SDG 14: parliamo di mare

Ricopre il 70% del Pianeta, è una ricchezza, ma anche un ecosistema fragile e, potenzialmente, una minaccia: ecco perchè bisogna rispettare e proteggere il mare

Dall’aumento del livello dei mari provocato dallo scioglimento dei ghiacci, all’erosione delle coste, dall’aumento della temperatura media dell’acqua alle mutazioni a livello chimico passando per la pesca industriale e per l’inquinamento da plastica: sono molti i fenomeni che colpiscono i nostri mari, cambiando (e spesso danneggiando) gli equilibri della flora e della fauna marittime, con conseguenze nefaste su tutto il sistema, compreso quello economico. L’ultimo Rapporto speciale su oceano e criosfera dell’Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC) ha confermato queste tendenze allarmanti e le loro ripercussioni che si riflettono anche sulla popolazione umana, a partire dalle comunità costiere che più direttamente dipendono dal mare, ma non solo su di loro; e ha avvertito che, in assenza di misure globali a tutela della salute degli oceani, queste stesse tendenze non potranno che continuare a farsi sentire sempre di più sugli ecosistemi non solo marittimi, riversandosi innanzitutto sulla salute di tutti i viventi, compresi quelli che vivono sulla terraferma, dato il ruolo fondamentale di oceani e mari svolgono nella regolazione della temperatura e dell’ossigeno atmosferico.

Un decennio per cambiare rotta

Nonostante l’inestimabile valore del mare e, allo stesso tempo, lo stato spesso preoccupante dei nostri oceani, la ricerca in questo campo non riceve finanziamenti sufficienti a consentirne una conoscenza approfondita e a proporre soluzioni concrete, efficaci e di rapida attuazione ai problemi attuali. Anche per questo, poste di fronte all’urgenza, nel 2018 le Nazioni Unite hanno proclamato e annunciato ufficialmente l’avvio del Decennio delle scienze oceaniche per lo sviluppo sostenibile (2021-2030) con l’obiettivo primario di sostenere i Paesi membri dell’ONU a raggiungere l’Obiettivo 14 dell’Agenda 2030, dedicato proprio alla “Vita sott’acqua” e consistente nel “Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”; a favorire e coordinare la cooperazione internazionale nel campo delle scienze oceaniche in questo senso è la Commissione Intergovernativa Oceanografica dell’UNESCO. Il Decennio del Mare mira, quindi, a ricordare a tutti che l’oceano è culla di biodiversità, ossigeno, cultura e vita, per cui mantenere l’oceano in salute e invertire la sua rotta declinante è l’unica soluzione per un futuro sostenibile. Con particolare attenzione al periodo 2021-2030 nel quale è indetto, attraverso lo sviluppo di soluzioni innovative, basate sulla scienza, vuole facilitare un cambio di paradigma nella progettazione e nella divulgazione di conoscenze in ambito marino. 

In questo contesto, gli sforzi di divulgativi e informazione sul questo complesso ma fondamentale argomento si concentrano in particolare nel giorno dell’8 giugno, la Giornata Mondiale degli Oceani, proclamata in concomitanza con l’anniversario della Conferenza Mondiale su Ambiente e Sviluppo di Rio de Janeiro del 1992, il Summit della Terra, per riflettere sui benefici che gli oceani forniscono a tutti gli abitanti del Pianeta e, quindi, il dovere di questi ultimi, singoli e collettività, di interagire con gli oceani in modo sostenibile, per non compromettere il benessere delle generazioni future.

Insieme per il mare

Per raggiungere questi obiettivi entro il 2030 occorre un approccio multidisciplinare che attraversi tutti i settori nel campo delle scienze oceaniche, motivo per cui al centro del programma decennale non possono che esserci partenariati e cooperazione a livello internazionale, ma anche il coinvolgimento delle comunità indigene, spesso a più alto rischio a causa dei cambiamenti climatici. A livello locale, comunque, anche in Italia non possiamo ignorare il problema del delicato equilibrio dell’ecosistema marino e costiero. Venezia che sprofonda di 1-2 mm all’anno nelle acque è ovviamente la prima immagine a venire in mente quando si pensa a crisi climatica e mare, ma un Paese come l’Italia, circondato su tre lati dal mare, con i suoi 7.500 km di coste – oltre che colpito con particolare intensità dall’aumento delle temperature medie – è particolarmente esposto all’erosione delle coste, con 40 milioni di metri quadrati di spiagge scomparsi negli ultimi 50 anni e il 50% delle coste sabbiose attualmente soggetti a erosione. Il nostro rapporto con il mare è, in tutti i sensi, intenso e anche la nostra economia continua a esservi legata: motivo in più per non trascurare l’argomento.

Una delle città costiere che non possono fare a meno di occuparsi (e preoccuparsi) del mare – tanto più considerata la sua collocazione particolare, in un ecosistema unico, come abbiamo imparato da Shoreline – è Trieste, che in questi giorni è attraversata da una varietà di eventi organizzati nel contesto di MareDireFare – Festival dell’Oceano. Le attività del Festival, organizzato dal triestino Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale-OGS e Area Marina Protetta di Miramare assieme al Comune, sono varie – dalle letture a tema per bambini alle mostre fotografiche, dall’eco-percorso sul tema dell’inquinamento da rifiuti agli “aperitivi scientifici” – e proseguiranno fino al 10 giugno, abbracciando sia la Giornata Mondiale dell’Ambiente, in programma il 5 giugno, sia la Giornata Mondiale degli Oceani, occasione in cui si terrà una conferenza sulla rompighiaccio Laura Bassi.  

Tutti gli eventi, tanto quelli per adulti quanto quelli per bambini e ragazzi, sono improntati a un approccio interdisciplinare che coniuga nozioni scientifiche con un linguaggio accessibile e mezzi comunicativi diversi, per avvicinare davvero la cittadinanza al mare in un modo più sfaccettato e profondo delle domeniche alla spiaggia. Per guardare questo elemento, così fondamentale da ricoprire il 70% del nostro Pianeta, in un modo nuovo, più consapevole: per partire dalla conoscenza per cominciare davvero a proteggerlo. 

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