al Forum, anche realtà imprenditoriali come Tecno Group e Caffè Borbone, sponsor dell’iniziativa, hanno raccontato un percorso concreto verso una sostenibilità integrata, fatta di scelte quotidiane e investimenti di medio-lungo periodo. Una sostenibilità in azione e che funziona. Nonostante le difficoltà non manchino.

Si è parlato molto anche di PMI: struttura portante dell’economia italiana, sono loro, oggi, a sentire maggiormente il peso – talvolta insostenibile – della transizione normativa. Eppure, proprio da questo segmento arriva una crescente domanda di accompagnamento, formazione, strumenti digitali. “Vogliamo partecipare alla transizione, ma non possiamo farlo da sole”, è l’atteggiamento ricorrente.

Ed è per questo che la sostenibilità non può restare intrappolata in tecnicismi o in un calendario regolatorio instabile. Deve tornare ad essere, come ha detto in un altro passaggio Daniela Bernacchi, un fattore identitario. Un modo di fare impresa che produce valore per tutti: per l’ambiente, certo, ma anche per i dipendenti, per i clienti, per i territori.

La scelta di Napoli per ospitare l’evento non è stata casuale. È il simbolo di un Sud che innova, di un tessuto produttivo resiliente, e di una società civile che spinge verso un modello più giusto. “Stiamo lavorando per rafforzare il dialogo con le imprese, promuovendo partnership che mettano al centro ambiente, legalità e lavoro di qualità”, ha dichiarato Chiara Marciani, assessora alle politiche giovanili e al lavoro del Comune. Anche le politiche del lavoro e della formazione devono parlare il linguaggio della sostenibilità.

La grammatica della sostenibilità

La vera sfida – è emerso – non è solo applicare regole, ma costruire un contesto in cui fare sostenibilità conviene. In cui la trasparenza viene premiata, la collaborazione incentivata, le metriche orientate agli impatti reali e non solo agli adempimenti formali. Serve una nuova grammatica, che unisca competitività e visione di lungo periodo.

È questo il cuore della strategia che UN Global Compact Italia sta mettendo in campo verso il 2030: un ecosistema che parte da strumenti personalizzati per ogni tipo d’impresa e arriva fino alle grandi alleanze tra pubblico e privato, passando per la riforma delle catene di fornitura, l’accesso facilitato alla finanza sostenibile e percorsi di formazione mirati, soprattutto per le PMI. La sostenibilità entra nella governance, diventa leva nei processi decisionali, si traduce in purpose identitario capace di generare valore condiviso per tutti gli stakeholder. Non più vincolo esterno, ma motore interno di trasformazione.

Perché l’Agenda 2030 non è solo un ideale da difendere, ma una roadmap concreta per costruire un’economia più solida, giusta e resiliente. Non seguirla significa rimanere indietro. Sceglierla – ora, non domani – significa saper competere nel mondo che viene.

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