The Great Meltdown: i cambiamenti climatici raccontati da 3Bee

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I cambiamenti climatici sono sotto ai nostri occhi ogni giorno. “Dobbiamo sviluppare un ecosistema resiliente per difenderci da un futuro incontrollabile”: questo il messaggio principale che 3Bee vuole trasmettere attraverso “The Great Meltdown ”, la serie di film che racconta gli effetti devastanti degli eventi climatici estremi.

Milano, tutte le città e ogni singolo territorio devono fare i conti con i danni del cambiamento climatico in atto. Oltre ad invertire la rotta, a rallentare i danni che ormai sembrano incontrollabili, cosa possiamo fare?

The Great Meltdown è un termine che può essere tradotto con il grande crollo o il grande collasso, quello a cui andiamo incontro a causa del clima che cambia. Ma anche il grande scioglimento, se pensiamo alla fusione sempre più massiccia dei ghiacci dell’Artico e di quelli delle nostre montagne italiane.

The Great Meltdown è anche una serie di docu-film che racconta gli effetti devastanti degli eventi climatici estremi prodotta da 3Bee, azienda che si occupa di biodiversità e in particolare di api.

All’inizio di ogni episodio, Niccolò Calandri, CEO di 3Bee, pronuncia la frase riassuntiva, quella che vuole dare un indirizzo a tutte le nostre azioni:

“Dobbiamo sviluppare un ecosistema resiliente per difenderci da un futuro incontrollabile”.

Tra i vari episodi della serie, tre riguardano le città e gli eventi estremi che le hanno colpite in questi ultimi mesi: le isole di calore in una metropoli come Milano, la disastrosa alluvione dello scorso maggio in Emilia Romagna e le grandinate estreme avvenute nell’estate 2023 in Friuli Venezia Giulia.

Questi eventi ci insegnano che dobbiamo proteggere gli ecosistemi per vivere in un ambiente sano perché andiamo incontro ad un futuro sempre più difficile da prevedere e controllare.

Milano e le isole di calore

Milano è una città dal colore grigio. Le aree verdi a Milano sono davvero poche se paragonate a quelle di altre città europee e ad altre città italiane come Roma o Napoli. Come viene ricordato nella prima puntata di The Great Meltdown 2, l’80% della città di Milano è coperto da isole di calore; solo il 13% del suolo è adibito a parchi, giardini o prati.

Tutto il resto è asfalto, cemento o ferro. Questi materiali prodotti dall’uomo, non naturali, assorbono la radiazione solare e la diffondono, diffondono calore.

3Bee ha fatto un interessante esperimento: ha sovrapposto la piantina della città a quella delle isole di calore. Il risultato è impressionante. Tra le due mappe, in corrispondenza delle aree verdi, d’estate le temperature arrivano ai 30°C, mentre nelle zone rosse la scorsa stagione estiva si sono toccati anche i 40-45°C. Una differenza pari anche a 10°C che sta rendendo Milano, come molte altre città italiane, invivibili a causa del calore estremo.

Le isole di calore aumentano la temperatura a terra e sono diversi i fattori che concorrono insieme a rendere la situazione sempre peggiore: il caldo torrido, i cambiamenti climatici e gli eventi estremi. Un mix sempre più difficile da gestire e controllare.

Il team di 3Bee ha voluto stilare una classifica delle tre zone di Milano più coinvolte dall’aumento delle temperature estive, il podio di un ipotetico premio destinato alle isole di calore milanesi 2023.

Al terzo posto troviamo la zona di Lambrate-Rubattino. Con i suoi palazzi e spazi commerciali, la temperatura al suolo è molto elevata, ma con un certo grado di mitigazione grazie al fiume che la attraversa.

Al secondo posto a pari merito ci sono i quartieri di Greco e Dergano. Gli scambi ferroviari e i numerosi capannoni inutilizzati fanno di queste zone delle pericolose isole di calore.

Il primo posto della classifica delle isole di calore di Milano 2023 è andato al quartiere Calvairate: tra l’ortomercato, i cantieri, le aree abbandonate, la temperatura dell’asfalto è sempre vicino ai 40°C: una variazione termica di ben 10 gradi rispetto alla media milanese.

Cosa possiamo fare per migliorare la resilienza climatica della città di Milano e di ogni città in generale? Piantare più alberi e gestire bene e concretamente il verde urbano.

3Bee ha lanciato un’importante iniziativa che consiste nella creazione di 10 Oasi della Biodiversità tra Milano e la sua provincia. L’obiettivo delle Oasi è di ricreare habitat per gli insetti impollinatori, assorbire CO2, migliorare la qualità dell’aria e ridurre l’effetto isole di calore.

Oasi della biodiversità

Un altro interessante progetto riguarda la creazione di piccole oasi in città nelle rotonde stradali. Se conosci una rotonda stradale incolta o arida, puoi segnalarla a 3Bee per farla diventare una piccola ma importante oasi di biodiversità cittadina.

Come le città affrontano gli eventi climatici estremi: grandinate e trombe d’aria

Un altro primato, del quale avremmo fatto volentieri a meno, è arrivato a noi la scorsa estate in seguito ad un evento estremo. Si tratta del chicco di grandine del diametro più grande registrato in Europa: 19 centimetri di diametro per un peso di circa un chilogrammo.

Se ne parla nella puntata di The Gran Meltdown 2 dedicata alle grandinate estreme. Il chicco di grandine è caduto nel Comune di Mortegliano, in Friuli Venezia Giulia, lo scorso 21 luglio. La tromba d’aria che ha devastato Milano e la sua provincia si è spostata in questa zona e ha causato numerosi danni anche qui in soli cinque muniti di forte grandine.

Questo fenomeno estremo è legato ad un nome che prima d’ora conoscevamo poco: le supercelle. Una supercella si forma quando si incontrano masse di aria calda e fredda. Il Mar Mediterraneo si sta scaldando troppo e troppo velocemente: più di due gradi rispetto alle medie storiche, ci dicono i dati. L’acqua evapora molto più velocemente di prima e incontra l’aria fredda del nord: dal Nord Europa arrivano cicloni freddi che danno origine alle supercelle.

Nella quarta puntata di The Great Meltdown 2 si fa riferimento ad un dato preoccupante: la frequenza dei fenomeni estremi triplicherà nei prossimi anni (dato NOAA, National Severe Storms Laboratory).

Nella Pianura Padana la grandine della scorsa estate ha distrutto muri, case, pannelli solari e ha provocato gravi danni al settore agricolo e alle coltivazioni.

Come ci racconta Niccolò Calandri, CEO di 3Bee, sembra che la nostra Pianura Padana stia diventando simile alla zona americana della Tornado Alley, un’area al centro degli Stati Uniti dove si scontrano i venti freddi e secchi del nord, dal Canada, e l’aria umida dal Golfo del Messico e si originano così delle supercelle che provocano grandinate, tornado ed uragani.

Cosa possiamo fare? Occorre agire concretamente e velocemente per prepararci ad affrontare gli eventi sempre più estremi che il cambiamento climatico sta portando con sé.

The Good In Town è un magazine nato a Milano e osserva da vicino quello che avviene in città e nell’area metropolitana che la circonda. Ho chiesto a Niccolò Calandri, CEO di 3Bee, due azioni concrete che Milano in particolare, ma anche ogni altra città italiana può fare per dare forma alla frase che accompagna tutti i video di The Great Meltdown 2: “Dobbiamo sviluppare un ecosistema resiliente per difenderci da un futuro incontrollabile”.

Ecco cosa ci ha risposto Niccolò:

“Per contrastare la perdita di biodiversità nelle aree urbane abbiamo innanzitutto bisogno di un piano di biodiversità mirato, scientifico e oculato: solo in questo modo possiamo diventare resilienti alle forme più avverse del clima che subiremo nei prossimi anni e favorire il ritorno della natura nelle nostre città.

La gestione del verde deve essere considerata non più in ottica di riduzione dei costi, limitandosi all’erba e alle rose per i nostri spazi verdi, ma deve essere concepita come una gestione ecosistemica che possa portare valore in termini di depurazione dell’aria – dalle polveri e dagli inquinanti – drenaggio delle acque, riduzione dell’effetto isole di calore.

Le rotonde, le aiuole, i parchi e in generale gli spazi verdi possono essere ripensati in quest’ottica. Inoltre, i Comuni possono attivarsi nella ricerca di sponsor aziendali, per ottenere un supporto anche dal punto di vista economico. In 3Bee siamo già attivi in questo senso nella città di Milano, con diversi sponsor locali che riconoscono l’importanza di rigenerare la biodiversità urbana con progetti tangibili e misurabili.”

Fonte: The Great Meltdown

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