Green infrastructure, le città vogliono più alberi

Ci sono almeno 6 ragioni per amare gli alberi, compresa la CO2

Dice Peter Wohlleben, celebre guardia forestale, ambientalista e scrittore, che gli alberi sono esseri sociali. Tutti noi almeno una volta abbiamo provato rispetto e un senso di solennità e ammirazione vicino a un grande albero, a un bosco, a un frutteto.

Ma secondo Wohlleben, gli alberi sentono dolore, hanno ricordi, sentimenti, parlano tra di loro e si prendono cura dei propri figli, si aiutano e si sostengono a vicenda come una vera e propria comunità. Come noi umani. Non è una visione romantica, ma quella di uno studioso, ne parla nel suo libro straordinario ‘La vita segreta degli alberi’.

Gli alberi e le foreste sono anche un elemento fondamentale della biosfera, la cui devastazione ad opera del genere umano sta contribuendo al cambiamento climatico e all’inquinamento. Un tema di cui si occupano tante organizzazioni e ambientalisti, come Giorgio Vacchiano, che abbiamo recentemente intervistato.

Il tema deve però riguardare ciascuno di noi, singoli, aziende e amministrazioni; anche chi vive in città, a maggior ragione chi vive in città, dove si concentra circa l’80% delle emissioni di gas-serra e la maggior parte della popolazione urbana del pianeta, il 70% nel 2030, in Italia il 72% già nel 2020.

PEFC Italia (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes), l’ente promotore della corretta e sostenibile gestione del patrimonio forestale ha lanciato una campagna per sensibilizzare tutte le persone a prendersi cura degli alberi e magari piantarne di nuovi.

“Le città sono, e saranno sempre di più, responsabili del cambiamento climatico in atto e tutte le politiche volte al contrasto dell’innalzamento della temperatura terrestre dovranno partire dai centri abitati”, spiega Maria Cristina d’Orlando, presidente del PEFC Italia.
 

Gli alberi e le foreste urbane – ovvero l’intera rete che include alberature stradali, boschi, gruppi di alberi e singole piante che si trovano in aree urbane e periurbane – rappresentano infatti, insieme alle foreste delle aree rurali e soprattutto montane, le cosiddette “green infrastructure” necessarie per far fronte ai cambiamenti climatici: soluzioni naturali ad un problema ambientale che, con investimenti contenuti, portano maggiori vantaggi nel tempo. Strutture che vanno a contrapporsi alle “grey infrastructure”, opere ingegneristiche che, in campo ambientale, aiutano a tamponare un determinato problema, provocando spesso danni collaterali. 

“La cura degli alberi è una disciplina molto evoluta e che porta importanti benefici: ci vogliono però tempo, risorse e lungimiranza amministrativa”, aggiunge D’Orlando. “Proprio per questo, PEFC, partendo dalla sua consolidata esperienza in materia di gestione forestale sostenibile acquisita in decenni di lavoro nella grandi foreste del mondo e nelle aree montane e interne della nostra penisola, sta lavorando a un nuovo standard di certificazione della corretta gestione delle foreste urbane, così che i proprietari o le amministrazioni possano certificare il proprio impegno e la propria gestione sostenibile delle alberature”. A fine estate verrà attivato il forum per la definizione del nuovo standard, che si affiancherà a quello delle foreste e a quello delle piantagioni. 

I benefici che degli alberi in città

Riduzione del particolato e della CO2, mitigazione della temperatura, regimazione delle acque e aumento del valore degli immobili. Per non parlare della necessità di contatto con la natura stessa, e di benefici fisici e mentali che ne derivano.


I 6 motivi per curare gli alberi in città e piantarne di nuovi

1 – Riduzione inquinamento atmosferico

Con più di 66.000 decessi prematuri all’anno [1], l’Italia è lo Stato membro UE più colpito in termini di mortalità connessa al particolato (PM 10 e PM 2,5) che deriva principalmente dal traffico veicolare. Il ruolo degli alberi urbani nell’assorbimento e riduzione di tali particelle è fondamentale: si calcola che ogni ettaro di foresta urbana sia in grado di assorbire fino a 30 kg di Pm10 all’anno [2]. 

2 – Riduzione CO2 e sequestro di carbonio

Le città generano l’80% di emissioni di gas serra e le piante urbane giocano un ruolo cruciale grazie alla loro capacità di sequestrare la CO2 attraverso la fotosintesi e quindi di immagazzinare carbonio (carbon sink) nella biomassa vegetale e nel suolo: una pianta con caratteristiche nella media situata in un clima temperato e in città assorbe tra i 10 ed i 20 kg CO2/anno. 

3 – Riduzione temperature in eccesso
Altro fenomeno drammatico in termini ambientali e che rischia di abbassare la qualità della vita delle persone è quello delle isole di calore, che determina un microclima più caldo (tra gli 0,5 e i 3 °C) all’interno delle aree urbane cittadine rispetto alle circostanti zone periferiche e rurali. Inoltre, a differenza degli edifici, gli alberi quando si surriscaldano emettono vapore acqueo dalla chioma, contribuendo ad abbassare la temperatura delle foglie e di tutto l’ambiente circostante. Con l’ombreggiamento e l’evapotraspirazione, gli alberi possono contribuire ad una riduzione della temperatura mediamente di 3.5°C [3] e quindi anche ad una riduzione dell’uso dei condizionatori fino al 30% [4]. 

4 – Aumento valore immobiliare

I servizi ecosistemici su tutto il territorio nazionale hanno un valore annuale complessivo che si stima arrivi a superare i 220 miliardi di euro [5]: si tratta in gran parte di un valore non riconosciuto dal mercato. Ma negli ambiti residenziali gli alberi hanno un valore economico diretto e tangibile, generando un miglioramento urbano e aumentando l’appetibilità del luogo – e quindi il valore degli immobili – anche del 20% [6].

5 – Regolazione acqua e rischio idrogeologico

Gli alberi e le radici possiedono qualità straordinarie che consentono di svolgere un’azione protettiva nei confronti delle comunità: rallentano i tempi di corrivazione dell’acqua piovana e il deflusso, soprattutto durante fenomeni meteorologici estremi come le sempre più frequenti bombe d’acqua, contribuendo a ridurre l’erosione del suolo e il rischio di esondazione. Senza l’azione degli alberi, si calcola che ogni anno lo stato italiano dovrebbe spendere per la riduzione del rischio idrogeologico dai 35 ai 149 miliardi di euro [7]. 


6 – Creazione spazi ricreativi e di aggregazione
Un beneficio immateriale strategico importantissimo, emerso chiaramente nei mesi di lockdown, è l’offerta di spazi ricreativi e di aggregazione. I parchi alberati e le foreste urbane costituiscono degli ambienti naturali in cui le persone possono incontrarsi, giocare e interagire aumentando di conseguenza il valore delle aree limitrofe e contribuendo alla creazione di identità locale e di nuove opportunità culturali e formative.

“Gli alberi sono dei partner straordinari per mitigare gli effetti negativi del cambiamento climatico attualmente in atto. Ma ci vuole l’albero giusto al posto giusto, gestito correttamente, cioè è necessaria sia la competenza pianificatoria e progettuale, che quella gestionale ed operativa”, dichiara Antonio Brunori, segretario generale del PEFC Italia. “Questo renderà anche economicamente, perché investire nei servizi ecosistemici forniti dalla vegetazione permette di risparmiare tante risorse future. La sfida è ancora più impegnativa per il settore tecnico perché l’ambiente artificiale in cui si inserisce attualmente la vegetazione è meno ospitale di quello del passato, per il suolo più compattato, la maggior cementificazione, con eventi atmosferici estremi (vento, piogge, gelate e alte temperature, siccità) più frequenti e dannosi. Crediamo fermamente nel ruolo che possono svolgere gli alberi in questo contesto e per questo stiamo anche lavorando a stretto contatto con il Comitato Alberitalia per portare a termine il grandioso progetto che prevede la messa a dimora di 60 milioni di nuovi alberi in Italia, che PEFC punta a collocare in contesti di pianura e urbani”.

[Foto di copertina: Milano – Il bosco verticale di Daryan Shamkhali on Unsplash]

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