132 anni per raggiungere la parità di genere a livello globale

Il Global Gender Gap Index registra un rallentamento dei progressi negli ultimi due anni, il Goal 5 mancherà l’obiettivo al 2030. L’ambito Stem è l’ambito dove si concentrano le maggiori sfide e opportunità.

Non vi è, nell’ambito della gestione della città, alcuna occupazione che sia propria della donna perché è una donna, né dell’uomo perché è un uomo: le doti naturali sono parimenti disseminate in entrambe queste forme di vita.

Platone, La Repubblica, V libro

Era il 400 a.C, quando Platone, nel delineare la concezione di società giusta, ne ‘La Repubblica’ tocca anche il tema femminile, sostenendo che una città possa definirsi giusta soltanto nel momento in cui alle donne vengano riconosciute le stesse identiche capacità degli uomini. Il filosofo vuole dimostrare che la natura umana femminile è in grado di condividere praticamente tutti i compiti del genere maschile; a cambiare nei vari individui è soltanto l’inclinazione.

Il Global Gender Gap Index

Quasi 2550 anni dopo, il Global Gender Gap Report 2022 del World Economic Forum, afferma che, al ritmo attuale, ci vorranno 132 anni per raggiungere la parità di genere a livello globale. Il Global Gender Gap Index viene regolarmente misurato su quattro direttrici – empowerment economico, livello di istruzione, stato di salute ed empowerment politico – e fornisce a tutti i Paesi un quadro d’azione per aree strategiche, che richiedono sforzi e risorse per affrontare la disuguaglianza di genere. L’indice è stato lanciato nel 2006, ma nei sedici anni successivi il divario di genere è diminuito solo del 4%.

COVID-19 e altri shock congiunturali, hanno negli ultimi due anni rallentato o addirittura invertito alcuni progressi precedenti e tra il 2020 e il 2022, il tempo previsto per raggiungere la parità è passato da 100 a 132 anni. L’uguaglianza di genere nel 2022 è tornata infatti ai livelli del 2016, portando il V obiettivo di Sviluppo Sostenibile, l’uguaglianza di genere entro il 2030, ancora più fuori portata.

I progressi sono lenti e le disuguaglianze di genere perdurano in famiglia, nel mondo del lavoro e a livello di retribuzioni, nelle posizioni dirigenziali e nella partecipazione alla vita politica e istituzionale. Difficile entrare nel mondo del lavoro, complicato raggiungere posizioni di leadership e conservare i ruoli raggiunti.

Resistono pregiudizi nei confronti delle donne, non in termini di diversità, ma considerando una fragilità innata che le rende inadatte al comando, poco capaci a sopportare le pressioni lavorative connesse ad incarichi prestigiosi. Uno degli obiettivi primari è proprio quello di sfatare tutta una serie di stereotipi.

Agenda 2030: il Goal 5

Nella sezione dedicata al Goal 5, di ASviS (Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile), Andrea de Tommasi ci conferma che “nel mercato del lavoro le donne continuano ad essere sottorappresentate, in particolare nel settore della tecnologia, e scarsamente retribuite. Innovativo l’approccio rappresentato dal gender procurement (Dl. 77 del 2021) nei bandi di gara che riguardano i progetti finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Un passaggio importante è stato il provvedimento che ha previsto l’introduzione della “certificazione di genere” (Legge 162/2021) e il via libera alle Linee Guida per la certificazione della parità di genere nelle imprese. Positiva anche l’attivazione del fondo per l’imprenditoria femminile a supporto dell’occupazione delle donne. Servono misure più efficaci per eliminare ogni forma di violenza sulle donne, a partire dalla piena attuazione della Convenzione di Istanbul. Un risultato importante è l’approvazione del Piano nazionale contro la tratta e il grave sfruttamento degli esseri umani 2022-2025, mentre in merito alla legge 53/2022 (disposizioni in materia di statistiche in tema di violenza di genere) si segnala la necessità di estendere le statistiche sulla violenza alle donne con fragilità. Lievi miglioramenti per quanto riguarda la condivisione delle responsabilità assistenziali tra uomini e donne, come l’aumento strutturale del congedo di paternità retribuito obbligatorio a dieci giorni (D Lgs. 105/2022) esteso anche ai lavoratori del settore pubblico, ma la misura è ancora largamente insufficiente. Rimane aperto il tema del monitoraggio della strategia nazionale sulla parità di genere approvata a giugno 2021 e dell’applicazione del bilancio di genere nelle pubbliche amministrazioni.”

infografica asvis
Fonte: Asvis

La necessità di raggiungere l’empowerment femminile

Ancora oggi molte donne si pongono obiettivi meno ambiziosi di quanto potrebbero permettersi, o li abbandonano strada facendo, perché spesso, senza rendersene conto, sono influenzate da elementi culturali e stereotipi che le limitano o perché sono condizionate da bassa autostima, esperienze negative pregresse o da ostacoli nell’avanzamento di carriera.

Secondo lo studio Progress on the Sustainable Development Goals: The gender snapshot 2022, complici le crisi globali (pandemia, guerre, crisi climatica), sta peggiorando la vita di donne e ragazze nei redditi, nella salute, nell’istruzione, nel mondo del lavoro e nella sicurezza. Il documento analizza e presenta i risultati dell’impegno sulla parità di genere per tutti i 17 obiettivi dell’Agenda 2030, sottolinea le interconnessioni tra gli obiettivi, l’apporto sostanziale che l’uguaglianza di genere svolge nel guidare il progresso attraverso gli SDG e il ruolo centrale delle donne e delle ragazze nel percorso da seguire.

Cos’è l’empowerment femminile

L’Istituto europeo per la Parità di genere (Eige) sottolinea che quando si parla di empowerment femminile si fa riferimento a cinque fattori:

1. Il senso di autostima delle donne;

2. Il loro diritto di fare e determinare scelte;

3. Il loro diritto di avere accesso a risorse e opportunità;

4. Il loro diritto di decidere della propria vita, sia fuori che dentro casa;

5. La loro capacità di influenzare la direzione del cambiamento sociale per creare un sistema più giusto ed inclusivo.

Sfide che dobbiamo affrontare per migliorare la condizione delle donne e andare verso un futuro più promettente con tutti i mezzi disponibili, per elevare lo status delle donne attraverso l’istruzione, la sensibilizzazione, l’alfabetizzazione e la formazione.

L’innovazione tecnologica migliorerà la situazione femminile

L’ambito Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) è il settore in cui si concentrano le maggiori sfide del futuro. L’84% dei datori di lavoro ha in programma la digitalizzazione dell’azienda e il 50% l’automazione di alcuni settori (The Future of Jobs Report, 2020, World Economic Forum). Nei prossimi anni si assisterà a una domanda crescente e trasversale di competenze digitali da parte delle imprese e della pubblica amministrazione, che si stima porterà a oltre 2,1 milioni di occupati entro il 2026. Favorire la presenza femminile nella formazione settoriale, sarà cruciale per assottigliare la disparità di genere in ambiti in cui si apriranno maggiori opportunità lavorative.

Tra il 6 e il 17 marzo 2023 si terrà la LXVII sessione della Commissione sulla condizione femminile delle Nazioni unite, a New York. “Innovation and Technological Change and Education in the Digital Age to Achieve Gender Equality and Empowerment of All Women and Girls” si concentrerà proprio sull’innovazione e il cambiamento tecnologico, e sull’educazione nell’era digitale per raggiungere la parità di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze.

La Commission on the Status of Women (CSW) è il principale organismo intergovernativo globale dedicato esclusivamente alla promozione dell’uguaglianza di genere e all’empowerment delle donne. Ha un ruolo fondamentale nel promuovere i diritti delle donne, nel documentare la realtà delle vite che queste vivono e nel definire gli standard globali sull’uguaglianza di genere e l’empowerment.

La parità delle cittadine e dei cittadini è tra i principi che radicalmente fondano la vita democratica della nostra Repubblica, uno straordinario motore di crescita, uno dei capisaldi più rilevanti e urgenti dell’agenda di sviluppo e progresso dei Paesi, ed è anche tra le mete verso cui la nostra democrazia, per poter dirsi compiuta, è continuamente chiamata a muoversi. Da oltre duemila anni.

In copertina: donna iraniana di Qom, che indossa hijab, diventato il simbolo della repressione femminile. Un pensiero alle donne iraniane e a tutte quelle nel mondo che ancora non vedono riconosciuti i diritti primari di vita, libertà, istruzione, autodeterminazione.

Foto di Javad Esmaeili

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