Friuli Venezia Giulia premiato per imprenditorialità e sviluppo sostenibile

Alla regione italiana è andato il Premio EER 2024 per le attività di promozione imprenditoriale nella direzione dello sviluppo sostenibile. Le buone iniziative non mancano, ma la strada da fare è impervia.

La sostenibilità è, giustamente, ormai un imperativo globale nel mondo odierno, e le regioni possono ricoprire un ruolo cruciale nell’attuare e trainare le strategie più efficaci per affrontare le sfide ambientali, sociali ed economiche che il presente impone. Quest’anno, il premio di “Regione Imprenditoriale 2024” (EER 2024) conferito dal Comitato europeo delle Regioni, assieme ad altre istituzioni europee, è andato al Friuli Venezia Giulia come testimonianza dell’approccio ambizioso e innovativo dell’amministrazione regionale nel perseguire un futuro più sostenibile. Il premio, infatti, seleziona ogni anno i territori europei che dimostrano di avere una strategia imprenditoriale innovativa e una strategia lungimirante.

L’impegno per un futuro (un po’ più) verde

Il Friuli Venezia Giulia si caratterizza, tra le altre cose, per un’estensione molto modesta ma, allo stesso tempo, segnata da grande ricchezza e varietà paesaggistica: dal mare alle cime alpine, dalla pianura agricola e manifatturiera ai rilievi carsici del confine; altre caratteristiche che la rendono un territorio non solo di ricca biodiversità – e quindi potenzialmente fragile – sono, però, anche la presenza di importanti centri di ricerca scientifica, diversi concentrati nel capoluogo, Trieste, e la collocazione geografica di confine; la vicinanza all’Austria, alla Slovenia e alla Croazia la rendono, infatti, una regione strategica per i programmi, anche ambientali, di portata europea. Non a caso, come già abbiamo visto, quest’anno si è segnalato quello di interesse energetico denominato Valle Idrogeno Nord Adriatico, il piano legato alla produzione e alla distribuzione di idrogeno verde, sostenuto finanziariamente e applaudito dall’Unione Europea.

La sensibilità e l’impegno per i temi dello sviluppo sostenibile sono testimoniati anche nelle dimensioni più piccole e locali, alcune delle quali sono state segnalate di recente anche da Legambiente, che a giugno ha conferito quattro riconoscimenti – le Bandiere Verdi – a piccole realtà territoriali che si sono particolarmente distinte per adattamento creativo e innovativo, sostenibilità ambientale e valorizzazione del territorio, dai progetti di ripopolamento dei borghi disabitati della Val Tramontina (PN) alle iniziative culturali montane a quelle che promuovono il turismo slow.

Al centro delle iniziative regionali più grandi, invece, ci sono soprattutto le tecnologie – in particolare al centro delle relazioni imprenditoriali e di sviluppo che vedono fruttuose collaborazioni tra comparto pubblico e privato, start-up e incubatori in collaborazione con le università – e il porto di Trieste che, come abbiamo visto, vuole porsi come uno snodo commerciale verde. Tra le motivazioni che hanno spinto il Comitato europeo delle Regioni a premiare il Friuli Venezia Giulia, non a caso, c’è proprio il successo ottenuto nel mettere insieme istituzioni, enti locali, Università, centri di ricerca, piccole e medie imprese, grandi aziende e terzo settore nell’elaborazione di una pianificazione strategica condivisa del territorio.

Castello di Miramare a Trieste

Il Premio stesso, a sua volta, consentirà alla regione di ampliare lo scambio di esperienze e la collaborazione con altre realtà locali europee, come la regione polacca della Malopolska, già coinvolta nell’ambito della rete Vanguard Initiative sul tema dell’idrogeno, e la regione del Sud della Moravia, in Repubblica Ceca, con cui sono stati allacciati rapporti di collaborazione bilaterale.

Una lunga strada ancora da fare

Non è tutto perfetto, comunque, e la strada da fare è ancora lunga e difficile. Sempre Legambiente, non a caso, ha conferito simbolicamente anche le Bandiere Nere per alcune iniziative che vanno in direzione opposta a quella della sostenibilità; a meritarsele sono stati anche l’amministrazione e la giunta regionale del Friuli Venezia Giulia che, come sottolinea l’associazione ambientalista, hanno approvato e sostenuto l’organizzazione della tappa del Giro d’Italia sul Monte Lussari – con tanto di cementificazione di tratti di percorso, senza tenere in considerazione la portata di un evento di massa in un ambiente montano fragile e particolare – e per aver liberalizzato la circolazione delle motoslitte nel periodo invernale su oltre 70 chilometri di strade forestali montane, oltre a essere responsabili di carenze istruttorie nel procedimento autorizzativo degli impianti di cogenerazione al servizio delle stazioni di pompaggio  dell’Oleodotto Transalpino, un nodo attualmente al centro di grosse frizioni e polemiche.

Complessivamente, quindi, EER 2024 può rappresentare un invito a un maggiore impegno e un incitamento a sfruttare le risorse economiche, il rinnovato peso acquisito in Europa e i legami instaurati in senso pienamente sostenibile.

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