Cop27, da dove partiamo e cosa ci aspettiamo

Sono ormai 27 anni che i governi mondiali cercano di 'fare squadra' e lavorare insieme per evitare l'irreversibile sconvolgimento dell'ecosistema naturale del nostro pianeta. Ci riusciranno? La COP27 potrebbe essere l'ultimo treno...

Dal 6 al 18 novembre in Egitto i si incontreranno rappresentanti di 197 Paesi per negoziare accordi e coordinate globali sul clima. COP27 sarà l’ultima chiamata per invertire davvero la rotta: da dove partiamo e cosa ci attendiamo da questo summit internazionale?

COP27 e i precedenti accordi sul clima

La sigla COP nasce dalle iniziali delle parole inglesi Conference Of the Parties, conferenza delle parti, ovvero degli Stati. Il prossimo novembre, in Egitto, saranno presenti a questa conferenza i rappresentanti di 197 governi del mondo. Si tratta di un appuntamento annuale, nato nel 1995 con la prima riunione mondiale chiamata COP1.

A partire da quella data, ogni anno i rappresentanti di Governi, organizzazioni, osservatori nazionali e internazionali, insieme ad esperti e lavoratori della stampa e dei media si riuniscono per stabilire accordi e comportamenti per rallentare ed adeguarsi al clima che cambia.

Negli ultimi anni, grazie ad internet e ai social network, i summit sul clima hanno avuto molta eco e sono stati molto discussi e criticati. Restano solo parole? O poi seguono anche i fatti?

Spesso ci si chiede se la conferenza ha avuto successo. Ognuno ha la propria risposta. I fatti contano, ma anche incontrarsi ogni anno e mettere sul tavolo risultati e obiettivi raggiunti, insieme a fallimenti e modifiche da apportare è di grande importanza per il mondo intero e per il futuro delle persone, dell’ambiente e del Pianeta.

Alcune delle COP precedenti hanno raggiunto buoni risultati e vengono spesso nominate perché rappresentano dei punti di riferimento che seguiamo tuttora. In pratica possiamo dire che hanno avuto successo.

I successi delle Conferenze sul clima

Dalla COP3, che si è svolta nel 1997 a Kyoto, abbiamo ottenuto il Protocollo di Kyoto, un insieme di accordi e target da seguire per ridurre le emissioni che alterano il clima. Un risultato raggiunto dopo un primo accordo del 1997 che ha posto le basi per nuovi obiettivi globali. Un esito importante, anche se non tutte le Nazioni presenti avevano firmato il testo finale.

La COP15 di Copenhagen è ricordata come un summit che ha avuto successo in quanto si è deciso di impegnarsi per limitare l’aumento della temperatura globale al di sotto di 2°C e di stanziare annualmente delle somme di denaro per aiutare le Nazioni più povere. Anche in questo caso COP15 viene ricordata come un successo, ma parziale, visto che i lavori sono stati interrotti senza ulteriori risultati.

Infine una COP che ha raggiunto importanti e decisivi risultati è COP21, svoltasi a Parigi, che resta nella storia come Accordo di Parigi sul clima del 2015. In quell’anno per la prima volta tutte le Nazioni presenti furono d’accordo sulla necessità di contenere le emissioni atmosferiche di anidride carbonica al di sotto di 1,5°C.

Da COP26 di Glasgow a COP27 di Sharm El-Sheikh

Il 2015 con la firma dell’Accordo di Parigi resta una data importante nella storia dei negoziati sul clima. Da quell’anno in poi, gli Stati hanno iniziato a lavorare su tre punti principali:

ridurre le emissioni di gas serra in atmosfera, GHGs

• fornire un supporto economico ai Paesi più poveri e a quelli situati in zone del mondo più a rischio di eventi climatici estremi

• raggiungere i target, gli obiettivi sul carbonio in due step successivi: 2030 e 2050.

Lo scorso novembre, a Glasgow, si è stabilito che l’Accordo di Parigi sul clima è un buon risultato, che gli impegni presi funzionano ma che occorre essere molto veloci e agire tempestivamente.

COP26 è stata molto criticata perché gli impegni presi sulla carta non sono sempre stati messi in pratica dagli Stati che hanno firmato gli accordi. In quell’occasione tutti i governi presenti si sono trovati d’accordo sul fatto che le Nazioni più ricche devono aiutare quelle più povere. Si è anche deciso di raddoppiare gli investimenti finanziari fino al 2025.

Per calibrare meglio il denaro investito, si è stabilito che ogni due anni si dovrà aggiornare questo programma di investimenti che è chiamato dagli addetti ai lavori col nome di Loss and Damage Finance Facilities.

A Glasgow, tutte le Nazioni si sono impegnate a rispettare i seguenti accordi:

• usare meno carbone

• mettere in atto impegni finanziari per per proteggersi e adattarsi al cambiamento climatico

• ridurre l’uso dei combustibili fossili fino ad eliminarli del tutto nel 2050 per contenere la quantità di anidride carbonica in atmosfera e quindi l’aumento della temperatura globale terrestre.

Nel 2021 eravamo nel mezzo di una pandemia e lo scenario mondiale sarebbe di nuovo cambiato qualche mese dopo. La guerra in Ucraina ha cambiato molte carte in tavola. I costi dell’energia e del gas hanno raggiunto livelli imprevisti, sono mancate materie prime essenziali quali il grano e i cereali e numerosi prodotti, dai fertilizzanti, ai metalli, alle terre rare sono meno disponibili.

Da un lato, sono stati fatti molti passi indietro sul clima, a partire dall’aumento dell’inquinamento atmosferico, delle acque e della terra nelle zone del conflitto.

A seguito del caro energia, molti Stati hanno ripreso ad utilizzare il carbone, andando contro i precedenti accordi sul clima, altri ancora continuano ad utilizzare ad alti livelli il gas metano e il petrolio, quei combustibili fossili che dovremo lasciare nel sottosuolo se vogliamo mitigare il cambiamento climatico.

D’altra parte, il caro energia ha spinto molti Paesi ad accelerare ancora di più nell’utilizzo delle fonti rinnovabili e nella costruzione di nuovi impianti.

Cosa ci aspettiamo da COP27?

Questo è il punto della situazione attuale a pochi giorni dall’apertura dei lavori in Egitto per COP27. Sarà un summit di successo? Raggiungeremo buoni accordi e soprattutto saremo in grado di metterli in pratica?

Il sito inglese Energy and Climate Intelligence Unit ha pubblicato un’interessante infografica con cinque punti chiave che ci aspettiamo da COP27.

Al primo punto: ottenere che le Nazioni ricche mantengano gli impegni presi verso i Paesi in via di sviluppo. Dalla finanza climatica, ai progressi sull’impegno per il Loss and Damage, ovvero fermare la perdita di natura, di servizi ecosistemici e di cultura collegata ai popoli.

Due sono gli impatti principali da affrontare:

Impatti a rapida insorgenza, come alluvioni improvvise

Impatti a lenta insorgenza, quali l’innalzamento del livello di mari e oceani.

Dagli Accordi del 2007, per arrivare agli obiettivi presi per il 2025, servono molti adattamenti e revisioni, che seguono il seguente principio generale:

“Prima fermiamo il cambiamento climatico causato dall’uomo, meno misure di adattamento saranno necessarie”.

Come secondo punto troviamo le promesse di riduzione del carbonio per allinearsi con la scienza e mantenere vivo l’obiettivo di non andare oltre un aumento di temperatura pari a 1,5°C. Anche in questo caso, serviranno strategie a lungo termine per arrivare al Net Zero Carbon nel 2050 e l’ideale sarebbe quello di dimezzare ogni anno le emissioni di CO2 in atmosfera da oggi al 2030.

Il terzo punto chiave che ci aspettiamo di vedere trattato in Egitto a COP27 riguarda il progresso e la tecnologia. Sono di aiuto nel contrastare l’aumento delle temperature globali a partire dalle linee guide sui crediti del carbonio, ma servono regole trasparenti, misurazioni comuni e dati per valutare i risultati ottenuti.

La quarta regola d’oro è: fare meglio e di più. Tutti siamo coinvolti nel cambiamento del clima, tutti dobbiamo agire, in ogni settore: le città, le regioni, il lavoro, gli investimenti.

Molto importante è il quinto punto chiave per andare verso COP27: non dimentichiamoci della natura.

La perdita di biodiversità è strettamente collegata ai cambiamenti climatici: a dicembre se ne parlerà durante la COP15 a Montreal, in Canada.

Ma un summit sul clima come COP27 non può tralasciare il discorso sulla natura. Temi importanti in agenda sono:

• includere accordi e azioni per arrestare la deforestazione

• diminuire il degrado del suolo

• inserire nei piani misure per usare meno carbonio in agricoltura

• aiutare la natura a ristabilirsi. In questo modo possiamo mitigare il cambiamento climatico grazie alle Nature-Based Solutions, soluzioni basate sulla natura.

I prossimi due mesi ci attendono due importanti summit internazionali sul clima e sulla biodiversità. I rappresentanti dei vari Paesi saranno in grado di affrontare le sfide che ci attendono? Raggiungeranno risultati concreti in modo da essere ricordati in futuro come summit di successo.

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