L’ anno in cui fu inventata la fusione nucleare

Scritto da Emil Abirascid, giornalista ed esperto di innovazione, direttore di Startupbusiness

No, la fusione nucleare non c’è, ci si sta lavorando ma non c’è ancora. La fusione nucleare risolverebbe i problemi di energia dell’umanità senza inquinamento, senza scorie, illimitata, in pratica si tratta di costruire un sole artificiale capace di diventare fonte energetica inesauribile, ecologica e virtualmente gratuita. Non facile. Quindi l’anno in cui inventammo la fusione nucleare deve ancora arrivare, nel frattempo è arrivato l’anno in cui avvenne la covid-19 che cambiò per sempre molte delle abitudini dell’umanità, che minacciò il sistema così come si era evoluto fino a quel momento e che costrinse ogni essere umano a ripensare il proprio modo di vivere. Una batosta globale con conseguenze sociali, economiche, ambientali sia nell’immediato, sia nel lungo termine.

Una batosta dalla quale ci riprenderemo, ma che una nuova scoperta (oltre a quella del vaccino per la covid-19, ovviamente), una nuova ‘cosa’ di impatto globale, questa volta positiva, aiuterebbe a superare più rapidamente.

Una nuova ‘cosa’ potrebbe essere appunto la messa a punto della fusione nucleare o qualche altra scoperta eccezionale come quella della materia oscura, fino a oggi solo ipotizzata, che potrebbe magari permetterci di fare cose che oggi possiamo solo immaginare, oppure ancora comprendere a fondo come funziona la mente umana dandoci la possibilità di evolvere come specie e di curare molte delle malattie che oggi affliggono la nostra fragile natura.

Certo una scoperta storica con impatto sull’intera umanità ci aiuterebbe ed è perciò che la ricerca scientifica e l’innovazione sono oggi più importanti che mai e lo sono anche se sviluppano ‘cose’ nuove che non hanno portata storica come potrebbero averla la fusione nucleare o la cura per tutte le malattie. Certo una grande, potente, profonda, rivoluzionaria, storica innovazione ci farebbe bene, ma anche tante piccole innovazioni e scoperte sono utili.

Il lavoro di ognuno di noi che fa il ricercatore, l’imprenditore, che lavora per innovare, che cerca di sviluppare nuove ‘cose’ e farle crescere e diffondere affinché possano portare beneficio al più alto numero di persone è oggi importantissimo perché l’innovazione può essere vero viatico alle difficoltà che oggi l’umanità sta affrontando. Può esserlo più delle scelte politiche spesso dettate più dalla necessità di rispettare equilibri contingenti che dalla reale efficacia e spesso deboli quanto a visione e strategia, come sta per esempio dimostrando l’attuale governo del Paese con le proposte per spendere i soldi del cosiddetto Recovery Fund. Il fondo degli aiuti europei, che in verità si chiama ufficialmente Next Generation EU e così andrebbe sempre indicato anche per enfatizzare che dovrebbe essere usato per investire sul futuro, perché è dal futuro, ovvero dalle nuove generazioni, che acquisisce le sue risorse. Ma il futuro è quasi del tutto assente nelle intenzioni del governo fino a ora espresse, a favore di progetti e progettini (ne hanno presentati oltre 550) figli di un Paese privo, appunto, di visione strategica.

Puntiamo quindi su chi fa innovazione, su chi si impegna per contribuire alla costruzione di un futuro sostenibile, concreto, chi ha il coraggio di fare scelte ardite e di scommettere su idee e persone a cui di certo la visione strategica non manca.

L’innovazione che più serve ora è certamente il vaccino, la ‘cosa’ che ci permetterebbe di ripristinare la gran parte delle nostre facoltà sociali, che arriverà. Ora sappiamo che il rischio di una pandemia globale non è più materia solo per i lungometraggi catastrofisti e quindi abbiamo imparato che la prossima volta che arriva una minaccia simile dobbiamo farci trovare pronti, non potremo più rischiare di chiuderci in casa per mesi con le conseguenze che tutto ciò comporta, e per farlo dobbiamo costruire un modello sociale ed economico diverso e per farlo serve innovazione.

Anche quando tutti saremo vaccinati contro la covid-19, non sarà più considerato normale andare al supermercato, in ufficio o a scuola con il raffreddore, con la febbre, con il naso che cola, non si farà più, non sarà più ‘normale’ così come non è normale oggi uscire di casa senza essersi lavati i denti. L’igiene si è evoluta nel corso della storia, un tempo non esistevano le fognature, un tempo non ci si lavava tutti i giorni, oggi siamo di fronte a un nuovo cambiamento culturale relativo all’igiene: non usciremo più se siamo malaticci e siccome abbiamo imparato che possiamo andare al lavoro (ovviamente per chi fa un lavoro compatibile con il remote-working) o a scuola anche senza muoverci da casa sceglieremo quella opzione quando non saremo in perfetta forma; probabilmente continueremo a usare la mascherina in alcune circostanze come luoghi affollati tipo una metropolitana o un ascensore perché ormai la mascherina è entrata nel quotidiano e non sarà più strano portarla così come da tempo avviane in molti Paesi asiatici, i disinfettanti per le mani resteranno all’ingresso dei negozi, dei ristoranti e dei luoghi pubblici in generale perché più igiene è meglio che meno igiene anche quando ci sarà il vaccino, dovremo solo stare attenti a non esagerare troppo perché l’iper-protezione potrebbe portare a una riduzione della naturale efficacia del sistema immunitario di ognuno di noi ma di certo il concetto culturale di igiene personale e collettiva ha fatto un ulteriore salto evolutivo.

Il mondo è cambiato per sempre, i nostalgici del modello pre-covid se ne faranno una ragione, coloro che da sempre guardano al futuro e all’innovazione hanno ora nuovi stimoli e soprattutto hanno un’arma in più: la decodificazione e democratizzazione dell’incertezza. Che il futuro sia incerto lo sappiamo da sempre, che tale incertezza sia oggetto delle cronache quotidiane e colpisca in modo eguale tutti sul pianeta no, certo restano differenze sociali, economiche, ambientali, ma il virus è democratico, è una fenomeno che riguarda tutti e non c’è mai stata come c’è oggi la necessità di fare cose che rendano il mondo un posto migliore.

Emil Abirascid

Photo by David Monje on Unsplash

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