La transizione ecologica: cosa significa davvero

L’argomento più discusso negli ultimi anni è sicuramente quello della transizione ecologica. Ma cosa significa davvero? Come mai è così importante?

L’argomento più discusso negli ultimi anni è sicuramente quello della transizione ecologica. Ma cosa significa davvero? E come mai è così importante al giorno d’oggi?

La transizione ecologica è un vero e proprio processo di rivoluzione ambientale che ha come obiettivo quello di rendere le società umane più sostenibili, ad esempio limitando le emissioni globali per evitare che l’innalzamento delle temperature diventi un problema irrisolvibile.

Che cos’è la transizione ecologica

La transizione ecologica consiste nell’avviare un nuovo sistema economico, culturale e sociale su scala globale che rispetti i criteri di sostenibilità ambientale e rispetto del pianeta.

Questa transizione green è al centro dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che stabilisce nel dettaglio le misure ecologiche urgenti richieste per contrastare i cambiamenti climatici e tutelare l’ambiente, tra cui rientrano la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, la completa decarbonizzazione, l’adozione di soluzioni tecnologiche avanzate e l’utilizzo di fonti rinnovabili.

Transizione ecologica: perché è importante

Gli scienziati naturali sono concordi nel dire che il nostro pianeta sta rischiando fortemente su due fronti: il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità. Qui le responsabilità umane sono rilevanti.

Ad oggi si prevede che il clima aumentarà in media di circa 2° entro i prossimi 7 anni: un rischio che bisogna scongiurare attraverso dei cambiamenti radicali a livello sociale ed economico. Questi cambiamenti metteranno in discussione anni, decenni e secoli di scelte umane che hanno causato danni all’ecosistema e alla biodiversità della terra.

Decisioni riguardanti il settore dei trasporti, l’agricoltura, l’edilizia ma anche la stessa dieta che seguiamo tutti i giorni, sono tutti campi che necessitano della transizione ecologica e quindi di una vera e propria rivoluzione green utile al miglioramento della situazione ambientale su scala globale.  

Questi fattori non sono mai stati considerati fondamentali sino ad oggi. Ma l’innalzamento delle temperature e la sempre minore biodiversità hanno fatto suonare un campanello d’allarme che ci sta spingendo verso scelte drastiche che non avremmo mai pensato di dover attuare.

In Italia è stato istituito un vero e proprio organo che ha il compito di accelerare il processo di transizione ecologica. Stiamo parlando Ministero della Transizione Ecologica che ha sostituito il Ministero dell’Ambiente, alla quale sono state date nuove funzioni legate al settore energetico.

Scopo di tale Ministero è quello di favorire il passaggio da un modello economico e sociale basato su fonti energetiche inquinanti ad uno che valorizza il capitale naturale, con l’obiettivo di avere si un profitto economico nel completo rispetto dell’ambiente. Questo rispetto si traduce anche nella tutela degli animali e del territorio in cui essi vivono.

Ma la transizione ecologica quali settori riguarda? E quali cambiamenti concreti comporta?

I settori di interesse della transizione ecologica

Al giorno d’oggi, ci ritroviamo in una situazione in cui la transizione ecologica è l’unica soluzione che possa salvare il nostro pianeta e la nostra esistenza. Siamo letteralmente ad un bivio: cambiare per sopravvivere o guardare il nostro pianeta morire.

Il cambiamento della quale ti vogliamo parlare riguarda molteplici campi d’azione, molti dei quali richiedono una vera e propria rivoluzione.

Il settore dei trasporti

Il primo settore che rappresenta uno dei maggiori responsabili del cambiamento climatico è sicuramente quello dei trasporti. Il continuo utilizzo di combustibili fossili come petrolio e carbone, funzionali al rifornimento dei mezzi di trasporto, è una delle prime cause di emissioni di Co2 nell’atmosfera.

Ad oggi ci viene incontro la mobilità elettrica, molto utile per sostituire quei mezzi che funzionano attraverso diesel e benzina. Favorire anche l’utilizzo di mezzi di trasporto differenti ed ecosostenibili rappresenta un’altra soluzione funzionale alla riduzione delle emissioni. La costruzione di nuove piste ciclabili a sfavore delle strade trafficate è un altro incentivo a limitare l’utilizzo di automobili e mezzi inquinanti. Ma anche in questo caso si nascondono delle inside e delle contraddizioni.

Prendiamo il caso dei mezzi di trasporto elettrici. Non tutti sanno che più della metà dell’elettricità che usiamo è prodotta dalle centrali termoelettriche che bruciano i combustibili fossili. L’utilizzo di tali materiali porta solo ad un consistente aumento delle emissioni, quindi ti ci si chiede legittimamente che senso abbia utilizzare mezzi elettrici se il loro rifornimento deriva comunque da una fonte inquinante.

Proprio per tale ragione sono stati fatti ingenti investimenti sulle fonti di energia rinnovabile, come pale eoliche e stabilimenti idro elettrici. Uno dei temi principali della transizione ecologia è, infatti, la decarbonizzazione. Questo processo ha come obiettivo quello di eliminare dai sistemi produttivi i combustibili fossili come il carbone, incentivando la produzione di energia elettrica con fonti rinnovabili non inquinanti come vento, sole e mare.

Agricoltura e allevamento

Anche i settori dell’agricoltura e dell’allevamento sono tra quelli che contribuiscono all’aumento delle emissioni.

Il primo, attraverso l’utilizzo di macchinari alimentati a benzina o a diesel, non aiutano in nessun modo a combattere il cambiamento climatico. L’utilizzo di pesticidi e insetticidi, inoltre, rappresenta un’altra componente che porta tale settore ad essere uno dei più inquinanti al mondo.

Per questo motivo affidarsi ad un modello agro ecologico è fondamentale, ma questo si può fare solo attraverso l’aumento delle superfici dedicate all’agricoltura biologica, che notoriamente non utilizza sostanze tossiche per l’ambiente.

L’allevamento, invece, oltre che creare danni dal punto di vista delle emissioni, crea forti disagi anche alla biodiversità, in quanto tendono a sottrarre specie animali alla natura per aumentare la quantità di carne commestibile a nostra disposizione. Tutto questo avviene attraverso gli allevamenti intensivi che sono tra le prime fonti di emissioni di CO2 del pianeta.

In questo settore ognuno di noi può contribuire a diminuire le emissioni limitando al massimo il consumo di carne, così da far diminuire la domanda sul mercato con conseguente calo dell’offerta che porterebbe al ridimensionamento di molti allevamenti intensivi. Proprio per questo si parla di alimentazione sostenibile, sana ed etica che contrasta al massimo l’inutile consumismo alla quale siamo abituati.

Settore produttivo ed economia circolare

Altro tema centrale della transizione ecologia è sicuramente l’economia circolare che ha come obiettivo proprio quello di estendere il ciclo di vita dei prodotti attraverso il riciclo. Questo ha un impatto positivo non solo sulle emissioni, ma anche sulla riduzione dei rifiuti. In questo caso, infatti, il prodotto che ha terminato la sua funzione viene scomposto dei suoi materiali, che vengono successivamente immessi nuovamente nel ciclo economico.

L’economia circolare può portare potenzialmente al rinnovo interi settori, come ad esempio quello produttivo o, ancora, quello nuovo della bioedilizia.

Ma la vera transizione ecologica sarà quella che deve compiersi anche nel nostro piccolo: ad esempio, prediligendo stili di vita meno consumistici e più attenti al rispetto del pianeta. Una sfida a cui siamo chiamati a partecipare tutti fin da subito, attuando un cambio culturale, prima ancora che sociale ed economico.

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