Rischio climatico in Europa, grazie a uno studio la mappatura precisa

Arriva la prima edizione del rapporto sullo Stato del Clima in Europa, uno studio realizzato grazie agli sforzi congiunti dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (World Meteorological Organization - WMO) con il Servizio per il Cambiamento Climatico di Copernicus (Copernicus Climate Change Service - C3S) dell’Unione Europea. Ora, ci saranno dati climatici più analitici, regionali, per stabilire il da farsi

“La società europea è particolarmente soggetta alla variabilità e ai cambiamenti climatici e proprio per questo, l’Europa è in prima linea nello sforzo internazionale di mitigare i cambiamenti climatici e sviluppare soluzioni innovative finalizzate all’adattamento al nuovo clima con cui i cittadini europei dovranno imparare a convivere”. Così afferma il Dr. Carlo Buontempo, Direttore del Servizio per il Cambiamento Climatico di Copernicus, a commento del nuovo rapporto sullo Stato del Clima in Europa dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale, realizzato congiuntamente con il Servizio per il Cambiamento Climatico di Copernicus dell’Unione Europea. “Man mano che i rischi e l’impatto del cambiamento climatico diventano sempre più evidenti nella vita di tutti i giorni, crescono giustamente anche la necessità e l’interesse verso l’intelligence climatica. Con questo rapporto intendiamo colmare il divario tra i dati e l’analisi per offrire informazioni scientifiche ma accessibili, utili alla presa di decisioni in tutti i settori e in tutte le professioni”.

Sui temi climatici esiste ancora del negazionismo, disinformazione e fake news, sebbene le trasformazioni del clima e gli eventi atmosferici estremi siano sotto gli occhi di tutti. In Italia, da gennaio a luglio 2022 si sono registrati in Italia 132 eventi climatici estremi, riporta Legambiente, allagamenti da piogge intense, trombe d’aria, esondazioni fluviali, grandinate, siccità prolungata, frane, temperature estreme in città e ondate di calore

Questa prima edizione del rapporto sullo Stato del Clima in Europa è frutto della collaborazione dell’Organizzazione metereologica mondiale con altri organismi internazionali e un network di esperti. In particolare la collaborazione è stata con il C3S – Copernicus Climate Change Service (Servizio per il Cambiamento Climatico di Copernicus) dell’Unione Europea, e il suo Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (ECMWF), che fornisce dati e strumenti di monitoraggio climatico molto avanzati a supporto della mitigazione, dell’adattamento al clima e di
iniziative come lo European Green Deal.

Copernicus è la componente del Programma Spaziale dell’UE, finanziato dall’UE, ed è il programma di punta di osservazione della terra, che opera su sei servizi tematici: Atmosfera, Marino, Terra, Cambiamento Climatico, Sicurezza e Emergenza. Copernicus fornisce agli utenti Copernicus fornisce agli utenti dati operativi liberamente accessibili e servizi informativi affidabili ed aggiornati, rispetto al nostro Pianeta e all’ambiente. Per approfondire, il loro sito.

E’ un rapporto importantissimo per fornire dati climatici analitici e informazioni coerenti con le esigenze specifiche di ogni regione. Una mappatura essenziale per costruire strategie di adattamento e mitigazione.

L’Europa si scalda più degli altri continenti

I dati raccolti dalle organizzazioni dicono che negli ultimi 30anni le temperature in Europa sono aumentate più del doppio rispetto alla media globale, il valore più alto di tutti i continenti del mondo. Il Vecchio Continente è quindi chiamato a fare uno sforzo enorme in questa crisi ecologica, non solo per un senso generico di responsabilità come parte del pianeta, ma più egoisticamente perché è tra le aree del mondo che vengono e verranno colpite più duramente dall’impatto del cambiamento climatico. Se la tendenza al surriscaldamento dovesse proseguire, infatti, il caldo eccezionale, gli incendi, le alluvioni e altre conseguenze del cambiamento climatico avranno un impatto devastante sulla società, sull’economia e sugli ecosistemi.

grafico che raffigura l'aumento delle temperature in europa dal 1900
Anomalia della temperatura media annuale per il periodo compreso tra il 1900 e il 2021 rispetto al periodo di
riferimento compreso tra il 1981 e il 2010 per la sola terraferma in Europa. Credit: UK MetOffice. A destra:
Anomalia media annua della temperatura superficiale dell’aria (°C) per il 2021 rispetto al periodo di riferimento
compreso tra il 1981 e il 2010. Dati: ERA5 reanalysis. Credit: Servizio per il Cambiamento Climatico di
Copernicus (Copernicus Climate Change Service/ECMWF)

Tra i più colpiti ci saranno i bambini: secondo l’Unicef, sono più vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico rispetto agli adulti, sia fisicamente sia psicologicamente. Quasi 125 milioni di bambini in Europa vivono in Paesi a rischio climatico.

Ecco perchè è necessario correre ai ripari, e per farlo con delle soluzioni efficaci, è necessario prima di tutto conoscere la situazione nel dettaglio, raccogliere e analizzare i dati, mappare i rischi, individuare relazioni tra fenomeni e prevedere possibili scenari. Il rapporto sullo Stato del Clima in Europa fornisce informazioni sul rischio climatico in Europa, sulle temperature in aumento, le ondate di calore terrestri e marine, gli eventi estremi, i modelli delle precipitazioni sempre più mutevoli e un progressivo scioglimento di ghiacci e neve.

“L’Europa restituisce l’immagine in diretta di un mondo che si sta surriscaldando e ci ricorda che anche le società più preparate non sono al sicuro dall’impatto che possono avere gli eventi meteorologici estremi. Quest’anno, così come nel 2021, vaste zone europee sono state colpite da ondate di calore e siccità di lunga durata, che hanno alimentato incendi. Nel 2021 inondazioni eccezionali hanno causato morti e devastazione”, commenta il Professor Petteri Taalas, Segretario Generale dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale.

Le temperature in Europa sono aumentate in modo significativo nel periodo compreso tra il 1991 e il 2021, a una media di circa +0.5 °C per decennio. Conseguentemente, i ghiacciai alpini hanno perso 30 metri di spessore dal 1997 al 2021. La calotta glaciale della Groenlandia si sta sciogliendo, contribuendo ad accelerare l’innalzamento del livello del mare. Nell’estate del 2021, la Groenlandia ha registrato uno scioglimento dei ghiacci e,
per la prima volta in assoluto, un episodio di precipitazioni sotto forma di pioggia nel suo punto più alto, presso la stazione Summit.

Nel 2021 gli eventi meteorologici e climatici ad alto impatto hanno causato centinaia di vittime, colpendo direttamente più di mezzo milione di persone e provocando danni economici superiori a 50 miliardi di dollari. Circa l’84% di questi eventi si riferisce a inondazioni o tempeste.

Le buone notizie

Gli studi e il monitoraggio della situazione climatica permette anche di capire se gli sforzi fin qui fatti hanno avuto qualche risultato. Alcuni Paesi europei hanno ottenuto ottimi risultati nella riduzione delle emissioni di gas serra, che sono diminuite in Unione Europea (UE) del 31% tra il 1990 e il 2020, mentre è stato fissato un obiettivo di riduzione netta del 55% per il 2030.
L’Europa è tra le regioni più avanzate nella cooperazione transfrontaliera in materia di adattamento ai cambiamenti climatici, in particolar modo per quel che concerne i bacini fluviali transnazionali. È tra i leader mondiali nell’offerta di sistemi d’allarme rapidi ed efficaci a protezione di circa il 75% dei suoi abitanti. Diversi Paesi europei hanno già adottato piani d’azione per contrastare gli effetti sulla salute del caldo estremo che hanno salvato molte vite.

Insomma, l’Europa lavora da un lato per frenare il peggio della crisi climatica ed ecologica, dall’altra per mettere in sicurezza i propri cittadini di fronte a cambiamenti che sono qui per restare, almeno per il prossimo futuro.

“Per quanto riguarda le azioni di mitigazione del cambiamento climatico, è necessario proseguire con un buon ritmo in ottica di riduzione delle emissioni di gas serra nel continente e si dovrebbe puntare ancora più in alto. L’Europa può svolgere un ruolo chiave nel raggiungimento di una società a zero emissioni di carbonio entro la metà del secolo e nel rispetto dell’Accordo di Parigi”, dice ancora il Professor Taalas.

La politica climatica è ovviamente il fondamento per portare avanti azioni concrete, le soluzioni ci sono, ma bisogna volerle. L’Europa è molto attiva su questo fronte: nel 2021, con la sua legge sul clima, ha reso la neutralità climatica e l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050 giuridicamente vincolanti in tutta l’UE, fissando come obiettivo intermedio la riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030.

Ma è anche vero che il pianeta è uno solo, gli sforzi solo del nostro Continente non bastano per scongiurare gli effetti più devastanti del cambiamento climatico, serve una strategia globale. E su questo ci dirà qualcosa di più quello che succederà alla COP27 di Sharm-el-Sheik.

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