Nicola Lamberti, un boy scout nel mondo delle società benefit

Intervista al fondatore di Planeat, il servizio di delivery per una spesa senza sprechi

“Lasciare il mondo un po’ migliore di come lo si è trovato”. Questa frase di Robert Baden-Powell, ideatore ai primi del novecento del movimento dello scautismo, è una vera fonte di ispirazione per Nicola Lamberti, imprenditore e amministratore delegato di Alimentiamoci, società benefit che ha lanciato il servizio Planeat, un food delivery di cibo crudo o cucinato che ha l’ambizione di aiutarci a ridurre gli sprechi alimentari.

“In quel po’ che Baden-Powell ha inserito in quella frase c’è la chiave di tutto – mi dice Nicola in una video call nei giorni scorsi – c’è la chiave di un impegno individuale che ci possiamo prendere perché è fattibile. Quel po’ ci dice che il nostro apporto nel mondo, purchè sia positivo, va sempre bene, piccolo o grande, perchè dipende dalle nostre condizioni, da quello che possiamo fare in quel momento. Se togliamo quella piccola parola, il rischio vero è di crearci la scusa perfetta per non fare mai nulla, in quanto laddove l’obiettivo ci appare troppo alto si finisce per creare le condizioni per tirare i remi in barca e rinunciare“.

Coerentemente con questa filosofia, Alimentiamoci, la società benefit di cui Lamberti è cofondatore, è nata con la missione di creare un servizio che contribuisca a risolvere un problema molto importante come quello dello spreco alimentare, che in termini di impatto ambientale è un problema enorme, oltre a essere anche un’inefficienza economica.

“La nostra società è nata dalla volontà di un gruppo di persone che aveva già lavorato insieme e aveva la voglia di lavorare ancora insieme, e che condivideva dei valori. Il progetto è cominciato con un ‘perché’ non con un ‘cosa’: perché vogliamo fare qualcosa, cosa ci motiva? la scelta del cosa è stato un passaggio successivo. – racconta Nicola – Volevamo fare qualcosa di buono, non sapevamo dove o come, ma il punto era rimettere in gioco le nostre esperienze e competenze per il beneficio comune. Abbiamo riunito altre persone, ognuna con un suo percorso, interessi, competenze, chi in ambito alimentare, chi in ambito ambientale, da questo mix è venuto fuori Alimentiamoci, ma tutto è scaturito dal ‘perchè’, dalle motivazioni, è questo il vero collante tra persone che sostiene il progetto e che sarà il nostro motore per andare avanti. Non può essere che così, d’altro canto. Insomma, anche Martin Luther King se avesse inziato il suo famoso discorso dicendo ‘I have a plan’ anzichè ‘ I have a dream’, chi lo avrebbe seguito? Nessuno ha il desiderio di seguire il piano di un altro, ma il sogno sì, perché un sogno si condivide, un piano si esegue“.

Il team di Alimentiamoci è attualmente composto da circa 30 persone

“Alimentiamoci e Planeat non sono la mia idea, ma la somma, la fusione di tanti contributi di tante persone, nessuno escluso. Le persone sono la vera ricchezza. Per noi questo valore è molto importante e riteniamo fondamentale avere un ambiente di lavoro il più sereno e felice possibile, il più bello del mondo per noi oggi e per tutti gli altri che arriveranno. Se non fai questo quando stai creando una tua società, quando lo fai? Passiamo tanto di quel tempo al lavoro che se ci roviniamo quelle ore lì siamo imperdonabili”.

La collaborazione di tutte le persone è molto importante in questa società.

Che cos’è Planeat, il servizio di Alimentiamoci

Planeat è un nuovo modo di fare la spesa secondo criteri di sostenibilità per l’ambiente, per l’economia del territorio e per la salute. Attraverso un portale online, gli utenti possono ordinare piatti pronti o fare la spesa alimentare in modo semplice e veloce, partendo dalle ricette e ricevendo a casa tutti gli ingredienti pronti per la preparazione, pesati e divisi in contenitori compostabili: non si spreca cibo e non si producono rifiuti da packaging. Grazie a un sistema di pianificazione si possono ridurre sprechi di tempo ed energia, impattando sempre meno sull’ambiente. Lo stesso nome deriva da questo concetto: plan (pianifica) + eat (mangia), cioè pianifica ciò che mangi.

La società, quindi, ha un suo centro di produzione/distribuzione dove vengono preparati i cibi pronti e porzionati quelli crudi; e ha una rete di aziende che coltivano, allevano e producono materie prime e semilavorati nel territorio nazionale. La politica è di mantenere la filiera produttiva più corta possibile, cioè lavorare il più possibile con altre aziende dello stesso territorio.

Essere inclusivi per avere impatto

Tutto bello, ma i costi per gli utenti?

“Siamo maniacali con i costi, a volte facciamo anche dei test, facciamo la spesa in posti diversi, andiamo con una lista e prendiamo i prodotti che più si avvicinano per qualità ai nostri. Siamo sempre allineati, non siamo più cari di un qualunque supermercato a parità di qualità, che da noi è abbastanza alta. Siamo più cari del primo prezzo di un supermercato, ma siamo equivalenti (qualche volta inferiori) a parità di qualità”.

“Se noi riusciamo a mantenere dei costi bassi in questo nostro servizio, riusciamo a renderlo accessibile a tante persone, vogliamo fornire un servizio e dei prodotti di qualità ma non a un costo proibitivo, non solo per un’elite ma per molte persone”.

E’ in questo modo che possiamo avere un impatto positivo nella lotta allo spreco in casa, che è molto alto: la produzione di cibo è talmente costosa per il nostro pianeta, che non sprecarlo è un nostro preciso dovere. Questo non ha niente a che vedere con le nostre possibilità economiche, ma con il senso di responsabilità che ognuno di noi ha verso il pianeta, esattamente come ridurre i km percorsi con macchine inquinanti. Quanta più gente capirà questo e adotterà abitudini e sistemi contro lo spreco alimentare, tanto più grande sarà l’impatto sul pianeta“.

“Certamente anche le nostre tasche ne traggono giovamento: normalmente il 20-25% di quello che compriamo vien buttato, a volte prima ancora di essere cucinato, o quando è già cucinato. In soldoni: ogni 1000 euro di spesa alimentare ne buttiamo via per 250 euro”.

Alimentiamoci ha adottato un modello di organizzazione aziendale non gerarchico, chiamato Holocracy

Lamberti, prima di tutto l’amicizia

Nicola Lamberti non è alla sua prima avventura come imprenditore e manager, anche se il suo sogno da neolaureato era di insegnare.

“Sono laureato in fisica e lavoravo al CNR, un posto pubblico, ero felice, mi piaceva avere a che fare con la scienza, la matematica e insegnare era uno dei miei pallini, l’idea di fare impresa era molto lontana da me. Poi un amico carissimo mi ha coinvolto nella sua azienda e io in quel momento ho lasciato tutto quello che avevo per andargli dietro e aiutarlo, anche con una certa inconsapevole incoscienza visto che ero già padre di due dei miei 4 figli e mia moglie non lavorava! Certo, non sono un folle, ma sono una persona che vive in estrema semplicità, non mi sono mai interessati i lussi, non ho vizi costosi, mi interessa anche dare ai figli il giusto valore delle cose, sapevo che il minimo indispensabile per vivere non mi sarebbe mancato, così ho iniziato”.

La società in cui ha cominciato a lavorare Lamberti era 7pixel, un’azienda informatica, diventata famosa con il comparatore trovaprezzi.

“L’avventura in 7pixel è stata importante, anche allora ho sempre cercato di mettere al centro i valori e fare in modo che l’ambiente di lavoro fosse sereno e ognuno si sentisse valorizzato e coinvolto. Anche se quella avventura si è conclusa è rimasta un’esperienza incredibile nella mia vita, mi ha permesso di frequentare tante persone, e tutti sono stati maestri per me: io sono un curioso cronico, ho una curiosità immensa nelle altre persone, cerco di immaginarmi come guardano il mondo perché è certo che ognuno di noi lo guarda a modo suo e ha una visione parziale della realtà, solo dall’insieme di visioni può emergere un quadro più completo e sono affascinato da questo. Perciò io sono un bravo discepolo di chiunque mi trovo intorno, anche di un bambino”.

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