I soldi ti fanno star bene quando te ne liberi, parola d’investitore

Gianluca Dettori ci aiuta a capire il ruolo di un investitore oggi

Gli investitori in carne e ossa sono spesso molto diversi dallo stereotipo del feroce predatore senza cuore, imbalsamato in un bel completo, (uomo o donna che sia), con un unico scopo: make money. Disclaimer: i soldi non sono sempre brutti e cattivi, per un investitore sono la condicio sine qua non del proprio lavoro, come potrebbe continuare a investire se ciò non gli rende? Egli deve poter continuare a fare investimenti, perché ciò ha una sua importanza nei sistemi economici, per aumentare l’innovazione e anche sul fronte della sostenibilità, come in questa intervista capiremo meglio.

Gianluca Dettori, professione investitore, non corrisponde allo stereotipo, dress code piuttosto informale (tranne che nelle puntate del programma TV Shark Tank, alcuni anni fa) e, appena riesce, piedi sulla tavola da surf. Prima di diventare investitore è stato un imprenditore, e questo si vede nelle attività d’investimento in cui mette molta passione e un coinvolgimento che va oltre il ritorno economico.

Per esempio, lui è stato il primissimo investitore in Sardex, un circuito di credito commerciale per PMI che sfrutta il concetto di moneta virtuale, nato in Sardegna con una missione di sostegno all’economia e alle imprese del territorio e poi esteso ad altre regioni italiane, recentemente in Friuli, Lazio e Toscana. Una rivoluzione che a molti sembrava follia pura e di cui parlarono anche testate internazionali come il Financial Times.

Per Sardex è stato amore a prima vista, e si è rivelato nel tempo anche un buon investimento, è un’azienda che ha una grossa prospettiva di crescita e che comincia ad avere dei numeri non trascurabili che testimoniano ampiamente la validità della loro idea, Sardex funziona.

Ma soprattutto è stato un investimento con un ritorno sociale molto alto, restituisce tanto alla società e al territorio, sostiene l’economia reale. Sardex ha dei valori positivi molto forti, ai quali si attiene, ha una grande visione dell’economia, diversa dal comune modo di pensare al danaro, al credito, rivoluziona concetti consolidati e questo è ciò che a me piace molto di una startup, riuscire a vedere da un angolo completamente diverso le cose che tutti vediamo.

Da centinai di anni siamo abituati a guardare alla ricchezza in un modo che in realtà è paradossale, pensiamo alla ricchezza come all’accumulo di beni, al conto in banca, in realtà questo tipo di ricchezza non può darti né sicurezza né benessere, la verità è che il danaro ti fa stare bene nel momento in cui te ne liberi.
Sardex coglie questo aspetto e trasforma il danaro in un mezzo di scambio e non in un mezzo di accumulo, è una moneta che ha un valore transazionale, fa girare l’economia più velocemente attraverso il proprio circuito del credito, e ciò permette alle aziende di essere più forti e più resilienti”.

Sardex è l’investimento più spinto verso l’impact investing realizzato da Dettori con il fondo d’investimento di cui è presidente, Primomiglio Sgr, ma in realtà anche altri investimenti del fondo rispondono a criteri ESG (Environment, Social, Governance) in particolare, c’è molta sensibilità per il gender gap e naturalmente per il digitale, due temi centrali nella sostenibilità.

La differenza tra ESG e impact investing ce la spiega proprio Dettori

“La finanza sostenibile sta diventando sempre più rilevante ed è giusto capire meglio di cosa si tratta e delle differenze, anche perché gli investimenti sono uno dei motori del cambiamento. Ormai qualsiasi investitore oggi, a partire dai grandi fondi internazionali come Blackrock, quando intendono investire in un’azienda vanno a vedere quali sono i suoi criteri di sostenibilità, i suoi fattori ESG. Per l’investitore ESG significa avere una certa policy nella gestione del fondo, in materia di lavoro, o di ambiente. Certo, bisognerebbe andare a verificare di caso in caso come viene tradotta in pratica l’adozione di questi criteri, non ci sono ancora degli standard univoci, ma rimane l’indicazione di un trend verso la sostenibilità, un trend che parte dalla società, è sentito dai consumatori, dalle persone, prende piede e quindi influenza le attività di investimento.

Poi ci sono fondi che hanno anche dei criteri di impatto più specifici su certe tematiche, (la salute, il benessere dei dipendenti, l’acqua, ecc): un fondo impact, in Italia c’è per esempio Oltreventure, si dà un obiettivo specifico e con la sua azione deve avere un impatto misurabile, deve realizzare un cambiamento, incidere positivamente. E’ un fondo il cui successo si misura non solo sul rendimento finanziario che ha generato, ma sul cambiamento, misurabile, che ha portato nel suo ambito di riferimento.

Facciamo un esempio: oggi ci sono anche società petrolifere che adottano policy ESG, per quanto possono, anche per bilanciare gli effetti negativi che producono; ma non possiamo considerala un’attività industriale con positive impact”.

Gli investitori possono avere un ruolo propulsivo nella spinta al cambiamento?

“Certamente, e lo stiamo appunto cominciando a vedere. Un altro trend che considero interessante è quello che riguarda le società benefit, nei prossimi anni un’azienda non avrà più senso se non come società benefit, forse è una visione idealistica dell’economia ma è anche attuale, ormai è chiaro a tutti che i soldi non possono essere fini a se stessi, è un concetto anni ’80, sono un pezzo del sistema in una società che deve darsi degli obiettivi più alti di rispetto dell’uomo e dell’ambiente, è talmente evidente. In futuro tutte le società dovranno essere benefit.”

E che ruolo hanno invece le persone?

“Fondamentale, anche se questo passaggio è ancora delicato, perché la scelta delle persone si basa sull’informazione corretta, sulla trasparenza e anche sul porsi dei dubbi: se vai a comprare dei pomodori a un prezzo esageratamente basso, qualche domanda devi pur fartela…qualcuno che sta pagando per te c’è.

Il consumatore fa la differenza: io personalmente, quando vado a fare la spesa, sto molto attento a quello che sto comprando, soprattutto frutta e verdura, cibo in generale, quando posso compro a km zero, è una piccola cosa ma sommando tante piccole cose l’impatto poi si vede. C’è tanta strada ancora da fare, anche sul fronte della trasparenza, della tracciabilità, l’economia si deve adattare e ci vuole tempo, ma nel momento in cui diventa premiante per un’azienda essere più sostenibile questo processo accelera. Il ruolo dei consumatori, delle persone, è pertanto decisivo”.

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