Le potenzialità innovative della seta a filo discontinuo

Parliamo di produzione di seta a filo discontinuo con Silvio Mandelli, CEO di Cosetex, un'azienda storica che promuove l'innovazione e la sostenibilità di questo prezioso filato

Era la fine del 1800, quando Silvio Mandelli conduceva la sua di produzione e vendita di vino cui parallelamente affiancava una attività ritiro cascami dalle filande locali e produzione seta discontinua: selezione, controllo, preparazione e rivendita.

Oggi Cosetex, dopo tre generazioni, è sempre più dedita a promuovere ed innovare il mondo della seta. Il know-how ormai consolidato negli anni le ha permesso di divenire il fornitore dei maggiori gruppi di Filatura nazionali ed internazionali e partecipare proattivamente a innumerevoli progetti di ricerca e sviluppo in ambito fashion e tessile, ma anche in altri ambiti applicativi.

L’obiettivo è quello promuovere l’uso della fibra di seta discontinua anche in campi diversi dal settore tessile, attraverso la creazione di network e strutture per lo studio, la conoscenza, l’innovazione e la divulgazione delle eccezionali caratteristiche che questa fibra resistente e versatile può offrire.

La seta oggi rappresenta meno dello 0,2% delle fibre prodotte e utilizzate a livello mondiale, anche a causa dell’avvento delle fibre sintetiche, come la viscosa che imita la seta pur non avendone tutte le qualità.

La seta è una fibra dalle eccezionali caratteristiche chimico/fisiche, con un’innata e naturale capacità di termoregolazione, di traspirabilità e compatibilità con le proteine umane della pelle; mostra eccezionali livelli di performance e di duttilità verso usi anche estremi e tecnici al di fuori del comparto tessile. La continua innovazione e ricerca che la vede protagonista in più comparti e applicazioni può a pieno titolo giustificare l’uso della denominazione “il materiale del futuro”.

Silvio Mandelli, eredita il nome del nonno e la passione per la seta, e oggi è CEO di Cosetex, responsabile innovazione e del progetto Thermoseta/T.Silk, un brevetto innovativo per imbottiture in 100% seta naturale.

“Il modello Cosetex parte da una fibra che è già di per sé stessa un’attività di riciclo, anche se non ci piace usare il termine riciclo legato alla seta: il progetto, infatti, si chiama Re#Value, perché si tratta di rivalorizzazione. Siamo specializzati da decenni sui cascami di seta naturale, su tutti quei sottoprodotti che per caratteristiche tecniche non possono essere riutilizzati per la produzione di filati di seta continua, ma che rappresentano la materia prima secondaria per innumerevoli prodotti della filiera tessile e non solo. La seta è costituita da due proteine fibrose (le proteine fibrose costituiscono un terzo delle proteine presenti nel nostro corpo) la Fibroina e la Sericina. Si stanno aprendo scenari interessanti tesi a sfruttare le componenti proteiche della seta nel campo della cosmetica, del medicale e del bio medicale, delle nanotecnologie, del food, del packaging, dell’edilizia green, della fonoassorbenza, e altro ancora”.

Alcuni tipi di cascami della seta

Una volta acquistati, i cascami vengono sottoposti a specifiche lavorazioni a basso impatto ambientale per venire poi reinseriti all’interno di differenti filiere produttive.

“Creiamo prodotti e semilavorati per filati in seta discontinua 100%, filati mixati con altre fibre nobili naturali (Cashmere, Lana, Alpaca, Vicuna, Mohair, Yak, Cammello, Cotone, Lino, Canapa, etc.), filati mixati con fibre artificiali e sintetiche (modal, micromodal, viscosa, nylon, etc), filati con prestazioni estetiche e tecniche specifiche, imbottiture 100% Seta con il nostro brevetto T.Silk. Piumoni, cuscini e topper imbottiti in seta T.Silk. Ricerca e sviluppo sono il nostro mantra quotidiano, per poter presentare sempre applicazioni e sfruttare al massimo il potenziale di performance della seta. La seta è una fibra che esiste e viene utilizzata da millenni, ma è stata sempre considerata fin dall’inizio, per il complesso ciclo produttivo e la scarsa disponibilità, una fibra esclusiva. La seta non è mai stata e mai sarà fibra da Fast Fashion, non può e non deve competere con fibre sintetiche ed artificiali, il loro prezzo e le politiche di marketing di massa.

Oggi il modello del Fast Fashion scricchiola, chi sta cercando di cambiarlo è chi in realtà lo ha creato. La vera sfida è un radicale cambiamento facendo i conti con un modello produttivo che abbia un impatto ambientale inferiore, come modello produttivo e come proposta di modello di consumo. Cresce la domanda di fibre e prodotti più validi per qualità e resistenza, e meno inquinanti in ogni fase della vita: dalla produzione, all’utilizzo, il lavaggio, il riciclo e lo smaltimento. “

Come ci ricorda Silvio, la seta si presta da sempre a rientrare in un sistema altamente circolare: essa racchiude al suo interno elementi dell’agricoltura (coltivazione del Gelso le cui foglie alimentano il baco – Bombyx Mory), zootecnia (allevamento del Baco da Seta per la produzione del bozzolo), industriale/artigianale (produzione del filo/fibra di seta). In ogni fase ogni sottoprodotto e scarto può essere e viene integralmente riutilizzato all’interno del sistema tessile o all’interno di altri sistemi.

“La stessa Fao ha portato ad esempio la Seta come progetto pilota per la Agroecologia; grazie alla componente agricola il sistema seta permette di sottrarre 730 kg di Gas Serra per ogni kg prodotto di fibra naturale ecologica (Central Sericulture Research and Training di Mysore, Srikantaswamy e Bindroo-Silk industry and carbon footprint mitigation). Il sistema del gelso risulta infatti strettamente legato ed interconnesso con il sistema seta. Un focus del simposio Fao è stato dedicato a una comunità di agricoltori Cinesi e alla gestione di un sistema produttivo serico: un territorio coltivato ad alberi di gelso, le cui foglie vanno ad alimentare bachi da seta, i cui rifiuti organici ed i cui scarti possono essere usati come fertilizzanti per gli stessi gelsi o per alimentare piccole produzioni di pescicoltura. Un sistema circolare che nel tempo incrementava la redditività dei lavoratori facendoli uscire gradualmente dagli iniziali livelli di povertà. Un altro programma, questa volta ONU, ha scelto la coltivazione del gelso e la bachicoltura per la seta come proposta migliorativa in sostituzione alle piantagioni di oppio in Birmania, ponendo in evidenza i maggiori ritorni economici che tale sistema risulta in grado di garantire rispetto ad altre attività, con un parallelo incremento del livello di conservazione del territorio e potenziale circolarità economica.

Un’ultima perplessità, per affrontare criticamente anche i dubbi legati a chi denuncia crudele il ciclo di produzione della seta.

“Entrare nel merito di questo argomento presuppone una conoscenza analitica della fibra di seta, dei metodi di coltivazione e della sua provenienza. A questo si deve aggiungere una necessaria visione che non sia legata ad un preconcetto. Ricordiamo innanzitutto che Cosetex lavora fibra discontinua, e non fa produzione di filato continuo.

Seta continua. la fibra di seta continua viene ottenuta a seguito delle operazioni di trattura e torcitura: i capi dei filamenti vengono abbinati e tratti dal bozzolo avvolgendoli in matasse di filamenti paralleli e, con la torcitura, si provvede a dare il numero di torsioni desiderato per metro.

Seta discontinua. La fibra di seta discontinua parte invece dai cascami di seta di filanda o di lavorazioni successive: ossia da tutte quelle fibre di seta vergine che non si prestano, per sole ragioni di tecnologia produttiva, ad essere lavorate con il sistema della filanda e da tutti i materiali in seta ottenuti quali residui da lavorazioni successive.

La produzione di seta a filo continuo di seta presuppone, affinché il bozzolo sia integro (non bucato dalla larva che fuoriesce tramite un buco nel bozzolo dopo essersi trasformata in farfalla), l’uccisione del baco. Questo è un dato.

Possiamo paragonarlo all’uccisione di vermi o lombrichi nel corso di ogni operazione di aratura di un campo?

Il lepidottero che produce la seta maggiormente utilizzata (Bombyx Mory) è un lepidottero addomesticato e selezionato da millenni di bachicoltura, incapace di vivere senza l’ausilio dell’uomo. Esiste una vasta bibliografia scentifica che testimonia come sia privo di sistema neurologico e come tale incapace di provare dolore. Una volta trasformato in farfalla vive solo poche ore per accoppiarsi e produrre le uova, se non venire ucciso immediatamente da predatori visto il suo colore bianco immediatamente individuabile.

La produzione di seta a filo discontinuo deriva da sottoprodotti di lavorazioni ed appunto, per il fatto di essere discontinua, non necessita della continuità del filo continuo e quindi del bozzolo integro e quindi del lepidottero ucciso. Si sono pertanto sviluppate una serie di produzioni che utilizzano i bozzoli cosiddetti sfarfallati,(dove la farfalla esce creando un buco nella parte alta del bozzolo), produzioni che partono da bozzoli utilizzati per la riproduzione (tagliati prima di giungere a maturazione per estrarre la larva falena viva), produzioni che utilizzano alcune tipologie di bozzoli che per loro caratteristica non completano (volutamente) il bozzolo e non sono utilizzabili per il filo continuo, produzioni da riutilizzo di cascami di seta o prodotti pre-consumo. Per completezza anche alcuni prodotti in seta discontinua derivano da sottoprodotti del filo continuo, ma certamente si tratta di un riutilizzo”.

In estrema sintesi, se è sempre vera l’equazione ‘SETA = filo continuo = uccisione del lepidottero’, non è sempre vera l’equazione ‘SETA = filo continuo’.

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